|
Cos’è una scuola?
Cos’è il metodo?
Domande spesso trascurate dai praticanti di Arti Marziali, nella tranquilla e rassicurante opinione della superfluità della ricerca didattica.
Dalla mia piccola esperienza didattica (scuola dell’obbligo, liceo, università), ho ricavato al riguardo un concetto molto semplice: le parole non vengono strutturate ed usate a caso.
Certo, esistono termini affini per ambito di applicazione che noi usiamo come sinonimi tra loro, ma (esiste un ma) che in realtà coprono solo una porzione ben definita e delineata del concetto espresso.
Parole come scuola e metodo, infatti, nell’ambito delle Arti marziali vengono spesso usate per delineare medesimi concetti.
E’ giusto?
Un qualsiasi cultore della lingua risponderebbe di no per una moltitudine di ragioni, tra le quali ne scelgo solo due (le più importanti a mio giudizio): l’identità di una scuola e la necessità di poter immediatamente definire un concetto.
Per quanto riguarda il primo punto, in ambito marziale (non dimentichiamo i confini del nostro discorso) il significato della parola scuola è ben più complesso del significato della parola metodo.
Il metodo rappresenta l’insieme delle scelte didattiche che vanno a costruire il percorso di costruzione marziale del praticante.
Il valore scuola è ben oltre, racchiude la vera identità di un percorso formativo, i veri perché che si celano dietro al gesto tecnico; è la scuola che definisce le peculiarità della pratica; è la scuola che si avvale del metodo (didattico appunto) per realizzare nei fatti il percorso di formazione precedentemente citato.
Il secondo punto è invece molto più semplice: l’insegnante (il responsabile della didattica) deve poter avere a disposizione in qualunque momento degli strumenti anche verbali per poter strutturare la lezione; di qui la necessità di immediatezza concettuale del termine (qualunque esso sia).
Ma perché queste considerazioni (anche un po’ banali)?
Per un fine di responsabilizzazione di insegnanti e studenti.
I primi devono in qualunque momento poter identificare e distinguere le peculiarità della scuola di appartenenza, non solum per coerenza didattica, sed etiam per poter avere sempre la possibilità di “rassicurare” l’allievo in merito alla propria preparazione.
I secondi devono conoscere l’esistenza di più scuole e (anche nell’ambito della stessa scuola) di più metodi, sia in quanto probabili
|
futuri insegnanti, sia per il proprio
interesse: magari le proprie qualità possono essere esaltate altrove.Il fine di questa piccola digressione quindi non è certamente settario; non propugno la chiusura della mente e degli schemi (che fortunatamente si evolvono grazie al contatto con l’esterno, ma più onestamente una vera e propria analisi delle proprie peculiarità in relazione a quelle degli altri per poter davvero identificare e conoscere l’identità di appartenenza, il senso di appartenenza ad un sistema.
Stage Gouttard 24/25 maggio
I commenti ad un raduno di Aikido sono spesso caratterizzati dalla presenza di molte definizioni tecniche per “addetti ai lavori”, atte a sottolineare la soddisfazione per il lavoro svolto di chi ha praticato ed a suscitare l’interesse (ed eventualmente anche un po’ di invidia) di chi legge e non ha potuto partecipare alla pratica.
Questa volta invece scriverò qualcosa di diverso atto a solleticare la mia personalissima soddisfazione per il lavoro svolto; soddisfazione che non viene dal semplice gesto tecnico, dal numero di cadute dal quale sono uscito indenne o dal numero di persone che ho proiettato sul
tatami, ma dalla consapevolezza di far parte di qualcosa che si è scelto, di una scuola.
Ed è stata questa la motivazione che ci ha portato a scegliere Salerno e la sua provincia come scenario per un annuale raduno di Aikido: il voler radicare nel territorio e nei praticanti (soprattutto quelli che viaggiano di meno) il senso di un identità tecnica e didattica comune, capace di superare confini nazionali.
Proprio per questo è stato invitato il M° Gouttard, uno degli allievi storici di
Christian Tissier Shihan, per la trasmissione didattica e tecnica della Scuola.
Non so dove ci porterà questo percorso scelto, a quale livello di pratica, a quale finezza tecnica; quello che posso sicuramente affermare è che sicuramente siamo orgogliosi del lavoro fatto e di quello in corso d’opera: la creazione di un gruppo dalle idee chiare in merito alla scelta fatta.
Un gruppo che ha scelto il proprio ambiente di crescita al di là dei confini geografici (nella realtà aikidoistica salernitana siamo i soli aderenti a questa Scuola); un gruppo che opera in un insieme sistemico che è quello creato dal
M° Tissier, dove praticanti formati in diversi paesi hanno la possibilità di arricchirsi tecnicamente allenandosi insieme senza la difficoltà di differenze di pratica.
|