Nipponica 2005 Bologna

Il teatro Kabuki

Il kabuki è una delle arti drammatiche tradizionali del Giappone. La sua origine risale alla fine del XVI secolo e, grazie ad una continua evoluzione, è giunto ora ad uno stato di perfezione classica. Sebbene non sia fiorente come una volta, il teatro kabuki conserva una grande popolarità e attira ancora un pubblico piuttosto numeroso.

Il maggior sviluppo del kabuki si ebbe durante il periodo Edo (1600-1867), quando la distinzione fra la classe dei samurai e il resto della popolazione era più rigida che in qualsiasi altro periodo della storia giapponese. L'arte del kabuki era coltivata particolarmente dai mercanti di allora, i quali erano diventati sempre più potenti economicamente, ma rimanevano socialmente inferiori, poiché non appartenevano alla classe dei nobili.
Per essi il kabuki rappresentava forse un potente mezzo artistico per esprimere i loro sentimenti e le loro emozioni alla luce di queste circostanze. E' questa la ragione per cui i temi fondamentali dei drammi erano sopratutto i conflitti esistenti tra l'umanità e il sistema feudale ed è sopratutto merito di questa componente umana dell'arte se questa forma di teatro ha guadagnato una così durevole popolarità in quel tempo e continua ad averne oggi.
Un aspetto caratteristico del kabuki è il fatto che non vi sia nessuna attrice. Tutte le parti femminili sono interpretate da attori chiamati "onnagata". Tuttavia bisogna ricordare che in origine il kabuki era interpretato principalmente da donne.
In seguito, però, poiché con la crescente popolarità, numerose attrici cominciavano ad essere l'oggetto di troppe attenzioni da parte degli ammiratori le autorità, pensando che questo fenomeno avrebbe portato ad una grave corruzione tra il pubblico, nel 1629 bandirono ufficialmente le donne dalle scene teatrali.
Comunque, poiché il kabuki come forma artistica era gia gradita al pubblico, subentrarono immediatamente gli uomini che continuano a rappresentarlo ancora oggi. Il bando delle donne dalle scene durò effettivamente per circa 250 anni, e in questo periodo il kabuki perfezionò l'arte dell'onnagata. Così, quando l'interdizione fu tolta, non vi era comunque più posto per le attrici; anzi, l'onnagata era diventato elemento essenziale di questo genere teatrale, che avrebbe rischiato di perdere per sempre la sua qualità tradizionale, se privato di esso.
Un'altra importante caratteristica è il fatto che il kabuki ha riunito in sé tutte le forme precedenti del teatro giapponese. Tra le arti tradizionali da cui ha tratto le proprie tecniche sceniche e il proprio repertorio, in primo piano vi sono il teatro nou e il kyougen.
Oggi il numero dei giapponesi che ama il nou è di gran lunga inferiore a quello di coloro che prediligono il kabuki, anche se va tenuto presente che la maggior parte del repertorio del kabuki che gode di vasta popolarità è tratto o ispirato a drammi nou.
Un altro genere teatrale cui il kabuki si è ispirato è il teatro delle marionette (bunraku), il cui sviluppo è parallelo al primo kabuki. Poiché però nel kabuki si dava maggiore importanza all'attore che ad altri aspetti artistici, quale ad esempio il valore letterario dell'opera, durante il XVII secolo alcuni grandi scrittori, ivi compreso Chikamatsu Monzaemon (1653-1724), hanno abbandonato il kabuki a causa del predominio dei suoi attori e si sono dedicati al teatro delle marionette, dove il loro genio creativo poteva svilupparsi senza restrizioni di sorta.
Di conseguenza ci fu un periodo in cui le marionette furono preferite agli attori e il bunraku divenne più popolare del kabuki. Per porre rimedio a questa situazione, il kabuki ha cominciato a trarre dal bunraku la maggior parte dei suoi drammi. Così oggi più della metà delle opere classiche del kabuki, se si eccettua un gruppo di danze drammatiche, proviene dal bunraku.
Un ultimo esempio della tendenza del kabuki a riunire in sé tanti elementi diversi giunse alla fine del XIX secolo con l'introduzione in questa forma di arte di un certo realismo letterario.
Prima della nascita del kabuki, il popolo giapponese non aveva mai conosciuto un teatro così straordinario, così ricco di colore e fascino, che difficilmente altri teatri al mondo hanno forse potuto superare.

Repertorio
Nel repertorio tradizionale del kabuki vi sono circa 300 opere. A queste, in tempi recenti, ne sono state aggiunte delle nuove, scritte da autori non direttamente collegati a questo tipo di teatro. In passato, invece, i drammi venivano scritti quasi esclusivamente dai drammaturghi del teatro stesso.
I drammi possono essere divisi in tre categorie a seconda dell'argomento e dei personaggi:

Danza drammatica
(Shosagoto). In questo tipo di dramma, in cui gli attori quasi esclusivamente danzano con l'accompagnamento della musica vocale e strumentale, viene raccontata in genere una storia completa; talvolta, però, si tratta solo di danze frammentarie. Molti drammi di questo tipo traggono le loro origini dal nou e dal kyougen.

Dramma storico
(Jidaimono). Opere che rappresentano fatti storici o racconti drammatizzati di guerrieri o nobili. Molte di esse sono tragedie austere, alleggerite soltanto da dei momentanei sprazzi di comicità. I testi sono prevalemtemente tratti dal bunraku. Agli eroi di questi drammi si chiede di fare i più grandi sacrifici, come nel caso dei protagonisti di "Chushingura", uno degli adattamenti più noti di un'opera del bunraku, in cui si racconta la storia di 47 ronin.

Dramma familiare
(Sewamono). Opere che rappresentano la vita delle classi povere. Il dramma familiare è essenzialmente una storia realistica, tuttavia non è raro vedere opere in cui la recitazione e la messa in scena danno un effetto di irrealtà, poiché vengono accentuati aspetti superficiali quali l'elocuzione e i colori piuttosto che la consistenza logica della trama.
Per quanto riguarda l'origine, le opere possono essere classificate nei tre seguenti gruppi:

Opere adattate dal nou e dal kyougen.
Un gran numero di danze comiche è stato tratto, come già si è detto, dal kyougen. Le danze di argomento più serio sono, invece, state tratte dal nou. Esse sono caratterizzate da un'estrema grazia e dignità che riflette la nobile atmosfera delle origini. La scenografia deriva direttamente dal teatro nou e consiste in un solo pannello di fondo in cui è raffigurato un vecchio pino e in due quinte laterali su cui è dipinto un bosco di bambù.

Opere
adattate dal bunraku. Questi drammi, il cui testo è rimasto in gran parte quello delle origini, sono ancora rappresentati nello stile particolare del teatro delle marionette. Un cantore con il suo accompagnatore si siede a destra della scena, su un palco visibile a tutti gli spettatori, ma contrariamente al teatro delle marionette, in cui tutto il testo viene recitato e cantato dal cantore, qui sono gli attori a pronunciare le battute del dramma, mentre al cantore viene lasciata solo la parte narrativa e descrittiva.

Opere scritte appositamente per il kabuki. Questi drammi sono stati scritti esclusivamente per il kabuki e tra essi vi sono opere di considerevole valore artistico.

Recitazione
La bellezza della forma, uno dei principi estetici fondamentali su cui si fonda l'arte del kabuki, è più efficacemente messa in evidenza dalla recitazione, l'aspetto più importante di questo teatro.
Quando un attore di kabuki si prepara per un ruolo di un'opera classica, è usanza che cominci con lo studiare lo stile perfezionato dai suoi predecessori. Questo stile, anche se in origine era destinato a produrre un effetto realistico, con il passare del tempo è diventato estremamente stereotipato e simbolico.
E' così che anche in un dramma realistico i gesti, persino i più insignificanti, si avvicinano spesso più alla danza che alla recitazione e quasi tutti i movimenti sono accompagnati dalla musica.
Vi sono numerosi casi in cu il simbolo è spinto ad un tale grado di astrazione che l'azione stereotipata del personaggio non è più attinente ad un'interpretazione razionale della parte, né in diretto rapporto con essa.
Una speciale tecnica del kabuki, conosciuta con il nome di "mie", si accorda meglio forse con questo principio di bellezza della forma. Essa viene impiegata in alcuni momenti culminanti o alla fine di un dramma classico dall'attore principale che assume per un attimo una posizione che può definirsi pittoresca e tiene lo sguardo fisso incrociando gli occhi. In tal modo si mette in rilievo la tendenza del kabuki a dare grandissima importanza alla bellezza statuaria.
L'aspetto formale si rileva anche nella parte vocale della recitazione. In un'opera essenzialmente realistica che tratti un soggetto di vita quotidiana, il discorso non è naturalistico, ma denota una certa idealizzazione dell'elocuzione. In particolare, i lunghi monologhi hanno una cadenza seducente, trovandosi a metà strada tra un canto e una normale conversazione.
Questo aspetto si nota ancora di più quando i dialoghi e i monologhi sono recitati, come spesso avviene, con l'ausilio dell'accompagnamento musicale. In questo modo si rende l'azione scenica più ritmica e i movimenti assomigliano sempre più ad una forma di danza.

Colori
Un'altra caratteristica fondamentale del kabuki è la sua bellezza spettacolare. Le sue scene, i costumi e i trucchi, infatti, sono generalmente conosciuti negli ambienti teatrali come i più variopinti e stravaganti del mondo.
Si potrebbe anche dire che la popolarità odierna del kabuki sia dovuta alla sua bellezza pittorica. Gli spettatori infatti possono trarre pieno godimento dal meraviglioso spettacolo dato dall'accostamento dei colori che si presentano davanti ai loro occhi, anche quando non sono particolarmente attratti dalla trama del dramma rappresentato.

Musica
La musica è parte integrante dell'arte del kabuki. Vari sono gli strumenti musicali adoperati sia per accompagnamento che indipendentemente, ma il principale è senza dubbio lo shamisen, strumento a tre corde, simile alla balalaika, che si suona con un plettro.
Quando il sipario si apre sulla scena di un dramma, sia esso storico o familiare, la musica comincia a dare vivacità all'atmosfera, altrimenti inanimata, della scena. I musicisti stanno nell'angolo sinistro del palcoscenico, nascosti alla vista del pubblico. La musica serve da sottofondo a tutta la rappresentazione; annuncia l'entrata in scena del protagonista, il quale agisce e recita sempre con il suo accompagnamento.
Nel caso di una danza drammatica, invece, i musicisti sono visibili agli spettatori e la musica assume un ruolo dominante.
La musica del kabuki viene classificata, a seconda della scuola cui appartiene, in circa dodici categorie. Tra di esse, quelle maggiormente in voga oggi sono "nagauta", "tokiwazu", "kiyomoto" e "gidayu"; quest'ultima viene utilizzata sempre nei drammi tratti dal bunraku.
A parte la musica, nelle rappresentazioni di kabuki vengono adoperati vari tipi di effetti acustici. Il più particolare tra questi è senza dubbio il suono di due bacchette di legno che, ripetuto ritmicamente, segnala l'apertura e la chiusura di un dramma; esse vengono usate anche come strumento a percussione durante la rappresentazione.

Teatro e scena
I teatri del kabuki in Giappone vengono costruiti oggi, senza eccezione, nello stile occidentale per quel che concerne l'edificio e le attrezzature sceniche, ma hanno mantenuto alcune caratteristiche tradizionali:
Hanamichi (passerella fiorita). Si tratta di un passaggio che collega il lato del palcoscenico con il fondo della sala attraverso la parte riservata agli spettatori, all'altezza delle loro teste. E' in pratica un'altra via per l'entrata e l'uscita degli attori, oltre a quelle già esistenti ai due lati della scena. Tuttavia l'hanamichi non serve solo come passaggio, ma è parte integrante del palcoscenico: su di esso, infatti, all'atto di entrare o uscire, gli attori spesso eseguono alcune delle scene chiave della rappresentazione.

Mawari butai (scena girevole). Inventato per la prima volta in Giappone, circa 300 anni fa, questo dispositivo fu più tardi introdotto all'estero. Permette di cambiare scena molto rapidamente senza interrompere l'azione.
Proscenio. E' più basso e più largo di quello dei teatri americani ed europei. Il palcoscenico ha la forma di un lungo rettangolo, invece di quella quasi quadrata degli altri teatri. Il sipario è di cotone a strisce di colore rosso scuro, verde e nero e non viene tirato su come in molti teatri occidentali, ma si apre lateralmente.

Attori
Ciò che più distingue il kabuki dalle altre forme drammatiche è forse la grande importanza che esso dà agli attori. La maggior parte delle opere classiche di questo teatro è stata scritta da drammaturghi legati ai vari teatri. Di conseguenza gli autori dei drammi erano pienamente consapevoli della qualità e delle debolezze di ogni attore, come pure delle loro preferenze e perciò hanno cercato di scrivere opere che mettessero in risalto il valore e il talento di questi attori. Questi ultimi, poi, considerando i drammi come un mezzo pe mettere in mostra le loro capacità drammatiche, non di rado cambiavano le battute e la trama, a seconda del loro temperamento.
In ultima analisi, tuttavia, dobbiamo ammettere che il successo del kabuki si deve essenzialmente alla bravura degli attori, cui del resto si chiede un grande impegno. Infatti, poiché l'arte drammatca del kabuki si basa su una speciale forma di rappresentazione, ciascun attore deve sostenere una speciale preparazione. Questo comporta che chi aspiri a diventare attore del kabuki debba cominciare la preparazione sin dall'infanzia, e tale preparazione dato il carattere di questa forma di teatro, che può essere considerato come una sorta di dramma musicale, deve comprendere anche la danza e la musica tradizionale giapponese.
Degno di nota è il fatto che gran parte della tecnica drammatica del kabuki non può essere acquisita senza l'aiuto delle esperienze fatte dagli attori dei tempi passati e trasmesse da padre in figlio. Di conseguenza oggi vi sono famiglie di attori che si trasmettono questo mestiere da ben diciassette generazioni.
Questa situazione è dovuta, da una parte, al sistema feudale che vigeva nel periodo Edo, con la sua venerazione per la famiglia, dall'altra, alla natura stessa di questo teatro, che, esigendo una lunga e accurata preparazione, favoriva questo sistema familiare, cui, peraltro, si deve forse il merito di aver mantenuto il kabuki così vivo ed attuale.
Un tempo era comune che un attore recitasse soltanto nel ruolo in cui eccelleva; questo stimolava da parte sua uno studio approfondito ed esclusivo dei personaggi che impersonava, sia maschili che femminili. Oggi questa specializzazione è molto meno diffusa, data anche la maggiore versatilità degli attori.
Fa eccezione, tuttavia, l'onnagata. Il segreto della sua bellezza, quale ci appare sulla scena, infatti, deriva forse dal fatto che ci si trova davanti a una bellezza femminile creata artificialmente, attraverso l'osservazione di uomini che per lungo tempo hanno studiato il comportamento e la psicologia del sesso opposto.
Nell'epoca feudale gli attori del kabuki, pur se molto popolari, erano ritenuti comunque socialmente inferiori; oggi la loro condizione è cambiata a tal punto che alcuni di essi sono divenuti per elezione membri dell'Accademia delle Arti del Giappone, il più alto onore che in Giappone possa toccare ad un artista.
Generalmente gli attori del kabuki sono conosciuti, oltre che con il loro nome, anche con un nome d'arte o di casata che in giapponese si chiama "yago". La funzione di questi nomi è veramente singolare: gli spettatori entusiasti del loro beniamino, infatti, sono soliti acclamarlo all'entrata in scena o in momenti cruciali della rappresentazione, urlando il suo nome d'arte.
Durante la rappresentazione appaiono sulla scena dei personaggi che non sono attori. La loro presenza si nota sopratutto nel momento in cui si apre il sipario; sono delle figure incappucciate, vestite di nero, che stanno proprio dietro gli attori. Note con il nome di "kurogo" (figura in nero), esse muovono i vari accessori sulla scena e fungono da suggeritori. Non essendo attori, si presuppone che il pubblico ignori la loro presenza.

Il kabuki oggi
La storia del teatro mondiale dimostra che un'antica arte drammatica, se raggiunge un stato di perfezione, è capace di sopravvivere alla prova del tempo, anche quando gli elementi letterari che la compongono non sono più di attualità.
Ne è prova la situazione in cui si trova oggi il kabuki, che, pur non rappresentando la vita del Giappone moderno, gode ancora di grande popolarità.
La ragione di ciò risiede forse nel fatto che esso ha ormai una sua forma cristallizzata, per cui è sempre stato e sembra ormai destinato ad essere una delle glorie di cui la nazione è orgogliosa.

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