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BOLOGNA: Nipponica 2005
Manga e shunga: la spontaneità
dell’erotismo
I manga, come ognuno sa, sono tra i generi di letteratura popolare più diffusi in Giappone. I manga erotici sono
un'articolazione della cultura manga ma sbaglierebbe chi li ritenesse assimilabili tout-court alla stampa pornografica I
manga erotici sono infatti un genere che rivendica intera la propria dignità e che vanta tradizioni illustri; più che
illustri se è vero che Utamaro e Hokusai, vale a dire i massimi artisti giapponesi, vantano una produzione
ragguardevole di shunga, le eroticissime stampe della primavera.
All'Interno della tradizione dell'ukiyo-e (la xilografia popolare che racconta, con tecnica raffinatissima, le storie
della citta, delle geishe, dei samurai, degli attori del teatro kabuki) gli shunga occupano una posizione
ragguardevole e si collegano, in maniera precisa, da una parte ai miti priapici ancestrali delle origini contadine e
dall'altra all'affermazione di una borghesia cittadina commerciale intorno alla metà del diciassettesimo secolo.
Gli shunga ebbero, in quella società e in quel tempo, un ruolo eminentemente simbolico. Attraverso la narrazione di
storie in cui l'Atto sessuale fosse struttura portante si esorcizza la morte e si ricorda come il sesso sia l'origine
stessa della vita cosmica. In questo simbolismo accentuato troviamo la prima differenza con l'erotismo occidentale che
ha sempre visto nell'attività sessuale una infrazione alle regole della morale comune e
quindi una trasgressione peccaminosa di cui vergognarsi e affrancarsi, ma forse proprio per questo tanto più
pruriginosa e allettante.
Per lo shintoismo la sessualità non è un peccato e non deve, di conseguenza, essere repressa. Gli shunga si
limitano quindi ad essere una narrazione letteraria con una forte connotazione vitale e simbolica.
Abbiamo detto di Utamaro e Hokusai ma tutti i grandi maestri xilografi giapponesi si dedicarono attivamente e con
continuità alla produzione degli shunga. Libri illustrati, tavole sparse, manifesti per attività teatrali. Le gesta
erotiche dei samurai, delle geishe e dei monaci riempirono di immagini per tre secoli la città di Edo. Una fioritura
che dura ininterrotta fino agli inizi del secolo ventesimo quando l'Imitazione degli stereotipi occidentali ne decretè
una rapida decadenza.
Nel contesto storico e sociale accennato appare scarsamente motivata e giustificabile anche l'ondata moralistica che
porta alla legge contro l'oscenità e quindi alla censura generalizzata degli shunga (che non sono attualmente
visibili in Giappone, neppure nelle opere dei maestri sommi!) e, successivamente all'autocensura' negli attuali
manga erotici.
La proibizione a rappresentare graficamente organi genitali è decaduta nel 1993, ma gli autori di manga trovano ancor
oggi più stimolante attenersi ad una sorta di autoregolamentazione. Per i mangaka è divenuta quindi una
consuetudine nascondere le parti anatomiche più scabrose. Liberi di rappresentare qualsiasi atto sessuale i
disegnatori nipponici si prodigano nel costruire complesse vignette in cui è la posizione stessa dei personaggi che,
pur esplicita nel mostrare l'Atto, non consente di vedere gli organi incriminati.
Continuità evidente, dunque, tra i maestri 'storici' dello shunga e i cartoonist 'attuali' dei manga. Grafica
popolarissima in entrambi i casi.
Se la loro straordinaria diffusione (se ne calcola una produzione annua di parecchi milioni di copie) non è indice
sicuro di qualità è comunque indizio di un atteggiamento culturale e di un'attenzione diversi. Liquidarli
sbrigativamente come bassa pornografia, senza capire le radici della loro popolarità e le ragioni della diffusione,
sarebbe di certo ingeneroso e sbagliato.
Marco Fagioli, Stampe erotiche giapponesi, La Piccola
Biblioteca Illustrata, 2004
Kinshi, censure giapponesi, a cura di Silvio Andrei,
Libreria dell'Immagine, 1992
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