MOVIMENTO DEL CORPO E STATO DELLA MENTE

"...Tali forme consistono in regole chiare, per cui, nonostante le differenze evidenziate dalle idee e dalla sensibilità individuale, il risultato finale è certo e costante. Non solo per coloro che studiano, ma anche per quelli che insegnano..."

di Endô Seishirô  

 

 

traduzione di  Fabio Branno

La diffusione dell'Aikido è stata notevole.Nel breve lasso di tempo di metà secolo è diventato possibile praticare in 80 diversi Paesi.

Nei Paesi raggiunti più tardi si trovano comunque insegnanti che hanno ottenuto il settimo dan e molti praticanti a cui vengono conferiti annualmente quinti e sesti dan. Coloro che iniziarono la pratica da giovani, sono ora al loro 40 esimo anno di lavoro.

Quando l'Aikido iniziò a diffondersi, ogni insegnante era giovane ed inesperto.Era il tempo in cui era possibile condurre un dojo di Aikido essendo soltanto shodan o nidan. Coloro che diventavano "cintura nera" venivano poi rispettati come praticanti con un'esperienza completa e nessuno aveva difficoltà ad andare ad apprendere da un aikidoka di tale livello.

In ogni caso, è vero oggi come allora che un praticante col primo o secondo dan ha soltanto memorizzato le forme ed è ora pronto ad iniziare a studiare.

La realtà è che la maggior pare di ciò che essi conoscevano non era altro che la stagnante ripetizione delle forme di base, con pochissime differenze individuali. La loro autorità come istruttori dipendeva solo dal fatto di possedere maggior esperienza dei propri allievi, poichè questi avevano iniziato più tardi di loro.

A tutt'oggi, che esistono molti studenti con una buona esperienza, ho appreso che non è sufficiente per gli istruttori come per gli studenti, ripetere meccanicamente le forme, facendo affidamento  sulla forza fisica.

Nell'insegnare oltreoceano, oltre a condurre seminari nei fine settimana aperti a tutti, in alcuni paesi ho tenuto lezione riservata solo alle cinture nere. In questi appuntamenti per yudansha si vede un numero di persone limitato, ma che tende ad aumentare di anno in anno.

Inizialmente gli yudansha erano specialmente interessati al modo in cui utilizzo il mio corpo nei movimenti morbidi. Ultimamente pare che quest'interesse si sia approfondito attraverso qualcosa di più fondamentale, ossia l'attitudine mentale e cosa bisogna pensare in modo da muoversi ed usare il corpo morbidamente.

In Giappone nella didattica di un'arte tradizionale esistono delle forme antiche attraverso le quali è possibile una progressione didattica. Le forme sono piene di principi importanti. Praticando costantemente queste forme, restiamo intrisi dei principi che esse contengono. Tali forme consistono in regole chiare, per cui, nonostante le differenze evidenziate dalle idee e dalla sensibilità individuale, il risultato finale è certo e costante. Non solo per coloro che studiano, ma anche per quelli che insegnano, finchè le abilità ed sensi personali non divengono superiori a quelli della gente comune, si rimane ad un livello di istruzione standard; d'altro canto, praticare tramite le forme vuol dire comunque mantenersi su dei binari prestabiliti. Ecco perchè esiste il pericolo che i sensi del praticante siano addirittura attutiti. La maniera di imparare tramite la ripetizione di forme trasmesse dagli antichi viene chiamata KEIKO. KEI significa PENSARE e KO, ANTICO. Quindi keiko vuol dire allenarsi pensando alle cose antiche.  

Inoltre nelle arti tradizionali, ma specialmente in quelle marziali, esiste l'idea di "tanren" (disciplina) TAN si riferisce alla durezza dell'acciaio, mentre REN indica l'idea di ammorbidire qualcosa di rigido,in modo che divenga duttile. Myamoto Musashi disse :"Fa che 1000 giorni di allenamento siano condotti in TAN e che 10000 vengano passati a ricercare il REN. Ciò significa che ammorbidirsi richiede molto tempo e molta applicazione poichè è molto importante.Io per primo, ho trascorso i primi dieci anni della mia pratica allenandomi in maniera estremamente fisica. Dopodichè richiamai alla memoria le parole del Fondatore e dei miei sempai e le compresi, aiutato dagli scritti dei vecchi maestri.Questo diede inizio alla mia ricerca attraverso un allenamento che non si fonda sulla forza fisica;continuo questo ancora oggi, trent'anni dopo.

Quello su cui ho posto maggiormente attenzione durante la pratica è stato l'indebolimento del corpo e delle braccia, il memorizzare le forme in modo tale che potessi eseguirle in maniera inconscia il tenere d'occhio i movimenti della mia mente, calcolare bene gli spazi tra me ed il partner, il comprendere il livello e la direzione del ki del compagno, allenare la coordinazione tra le mie mani ed i miei piedi e ricercare la direzione ottimale in ogni momento.

C'è un'espressione in budo:" Shin (mente), Ki (energia), Tai (corpo)". E' difficile cogliere la rilevanza di questi tre ambiti nell'azione se vengono visti come entità separate. In pratica noi pensiamo a come servirci del Ki e della tecnica al meglio e muoviamo il nostro corpo quanto  desideriamo; tendiamo inavvertitamente a pensare che fare questo è Keiko e Tanren. In ogni caso, lo stato interiore, che cambia da momento in momento col movimento del corpo ha un effetto significativo sul corpo stesso. E' necessario tenere presente che il movimento del corpo ha una sottile relazione con lo stato della mente. Si è detto che la mente che si trova in uno stato di Non-mente è una mente come uno specchio. Uno specchio riflette tutto ciò che gli passa davanti, esattamente com'è.

Finchè qualcosa non si pone molto vicino allo specchio: allora tutto il resto sparisce e null'altro viene riflesso, come se la mente non fosse lì.Credo che plasmare la mente voglia dire riflettere esattamente con la mente ciò che è, percepire esattamente ciò che si percepisce e, senza essere legati nè disturbati, cavalcare il flusso. Un metodo per plasmare la mente è quello della meditazione. Di solito le persone sanno che la meditazione consiste nel sedersi in un posto tranquillo, in una corretta postura, respirando profondamente e rendendo la mente come uno specchio. Hakuin disse "migliorarsi nel caos ha mille volte più valore che migliorarsi nel silenzio". Intendeva che la meditazione nella vita quotidiana o nella pratica del bujutsu era molto più efficace della meditazione in un posto quieto.

Dopo aver appreso queste parole, ho provato a mantenere una mente calma e ad essere capace di fare una pratica che potesse essere fatta in una Mente senza mente.

 

Endô Seishirô

Aikido e Dintorni

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