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Kyudo,
tradotto letteralmente, dal giapponese, significa "La Via
dell'arco", ed è tra le più antiche e nobili discipline marziali,
specchio della mente e del cuore. Non è una religione, ma risente,
comunque dell'influenza delle due maggiori scuole di filosofia orientale:
lo Shinto, la più antica e lo Zen, che ha esercitato la maggior influenza
nel Kyudo. Di certo il Kyudo non può essere considerato uno sport. Nato
come arma, nei secoli l'arco giapponese ha perso questa sua prerogativa
pratica per divenire uno strumento di realizzazione spirituale, un mezzo
per raggiungere uno stato di concentrazione ed armonia interiore. Proprio
qui sta la differenza con l'arco occidentale. Per l'arciere occidentale
colpire il bersaglio è l'obbiettivo finale, per il kyudoca è solo un
mezzo per raggiungere un altro centro, un altro obiettivo. Per il Kyudo
l'azione rituale, l'arco e le frecce sono solo strumenti, supporti, la via
per raggiungere la meta. Il centro non è all'esterno ma all'interno, non
è fuori di noi ma dentro di noi: tiratore e bersaglio sono una cosa sola.
La pratica del Kyudo mira quindi
all'armonia, alla capacità di fondersi con l'arco e il bersaglio, ad
armonizzare i movimenti con gli strumenti, le distanze, l'obbiettivo, il
mondo esterno.Colpire il bersaglio è
quindi importante, ma solo di |
riflesso,
quale segno che in realtà si è già colpito un bersaglio più difficile
che non è fatto di carta paglia o legno, ma di cuore, anima, pensiero,
inconscio. Questa visione che sta alla base del Kyudo è in gran parte
dovuta al contatto tra arco e Zen. Lo Zen è una pratica che mira al
raggiungimento dell'armonia, senza utilizzare al logica, la
razionalizzazione, ma puntando sulla rivelazione che nasce dalla
meditazione, sulla conoscenza diretta. Fondendo Zen con arco e frecce si
ottiene il Kyudo, anch'esso non razionalizzabile, sfaccettato, complesso
nella sua grande semplicità, da vivere direttamente. arco e freccia sono
qualcosa di più che strumenti, sono tutt'uno con l'arciere, nelle cui
mani l'arco si tende, ed una volta teso al massimo contiene il tutto. Il
momento del rilascio è qualcosa di magico, un attimo in cui l'arciere
prova una propria pienezza e, lasciatosi andare, lascia partire la
freccia; se il rilascio è corretto abbiamo il satori, l'illuminazione.
Raggiungere questo stato non è semplice, ma richiede una costante
applicazione. E', comunque, difficile spiegare il Kyudo a parole, ma
vedendo scagliare una freccia, tutto risulta più chiaro, il volo pulito
sino al centro del bersaglio fa intuire il significato della massima Kyudo:
"Ogni colpo una vita". |