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24 novembre, ore 19
conferenza di Alessandro Guidi (Università Cattolica di Milano)
In collaborazione con Centro Studi d’Arte Estremo-Orientale, Bologna, Aula Magnadi S. Cristina, p.zza G. Morandi 2
La xilografia giapponese è qualcosa di unico nel panorama dell'arte mondiale. La corrente artistica denominata ukiyo-e ("immagini del mondo fluttuante"), fiorita soprattutto a Edo (l'attuale Tokyo) nel XVIII e XIX secolo, presenta infatti due caratteristiche apparentemente inconciliabili: una produzione di massa, con tirature di migliaia di copie, e un livello qualitativo tale da porre queste stampe ai vertici della grafica mondiale
Ingresso libero
Di derivazione buddhista, il termine ukiyo indicava la transitorietà delle cose e una visione negativa verso l'attaccamento ai beni terreni e quotidiani cui il saggio doveva rifuggire. Un significato completamente trasformato poi nel '600 per valorizzare proprio quei piaceri effimeri e fuggevoli in cui la nuova società amava perdersi e rinnovarsi. Una società che seguiva le mode, diremmo oggi.
Le feste, la moda, il mondo dello spettacolo, dell'amore mercenario, la passione clandestina si sviluppavano ruotando intorno al teatro popolare kabuki e alle "città senza notte". Sono i quartieri di piacere come il famoso Yoshiwara, dove le grandi cortigiane creavano nuovi gesti e comportamenti e un'eleganza vistosa e opulenta, basata sull'intrattenimento, sull'essere alla moda, sull'attrarre e respingere al tempo stesso. Queste case di piacere oltre ad essere ritrovo di gaudenti in cerca di divertimenti e amori fugaci, erano veri e propri salotti dove si incontravano ricchi mercanti, attori, letterati, artisti, editori e aristocratici che in segreto cercavano di liberarsi da quel rigore formale che l'esistenza quotidiana imponeva loro.
Fluttuare, fluttuare e perdersi nel piacere, allontanare la malinconia della realtà e del dolore. Un credo testimoniato dalla ricchezza di immagini (ukiyoe, immagini del mondo fluttuante) realizzate dai tanti artisti, grandi pittori, grafici e incisori che hanno descritto e raccontato con le loro opere questa nuova visione estetica sopravvissuta per oltre due secoli
I primi maestri
Prendendo spunto dalle stampe monocrome di H Moronobu (1618-94), gli artisti ukiyo-e cominciarono a produrre stampe rozzamente colorate a mano (1690-1700) che si ispiravano al mondo delle cortigiane (geishe) e che celebravano i piaceri che si potevano trovare nel quartiere Yoshigawa a Tokio. L'arte ukiyo-e fu rivitalizzata dall'opera di maestri quali T Kiyonomu (c. 1700) e T Kiyomasu, che, abbandonando le imagini licenziose, cominciarono a rappresentare il mondo del teatro popolare Kabuki. Solo nella seconda metà del 1700, S Harunobu (1725-70) riuscì ad elevare questo genere popolare a espressione artistica di alto livello, realizzando opere in cui le geishe venivano rappresentate in forme idealizzate e liriche. Nello stesso periodo fu compiuto un salto di qualità, consistente nella messa a punto del procedimento di stampa policroma (anche 7 o 8
colori).
I grandi maestri
Nel periodo compreso fra 1750 e 1850 circa si ebbe il culmine dell'arte ukiyo-e; K Utamaro (1753-1806) perfezionò lo stile languido e sensuale con il quale rappresentava bellissime donne dando una sensazione di grazia e dolcezza; T Sharaku rappresentò per un periodo di tempo brevissimo (10 mesi fra 1794 e1795) il mondo dei grandi attori teatrali, con uno stile incisivo e satirico. Leggi suntuarie (tendenti a limitare il lusso) proibirono la produzione di materiale considerato licenzioso e posero restrizioni alla possibilità di viaggiare; questo ebbe come conseguenza la nascita del genere paesaggistico. Il genio prodigioso di K Hokusai (1760-1849) si espresse in 30000 stampe paesaggistiche del tutto innovative, fra le quali quelle raccolte nelle opere Trentasei vedute del Monte Fuji (c.1823-29) e "Cascate in varie provincie" (c. 1833); Hokusai ha lasciato una impronta indelebile nella storia dell'arte giapponese e occidentale. Nello stesso periodo A Hiroshige (1797-1858) sviluppò in 15 anni uno stile lirico e intimo che si manifestò in opere quali Cinquantatre località del Tokaido (1833-34), Cento famose viste di Edo e dintorni (1857) e Sessantanove località del Kisokaido . Sebbene non innovativo come Hokusai, Hiroshige riuscì a rappresentare in modo immediato tutte le sensazioni indotte dal paesaggio giapponese.le influenze sull'occidente
Dopo l'apertura del Giappone all'Occidente (riforma Meiji) le stampe ukiyo-e dei maggiori maestri, quali Utamaro, Hokusai e Hiroshige raccolsero una vasta popolarità presso i collezionisti d'arte occidentali e gli artisti impressionisti e post-impressionisti, fra cui Edgar Degas, Vincent van Gogh, Henri de Toulouse-Lautrec e Paul Gauguin. Le caratteristiche più evidenti della influenza dell'arte ukiyo-e sono l'uso di tinte piatte e morbide e di contorni sottolineati con colori contrastanti sullo sfondo. Nel quadro di V Van Gogh "Ritratto di père Tanguy" (1887-88) sono evidenti sullo sfondo stampe giapponesi; l'opera "La Mousmé" (1888) dello stesso pittore è considerata quella in cui l'influsso giapponese è più evidente, sia per la intonazione chiara e luminosa che per la sovrapposizione di zone di colore.
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