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Chiediamolo direttamente a lei.
1)D:
Micheline Tissier Vaillant, sappiamo che lei, in
Francia ha sviluppato una scuola di Aikido particolarmente rinomata per la
serietà e l’intensità degli allenamenti; abbiamo visto i suoi
combattimenti di difesa dal coltello nell’arena di Bercy e ci è
percorso un brivido per la schiena,
come è arrivata a questo livello?
1)R:
Essere rinomati, giungere alla notorietà
nell’Aikido è spesso il riconoscimento di un valore tecnico, ma è
anche l’attestazione di una specifica
personalità complessiva, cosa per la quale occorre lavorare
moltissimo.
Dalla più tenera infanzia, l’allenamento e il
rigore fanno parte del mio
quotidiano, prima di iniziare la pratica dell’Aikido facevo atletica, il mio allenatore
era molto esigente e non mi lasciava altra scelta se non quella di
impegnarmi ancora di più.
Dunque cominciare l’Aikido in Giappone non è
stato facile ma ha rappresentato una continuità con la mia esperienza
sportiva, dove già ero
abituata al superamento dei mie limiti e a soffrire fisicamente per
raggiungere lo scopo.
Il rigore che in seguito mi è stato domandato,
soprattutto dal Maestro Christian Tissier, nella continuazione dei miei
studi, mi ha permesso di raggiungere il livello attuale.
Perseveranza, lavoro, disciplina sono i segreti
della mia pratica quotidiana e l’intensità degli stage che conduco un
po’ ovunque è il risultato
della mia esperienza.
Sono una delle rare donne a essere scesa
nell’arena del festival di Bercy, alcuni degli addetti ai lavori, forse un po’ maliziosi,
pensavano che ciò dipendesse dalla mia vicinanza con il maestro, ma in
realtà io facevo parte di un equipe di atleti talmente leale ai valori
sportivi della pratica, preparata e affiatata, da non dare la minima considerazione a certe
maliziosità.
A questo proposito mi viene in mente che nessuno,
fra gli organizzatori dello show mi chiese mai di visionare
anticipatamente la mia performance, né tanto meno il maestro, che mi
dimostrava la sua massima fiducia.
2)D:
a lei che è così abituata a dominare le
aggressioni maschili, domandiamo:
cosa pensa di tutti questi episodi di violenza, spesso familiare,
di cui la donna è vittima? Quale è la sua opinione sul modo di
affrontare il problema da parte dei media? E soprattutto quale è il
consiglio che si sente di dare alle donne?
2)R:
La violenza familiare è sempre da deplorare, non
bisogna dimenticarsi che la donna è stata per troppi anni sotto la
dominazione maschile e purtroppo in certi casi è ancora così. E’
chiaro che la pratica dell’Aikido consentirebbe alle donne di affrontare
gli uomini fisicamente e
psicologicamente. L’Aikido può essere una scuola di educazione del
corpo e della mente, un mezzo che adempie alla sicurezza personale, ma
tuttavia c’è bisogno anche di altri strumenti, come la prevenzione e la
formazione.
Le
donne oggetto di violenza familiare, vivono all’interno di un sistema
chiuso culturalmente, da dove è molto difficile uscire.
3)D:
NCome ha fatto a
mantenere la sua femminilità, concepita come integrità spirituale e fisica, ci corregga
se abbiamo capito male, lavorando in un mondo cosi” maschilista”?
3)R:
E' vero che quando mi domandano quale sia il
mio mestiere, io rispondo: professore di ginnastica. Perché per
esperienza quando dico quello che faccio realmente, le persone sembrano
assai scettiche, questo perché sono rimasta”femmina”.
Quando sono vestita in borghese ( en femme)
non si indovina il mio mestiere.
Si dice che l’Aikido permetta una perfetta
padronanza di sé assicurando uno sviluppo armonioso del corp,o ma non
solo: armonia , non aggressività, apertura di spirito, rispetto della
vita
Le donne si riconoscono e si integrano molto
bene in questi valori, perché allora volerle trasformare in uomini?La
femminilità non è incompatibile con le arti marziali, le donne possono
essere toniche, percussive e rapide senza perciò cambiare sesso.
4)D:
Sappiamo dalla sua biografia che ha due figli, un
ragazzo e una ragazza.
Le chiediamo: Come è riuscita a conciliare il ruolo di madre di
famiglia con la sua professione?
Sarebbe contenta di vedere proseguire la sua
carriera dai suoi figli? E in particolare da sua figlia?
Cosa consiglierebbe a una ragazza che volesse
intraprendere la professione dell’Aikido?
4)R:
Il mio ruolo di madre è stato facilitato da una
buona organizzazione famigliare.
Bisogna dire che nelle cure ai figli, ho potuto contare su l’aiuto dei nonni, della zia e della
baby-sitter, tranne che nel periodo della gravidanza, dove ho dovuto
interrompere la mia pratica.
I miei due figli praticano l’aikido come piacere.
Se mia figlia mi domandasse di diventare professore di aikido , non mi
sentirei all’altezza di occuparmene, perché mi sarebbe impossibile
applicare la stessa disciplina e lo stesso rigore verso di lei, cosi’ come è stato fatto con me
durante l’ apprendimento: io penso che la fibra materna non è
compatibile con quello stile di insegnamento.
Per quanto riguarda le donne che vogliono diventare
insegnanti di Aikido, la via è aperta perché le donne sono oggi
riconosciute, ma bisogna che continuino in “irimi” (guardando avanti);
senza preoccuparsi né trovare giustificazioni in una mentalità
rinunciataria e stereotipata di una donna passiva .
Domenica 4
Maggio 2008 dalle ore 10.30, presso il PALAZZETTO sportivo di via Cagliari
1 a Genova, si è tenuta una manifestazione di Aikido aperta alla città sul tema: “l’arte marziale
dell’AIKIDO: tra difesa etica e bellezza” Scopo di questa giornata far conoscere la figura di mme.
Micheline Tissier Vaillant, ospite insegnante al seminario promosso dell' Aikikai di Genova e
dal centro ricerche arti motorie Dojo Giustiniani, organizzatori della
manifestazione e da anni impegnati nella cooperazione con le istituzioni
per lo sviluppo delle ricerche sull’educazione fisica.
Per info tel. 010 252863/347 9518183
http://www.michelinetissier.com
http://www.dojogiustiniani.it |