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Nato
in Giappone nel 1883, è considerato uno dei più grandi budôka che la
storia ricordi. Ad Ayabe, infatti, fu innalzata una statua in suo onore,
ancora visitata da milioni di praticanti da ogni parte del mondo. La sua
vita è stata caratterizzata da particolari eventi, come la guerra
russo-giapponese, che lo vede soldato di fanteria partito volontario
"per servire la patria" ed in cui dimostrò una notevole
resistenza fisica e psicologica, ponendosi, a detta di commilitoni e
superiori, sempre in primo piano sprezzante del pericolo. Successivamente
aderì ad una particolare scuola shintô, l'Omotokyô, caratterizzata da
un fanatico esoterismo e da un estremo nazionalismo, che lo portò, nel
1924, a partecipare ad una spedizione in Mongolia, contro il volere del
governo giapponese, esperienza, questa che lo cambiò radicalmente. Le
relazioni tra l'Omotokyô e le fazioni politiche di estrema destra, quali
il Kokuryûkai ed il Sakurakai, coinvolsero la scuola shintô ed il suo
leader, Deguchi Onisaburo, in quelli che furono chiamati i "2
scandali dell'Omotokyô", che costarono la persecuzione e l'arresto
dei suoi aderenti senza eccezione per Ueshiba, braccio destro di Deguchi,
che scampò al carcere solo grazie alla sua fama di budôka e perché
molti dei suoi allievi erano alti gradi dell'esercito e della polizia.
Fu proprio l'appartenenza all' Omotokyô, a caratterizzare la sua visione
della vita e la concezione dell'aikidô, facendogli vivere, come egli
stesso racconta, esperienze di tipo trascendentale, in stato di trance,
che lo avrebbero visto protagonista di lotte contro potentissimi kami
(divinità giapponesi), esperienze che si possono teorizzare sulla base
delle influenze religiose che egli ricevette dallo shintô e
dall'esoterico buddhismo Shingon.
L'evoluzione tecnica di Ueshiba si sviluppò attraverso lo studio delle più
svariate scuole e stili del budô. La sua prima esperienza con le arti
marziali risale alle lezioni di sumô impostegli dal padre.
Successivamente, ancora molto giovane, venne a conoscenza dell'Aioi-ryû
praticato dal nonno, famoso esponente di quell'arte. Ebbe il suo primo
maestro all'età di tredici anni, con Tokusabaru Tozawa della kito-ryû
jujutsu; successivamente studiò con Masakatsu Nakai della Yagyu-ryû, una
scuola di scherma, di cui ottenne il diploma nel 1908. Ueshiba affermò più
volte che le reminiscenze degli studi di quei tempi, una volta confluite
nell'aikidô, furono da lui utilizzate nei te-sabaki (movimento delle
mani) e negli ashi-sabaki (movimento dei piedi). Tornato dalla guerra
russo-giapponese, ottenne, nel 1916, un certificato da Takeda Sokaku della
daitô-ryû jujutsu, questo periodo di studio sarà di fondamentale
importanza per la nascita dell'aikidô, oltre che per le tecniche,
soprattutto per il concetto dell'aiki (armonizzazione dell'energia
psico-fisica), del ki (energia psico-fisica) e del kokyu (tecniche di
respirazione). Nel 1922 gli fu rilasciato un diploma anche dalla scuola
shinkage jujutsu. A partire dal 1924 o 1925, si dedicò allo studio della
lancia; i frutti di tale studio posero le basi della sua teoria del jo
(bastone), e da lì prese anche l'irimi, l'entrata tipica dell'aikidô. È
curioso ricordare che, uno dei nomi con i quali veniva identificata
l'azione bellica giapponese a Pearl Harbor durante la Seconda Guerra
Mondiale, era "azione irimi tenkan", dal nome di una tipica
tecnica d'aikidô che consiste nell'entrare per poi aggirare l'avversario.
All'età di 42 anni, sembra si fosse ritirato sulle montagne di Kumano a
praticare il kukishin-ryû, scuola segreta degli asceti di montagna, che
adoperavano principalmente il bastone; si dice che, questa fosse una
scuola di ninjutsu. Per quanto riguarda l'uso della spada, egli studiò la
yagyu-ryû, di cui abbiamo già parlato, e la katori shintô-ryû, una
scuola di spada praticata nel tempio shintô di Katori; il figlio
Kisshomaru, al contrario, studiò il kashima shintô-ryû del tempio
rivale di Kashima, dove, in seguito indirizzò il suo migliore allievo
straniero, Christian Tissier. |
Sarebbero
ancora molti da elencare gli studi fatti dal fondatore, come la sua
esperienza nel judô sotto la guida del Maestro Kiyoichi Takagi.
Ueshiba apprezzò molto il lavoro di divulgazione in Occidente promosso da
Kano Jigorô, fondatore del Kodokan judô, ma più volte espresse il suo
parere che il judô non fosse vero budô, a causa dei suoi connotati
prettamente sportivi. Quando, invece, lo stesso Kano vide il lavoro di
Ueshiba, dichiarò che, a suo parere, quello era il "budô
ideale" e mandò molti dei suoi migliori allievi a studiare l'aikidô.
È difficile dare una spiegazione della concezione che Morihei Ueshiba
aveva dell'aikidô. Ciò era dovuto al fatto che, col tempo, la personalità
del fondatore subì notevoli cambiamenti: negli anni del dopoguerra, con
la vecchiaia, il lato religioso del suo carattere diventò sempre più
dominante; l'uomo irascibile di una volta prendeva il sopravvento sempre
più di rado, facendo prevalere, ormai, la sua figura di vecchio patriarca
affabile e saggio filosofo. Mentre le tecniche fondamentali rimasero le
stesse, le esecuzioni di Ueshiba, riflettendo i cambiamenti della sua
filosofia, diventarono, a partire da questo momento, più morbide e
circolari.
Fu proprio con questo cambiamento che coincise il passaggio dall'aikijutsu
all'aikidô. Il "nuovo" Ueshiba iniziò a spiegare l'essenza
dell'aikidô da un punto di vista religioso e filosofico, rendendo molto
più complessa la comprensione della sua concezione della disciplina.
Sovente, egli spiegava l'aikidô disegnando un mandala, o rispondendo che
l'aikidô è "studio dello spirito".
L'aikidô, ora, veniva considerato da Ueshiba quasi come una religione,
imbevuto di teorie shintô, con una complessa cosmologia, con una teoria
della "creazione" e della "distruzione". Lo
identificava con il mezzo che, secondo la religione shintoista, gli dei
avevano fornito all'umanità per raggiungere la salvezza ed egli ne era
solo il messaggero.
Ad ogni modo, traducendo il messaggio del fondatore, si può affermare che
egli intendeva l'aikidô come la "Via" (dô), il mezzo per
raggiungere un obiettivo più alto di una semplice vittoria. Il vero
obiettivo era il raggiungimento dell'armonia (ai) con tutto ciò che fa
parte della realtà di ogni essere umano, comprese le avversità della
vita e la precarietà dell'esistenza, ciò era possibile attraverso la
relazione che si veniva a creare con l'avversario tramite la tecnica.
Questo tipo di pratica avrebbe portato ad un miglioramento dello spirito,
della mente e del corpo.
Scrive John Stevens nel suo libro Ueshiba - La biografia del fondatore
dell'aikidô: "Morihei dava molta importanza all'impatto
rivoluzionario dell'aikidô, arte marziale di pace e armonia della Nuova
Era, un'era in cui la forza spirituale e non quella fisica avrebbe,
infine, trionfato".
Concependo l'aikidô non esclusivamente per i giapponesi, ma per tutta
l'umanità, Ueshiba diede il via ad una potente e complessa opera di
propagazione che promosse egli stesso.
Per volontà dello stesso fondatore, l'aikidô non doveva essere
ermeticamente chiuso in sterili forme, bensì avrebbe dovuto vivere a
passo coi tempi, adattandosi di volta in volta alle diverse situazioni. Ciò
lo rendeva un'arte "rivoluzionaria" e difficile da insegnare ai
giapponesi, per i quali la ritualizzazione e la copia fedele erano alle
basi dell'apprendimento. Così, Ueshiba non insegnò nessuna tecnica
precisa, statica (infatti, la stessa tecnica non era mai uguale, ma sempre
nuova in base alla situazione); si concentrò sull'insegnamento dei
principi, lasciando un'immensa libertà alle forme. Tutto ciò che i suoi
allievi avrebbero imparato il giorno prima non sarebbe stato uguale il
giorno dopo, e così via, finché una cosa sola sarebbe rimasta: il
principio comune a tutte le tecniche, quello che lui stesso chiamava, l'aiki
ôkami, lo Spirito dell'aiki.
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