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ASMA
La crisi asmatica si manifesta con evidente difficoltà
respiratoria (soprattutto al momento dell'espirazione ),
accompagnata da un fischio sibilante, tosse, sudorazione della
fronte e talvolta da vomito. Un altro segnale di crisi d'asma è
dato dal fatto che l' atleta solleva le spalle e il mento nel
tentativo di respirare meglio. Nei casi più seri, l'atleta assume
un colorito tendente al bluastro, causato dall'impossibilità di
far entrare nei polmoni una sufficiente quantità di ossigeno. In
caso di crisi asmatica, è importante accompagnare immediatamente
l'atleta al Pronto Soccorso. Durante il tragitto verso l'ospedale
bisogna fare tutto ciò che è possibile per tranquillizzare il
malato, soprattutto se si tratta di un bambino. L'agitazione e lo
spavento possono infatti far peggiorare la situazione, mentre se
l' atleta si mantiene calma è più facile che riesca a
controllare la crisi. E' bene inoltre sapere che la posizione
seduta, con il dorso leggermente inclinato in avanti e i gomiti
appoggiati su un piano rigido, è la migliore da fare assumere,
mentre è sbagliato suggerire all' atleta di sdraiarsi.
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COLPO
DI CALORE
Il colpo di calore è il severo disturbo causato da una
temperatura troppo alta, associata a un elevato tasso di umidità
e alla mancanza di ventilazione, a cui l'organismo non riesce ad
adattarsi. Può manifestarsi anche in un ambiente chiuso come una
palestra oppure in un luogo in cui non batte direttamente il sole.
Inizia con un senso di irrequietezza, mal di testa, ronzii agli
orecchi. In breve tempo la temperatura del corpo raggiunge e
supera i 38,5 gradi. La pelle è calda al tatto e appare
congestionata. Il viso diventa bluastro, il respiro è accelerato,
il cuore batte disordinatamente e la pupilla appare dilatata. Non
cè sudorazione e la pressione si abbassa al punto da portare allo
svenimento.E' necessario trasportare subito la persona in un luogo
fresco, ombroso e possibilmente ventilato. Va quindi sdraiata
sulla schiena con le gambe sollevate e svestita completamente. Con
un asciugamano o un panno imbevuti di acqua fredda è necessario
tamponare più volte il corpo dell'atleta allo scopo di far
scendere la temperatura. Ogni volta che l'asciugamano diventa
tiepido va nuovamente immerso in acqua fredda. Se possibile, è
bene anche porre una borsa di ghiaccio sulla testa della persona,
La temperatura corporea va tenuta costantemente sotto controllo:
se scende al di sotto dei 38 gradi è bene sospendere gli impacchi
e asciugare la persona. Se la temperatura risale è invece
necessario riprendere l'operazione di raffreddamento. Al più
presto possibile si deve chiamare un ambulanza: il trasporto in
ospedale ed il ricovero sono indispensabili.
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COLPI
ALLA TESTA
Gli incidenti alla testa non sono mai da sottovalutare,
soprattutto se dopo il colpo compare un bernoccolo, in questo caso
è sempre meglio recarsi al Pronto Soccorso per far controllare la
situazione da un medico. La situazione è invece visibilmente
seria se al bernoccolo si associano sanguinamento dalla bocca, dal
naso o dalle orecchie ,difficoltà nella respirazione, vomito,
dilatazione di una delle due pupille, alterazioni del
comportamento abituale o, peggio, perdita di conoscenza. In questi
casi si deve chiamare tempestivamente un'ambulanza. In attesa che
arrivi, bisogna far sdraiare la persona colpita ponendole sotto le
spalle (e non sotto la testa!) un indumento piegato.
E' prudente anche, con molta delicatezza, girare di lato la testa
dell'infortunato, così da permettere a un eventuale rigurgito di
uscire dalla bocca.
indice
CRAMPI
Il crampo è la contrazione dolorosa e involontaria di un muscolo.
In genere colpisce i piedi, i polpacci, e le cosce. Tipici
disturbi della gravidanza, spesso si manifestano di notte, forse a
causa di un eccessivo affaticamento delle gambe o dipendenti da
una cattiva posizione mantenuta troppo a lungo durante il sonno.
Per far rilassare il muscolo, e di conseguenza far cessare il
dolore, è sufficiente massaggiare la zona colpita (il massaggio
favorisce la circolazione del sangue), oppure immergerla
nell'acqua calda. Se il crampo colpisce il piede, si può provare
a farlo passare tirando dolcemente l'alluce verso il corpo
piegando contemporaneamente il piede in avanti e indietro. Se
il crampo viene al polpaccio conviene mettersi in piedi,
dondolando la gamba dolorante e gravando con tutto il peso del
corpo sulla parte non colpita. Se invece il crampo interessa la
coscia bisogna sdraiarsi massaggiando vigorosamente l'intera zona
dolente.
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DISIDRATAZIONE
La disidratazione è la condizione in cui l'organismo si trova
privato dei liquidi necessari al suo corretto funzionamento. Può
essere causata da ripetuti episodi di vomito o da una diarrea
insistente, dalla mancata assunzione di acqua per diversi giorni,
da un caldo troppo forte, dalla febbre alta non trattata con
un'adeguata introduzione di bevande. Proprio per evitare questa
seria evenienza è importante che durante il vomito, la diarrea e
la febbre l'atleta introduca regolarmente buone quantità d'acqua
(meglio se zuccherata). Si manifesta con una sete intensa, una
sensazione di affaticamento, stordimento, malessere generale,
talvolta accompagnata da crampi ai muscoli. Per prima cosa è
necessario tenere l'atleta in un luogo fresco, somministrandole
acqua o tè zuccherati, bevande gassate, brodo vegetale. Il medico
deve essere chiamato al più presto. Se l'atleta accusa una
sensazione di nausea, vomito o presenta scariche di diarrea, è
necessario accompagnarlo immediatamente al Pronto Soccorso. indice
DISTORSIONI
La distorsione è una lesione, più o meno seria, che interessa i
legamenti, cioè le strutture che hanno lo scopo di garantire la
funzionalità delle articolazioni. E' sempre provocata da un
movimento brusco e anomalo dell'articolazione e mai da un trauma (
colpo, urto, botta) che interessa direttamente i legamenti. Le
parti che più comunemente vengono colpite sono le ginocchia, le
caviglie, i gomiti, le spalle. Si manifesta con un dolore intenso
all'articolazione che si acuisce quando l'atleta tenta di muovere
la parte, che appare gonfia, livida e ipersensibile anche al più
lieve sfioramento. Applicare sulla parte una borsa di ghiaccio o,
in mancanza di questa, del ghiaccio in bomboletta, il freddo serve
per ridurre il gonfiore. Se sono stati interessati la caviglia o
il ginocchio, è importante far sdraiare l'atleta con la gamba
sollevata al di sopra del livello del cuore. L'infortunato deve
tenere l'arto a riposo assoluto, non esponendolo in nessun caso a
fonti di calore dirette. Se invece la distorsione interessa il
polso, la spalla o il gomito non occorre sdraiarsi, ma è
necessario porre del ghiaccio sulla parte dolorante e non esporla
a fonti di calore. Può essere utile anche una leggera fasciatura:
è importante però non stringere troppo la benda, soprattutto se
la zona colpita è molto gonfia. Il medico deve essere comunque
consultato, per essere sicuri che non ci sia una frattura della
parte e per fargli esaminare il gonfiore.
indice
EPISTASSI
La fuoriuscita improvvisa di sangue dal naso può essere causata
da un colpo violento al naso o alla testa, da un raffreddore molto
forte (che costringe a soffiarsi il naso ripetutamente e
vigorosamente), da un polipo nasale, oppure può dipendere da
alcune
malattie in atto quali ipertensione, disturbi di cuore, malattie
renali, ma anche della banale influenza. Nei bambini non è mai un
sintomo grave, per cui è sufficiente fermare l'emorragia senza
preoccuparsi più di tanto. Negli adulti e nelle persone anziane
può invece essere il segnale di qualche grave alterazione a
carico dell'organismo, per cui richiede l'immediato trasporto al
Pronto Soccorso. Se si tratta di un bambino bisogna agire subito
per arrestare l'uscita del sangue: il piccolo va fatto sedere con
la testa piegata in avanti e la bocca aperta, per evitare che il
sangue uscente ostacoli la respirazione. E' molto importante
inoltre che il sangue non venga inghiottito: se entra in bocca
deve essere subito sputato, altrimenti potrebbe provocare nausea e
vomito. Se è possibile, è bene porre del ghiaccio sulla fronte.
Con le dita bisogna afferrare le narici del bambino esercitando
una vigorosa compressione per circa dieci minuti, trascorsi i
quali si può allentare la presa. Nel caso in cui il sangue
continui a fluire, è necessario ricominciare a stringere le
narici con una certa forza per altri dieci minuti. Una volta
arrestata l'emorragia, è importante che il piccolo non si tocchi
o, peggio, si soffi il naso almeno per quattro-cinque ore, visto
che qualunque stimolo potrebbe far ricomparire il problema. In
nessun caso si deve introdurre nel naso cotone idrofilo o peggio
cotone emostatico. Dopo l'episodio è comunque consigliabile far
visitare il bambino da un medico.Se l'epistassi si manifesta in un
adulto non bisogna invece fare nulla per fermare l'emorragia,
soprattutto se la persona soffre di pressione alta. Le uniche due
cose da fare sono: far sputare il sangue che accidentalmente entra
in bocca durante l'emorragia e accompagnare prontamente l'ammalato
al Pronto Soccorso.
indice
FRATTURA
DELLE OSSA
La frattura è la rottura di un osso causata da un trauma. Si
parla di frattura chiusa quando l'osso fratturato non fuoriesce
dalla pelle e di frattura esposta quando invece una parte
dell'osso sporge dalla pelle ferita. La frattura esposta è più
seria di quella chiusa, sia perché ci può essere una consistente
perdita di sangue, sia perché esiste la possibilità che alcuni
germi possano introdursi nell'organismo provocando un'infezione.
Bisogna pensare a una frattura, e di conseguenza accompagnare
l'infortunato al Pronto Soccorso appena possibile, quando la
persona accusa almeno uno di questi sintomi:
1.Nel momento del trauma la persona ha percepito il
caratteristico rumore che accompagna le fratture (crac )..
2. La zona colpita è gonfia, tumefatta, bluastra e duole,
soprattutto se viene toccata o se la persona si muove.
3. L'atleta non riesce a muovere la parte che ha subito il
trauma (non è detto, comunque , che la frattura impedisca il
movimento ).
4. La parte colpita assume una posizione innaturale o
appare deformata.
5. L'arto che ha subito il trauma appare più corto o più
lungo di quello sano.
Se la frattura è esposta non cercare mai di rimettere a loro
posto le parti di osso che escono dalla pelle. Tamponare con un
panno pulito la ferita, evitando di toccare l'osso ma cercando di
arrestare la fuoriuscita di sangue esercitando una leggera
pressione. La ferita, non deve essere né lavata né medicata, a
questo penseranno i medici del Pronto Soccorso, dove l'infortunato
deve essere accompagnato al più presto. Dopo aver tamponato la
ferita allo scopo di fermare il sangue, è necessario provvedere a
immobilizzare la frattura con le cosiddette "stecche".
COME SI STECCA UN OSSO ROTTO
Steccare la frattura sia alleviare il dolore, sia impedire che la
situazione peggiori. Gli oggetti che possono trasformarsi in
preziose "stecche" sono molti: i giornali e le
asciugamani ( che possono essere arrotolati intorno all'arto), i
manici di scopa, gli ombrelli. L'importante è che la steccatura
sia effettuata in modo tale da tenere assolutamente fermo l'arto.
Prima di procedere con la steccatura, è opportuno appoggiare
sulla parte fratturata un 'imbottitura realizzata con un qualsiasi
pezzo di stoffa. La steccatura deve poi essere fissata saldamente,
utilizzando ciò che si trova a disposizione e che può rivelarsi
utile allo scopo: una cravatta, una striscia di tessuto, una
cintura, una benda elastica. La steccatura non deve stringere
troppo la parte per evitare problemi di circolazione.Se le dita
dell'arto colpito diventano bianche o bluastre significa che la
steccatura è troppo stretta e il sangue non riesce a circolare
correttamente.La steccatura va allentata anche se l'atleta ha una
sensazione di formicolio agli arti o se non riesce a piegare
le dita.
FRATTURA DEL POLSO
Con molta delicatezza posizionare l'avambraccio in modo che formi
con il braccio un angolo retto, il palmo della mano
dell'infortunato deve essere rivolto verso il torace, con il
pollice verso l'alto. Circondare l'avambraccio con un'imbottitura,
quindi immobilizzarlo con una steccatura. Si può usare un
giornale che va passato prima sotto e poi ai lati
dell'avambraccio. Il giornale deve quindi essere fissato con una
striscia di tessuto.
Utilizzando un ampio fazzoletto o, meglio un foulard, legare il
braccio già steccato attorno al collo dell' atleta.
FRATTURA DEL BRACCIO
Posizionare l'avambraccio in modo che formi un angolo retto con il
braccio. Circondare il braccio con un'imbottitura quindi, evitando
di compiere movimenti bruschi, passarci intorno un giornale da
fissare con una qualunque "stringa" adatta allo scopo.
Il braccio deve essere poi fatto accostare al corpo, sempre con
l'avambraccio piegato ad angolo retto e quindi sostenuto grazie a
un foulard legato al collo dell'infortunato.
FRATTURA DELLA MANO
Posizionare l'avambraccio in modo che formi unangolo retto con il
braccio. La mano deve trovarsi con il palmo rivolto a terra.
Avvolgere avambraccio mano in un asciugamano o in un qualunque
altro pezzo dl tessuto che possa fare da imbottitura quindi
steccare non solo la mano, ma anche l'avambraccio. Anche in questo
caso dopo la steccatura è bene legare il braccio al collo,
utilizzando un foulard.
FRATTURA DEL PIEDE
L'atleta deve essere fatto sdraiare e se si ha la possibilità di
utilizzare un rialzo bisogna appoggiarvi sopra la gamba
dell'infortunato (dall'incavo del ginocchio fino al tallone), e
(quindi ripiegarlo sopra la gamba (una delle due estremità del
rialzo deve risultare sovrapposta all'altra). Il rialzo
(asciugamano) cosi arrotolato intorno alla gamba deve essere
fissato con dei lacci o delle bende.
FRATTURA DEL FEMORE
In femore è l'osso della coscia: in genere la sua frattura
costringe il ginocchio a una posizione innaturale. Se si verifica
questo caso, per prima cosa si deve riportare il ginocchio in
posizione normale: la manovra deve essere eseguita con la massima
delicatezza e con mano leggera. Si deve poi porre un asciugamano
grande, tra le gambe della persona infortunata e quindi si deve
procedere legando, con una benda elastica o con qualunque altro
laccio di fortuna, la gamba sana a quella infortunata. Le due
gambe vanno tenute insieme passando i lacci in vari punti della
loro lunghezza, insistendo in particolare alle caviglie e alle
ginocchia. Se invece sono disponibili due stecche abbastanza
lunghe da immobilizzare tutto l'arto (dal fianco al tallone), si
può eseguire la steccatura dopo aver avvolto, con estrema
delicatezza, la gamba infortunata in un panno morbido. Le stecche
devono essere due e vanno poste ai Iati della gamba e poi fissate
saldamente.
FRATTURA DELLA TIBIA
Tibia e perone sono le ossa che sorreggono il polpaccio (uniscono
la caviglia al ginocchio ). La frattura di queste due ossa può
far assumere alla gamba una
posizione innaturale. Per prima cosa, se è necessario, bisogna
quindi raddrizzare la gamba avendo cura di agire lentamente, con
grande attenzione e delicatezza. Per la steccatura, che deve
essere eseguita dopo aver protetto la gamba con un'imbottitura,
servono tre stecche, lunghe almeno dal ginocchio al tallone. Una
stecca deve essere posta sotto la gamba (al polpaccio) e le altre
due ai due Iati della gamba. Le stecche devono essere legate
almeno in tre punti: bisogna fare attenzione a non stringerle
proprio sul punto della frattura. Se non ci sono stecche
disponibili si può utilizzare una coperta ripiegata che deve
essere messa tra le gambe dell'infortunato. La gamba sana deve
essere poi legata a quella infortunata: i lacci devono essere
passati in più punti.
FRATTURA DELLA ROTULA
La rotula è l'osso del ginocchio. La sua frattura può far
assumere alla gamba una posizione non naturale. Come prima manovra
è necessario raddrizzare con estrema prudenza la gamba
dell'infortunato, senza mai toccare il ginocchio colpito. In
questo caso serve una tavola lunga quanto l'intera gamba (dal
gluteo alla caviglia). La tavola, sulla quale va appoggiata una
coperta come imbottitura, deve essere posta con molta delicatezza
sotto la gamba dell'atleta. Va quindi fissata alla caviglia, al
polpaccio e al femore con una benda oppure con delle strisce di
tessuto. E' importante che i lacci non passino sopra al ginocchio.
indice
IL
MASSAGGIO CARDIACO
In alcuni casi la respirazione artificiale deve essere combinata
al massaggio cardiaco. Per capire se è necessario riattivare il
battito del cuore è sufficiente appoggiare due dita sulla parte
laterale del collo dell'atleta: in questa |
zona si trova
un'importante arteria, la carotide, che, con il
suo pulsare, segnala che il cuore sta lavorando. Se questa
pulsazione non viene percepita, è necessario procedere con il
massaggio al cuore. Vediamo come si esegue:L'atleta deve
essere sdraiata sul tatami, con la testa allo stesso livello del
corpo e le gambe leggermente sollevate. La testa non deve mai
essere appoggiata su un rialzo o su qualunque cosa la sollevi, una
posizione del genere è rischiosa sia perché ostacola l'afflusso
di sangue al cervello, sia perché la lingua potrebbe girarsi in
modo da impedire la respirazione.Agendo con la massima rapidità
(ogni secondo è prezioso!), inginocchiarsi vicino all'atleta (le
ginocchia del soccorritore devono quasi sfiorare il torace
dell'infortunato), quindi appoggiare i palmi delle mani, tenendoli
uno sopra l'altro, sulla metà inferiore dello sterno: è
importante che i palmi non poggino sulle costole, ma solo sullo
sterno. Lo sterno è l'osso piatto che divide il torace a metà. A
questo punto, senza impegnare le dita, ma semplicemente
utilizzando il palmo delle mani, esercitare una pressione verso
il, basso, facendo forza con tutto il proprio peso sul torace
dell'atleta . Ad ogni compressione il torace dell'infortunato si
deve abbassare di circa quattro centimetri. Dopo la compressione
è necessario permettere al torace dell'infortunato di
risollevarsi, quindi bisogna comprimere nuovamente: le mani del
soccorritore devono rimanere appoggiate al torace dell'atleta
anche nel momento in cui non viene esercitata la compressione. E'
importantissimo che la compressione sia forte e decisa: per non
sbagliare è opportuno tenere le braccia ben tese, quindi portarle
verso il basso con un movimento "a pistone".
Indicativamente le pressioni da esercitare sono circa sessanta al
minuto. Ogni quindici compressioni, il soccorritore può riposarsi
per qualche istante: per non sbagliare conviene sempre contare a
voce alta fino a trenta (all'uno si comprime, al due si allenta,
al tre si comprime, al quattro si allenta e cosi via). Per
avere una risposta positiva potrebbe essere necessario prolungare
il massaggio per quaranta sessanta minuti: in ogni caso va sospeso
solo quando il cuore riprende a battere spontaneamente. Per capire
se il cuore si sta riprendendo è sufficiente controllare di tanto
in tanto la pulsazione della carotide.Se il soccorritore è da
solo e si trova nella necessità di combinare il massaggio
cardiaco con la respirazione artificiale dovrà alternare due
"soffiate" in bocca compiute consecutivamente a quindici
pressioni consecutive sul torace. Se durante il massaggio cardiaco
o durante la respirazione artificiale l'atleta vomita è
necessario girarla immediatamente su un fianco asportando con le
dita eventuali residui rimasti in bocca; poi si deve far
ridistendere (al più presto) sulla schiena, inclinandole
dolcemente la testa all'indietro. Massaggio cardiaco e
respirazione artificiale vanno quindi ricominciati in fretta.
SE E' UN BAMBINO
Nel caso in cui sia necessario praticare il massaggio cardiaco a
un bambino, per esercitare la compressione al torace è necessario
usare solo due dita, anziché i palmi delle mani. La pressione
dev'essere più leggera rispetto a quella necessaria per l'adulto
e il ritmo di compressione più rapido. Il torace deve essere
spinto verso il basso per circa due centimetri. Dopo cinque
compressioni deve essere effettuata un'espirazione nella bocca e
nel naso del piccolo. In pratica il massaggio cardiaco deve
alternarsi alla respirazione artificiale secondo questo ritmo:
cinque compressioni e una respirazione bocca a bocca-naso, cinque
compressioni e una respirazione bocca a bocca-naso e cosi via fino
a quando il bambino non si riprende. Nel caso in cui il cuore del
piccolo batta (per verificarlo si può cercare di individuare la
pulsazione dell'arteria del femore appoggiando le dita nella zona
dell'inguine, oppure cercare la pulsazione della carotide
appoggiando due dita nella parte laterale del collo ) ma non vi
sia respirazione, è invece necessario effettuare di continuo la
respirazione artificiale, espirando nella sua bocca e nel suo naso
ogni tre secondi. E'importante non interrompersi per più di qual
che secondo fino al momento in cui il bambino non incomincia a
respirare autonomamente.Se durante la respirazione il bambino
dovesse vomitare bisogna girarlo su un fianco, asportando i
residui dalla sua bocca. Poi va riposizionato a schiena a terra e
la testina va fatta inclinare all'indietro, per permettere
all'aria di entrare nelle vie respiratorie. Nel caso in cui non si
sia certi della regolarità del battito cardiaco è raccomandabile
eseguire insieme con la respirazione anche il massaggio cardiaco,
che in ogni caso non produce alcun danno. indice
INFARTO
CARDIACO
L'infarto cardiaco non è altro che la morte di una parte dei
tessuti che costituiscono il cuore, causata dal mancato arrivo del
sangue al cuore stesso.I sintomi con cui si manifesta generalmente
non lasciano dubbi: la persona avverte un dolore intenso
al centro del torace che talvolta si irradia al braccio sinistro,
al collo, alla mascella, allo stomaco, alla spalla. Appare pallida
e sudata, le labbra e le dita sono livide e prova una forte
sensazione di nausea spesso accompagnata da crisi di vomito. Il
respiro è corto e affannoso. Caratteristiche dell'infarto sono
anche l'agitazione fisica e psichica e una sensazione di paura
incontrollabile. Può capitare anche che l' atleta svenga. Come
trattamento immediato bisogna accertarsi che l'atleta respiri e
che il cuore batta: se necessario bisogna effettuare subito la
respirazione artificiale e il massaggio cardiaco. Se l'atleta
respira regolarmente e il cuore batte non si deve esitare un solo
istante: bisogna chiamare immediatamente l'ambulanza, specificando
che probabilmente si tratta di un attacco di cuore, oppure, se si
vuole guadagnare tempo, si può caricare l'atleta in macchina e
portarla nel più vicino Pronto Soccorso. Nell'eventualità in cui
si sia chiamata l'ambulanza è opportuno, mentre la si aspetta,
mettere l'atleta in posizione semisdraiata (la posizione sdraiata
non va bene) aiutandosi con un paio di cuscini da sistemare sotto
la sua schiena. La persona va tenuta al caldo, oltre che a riposo
assoluto per limitare il lavoro del cuore: è bene quindi
avvolgerla in una coperta o farle indossare un cappotto. Gli abiti
devono essere allentati, il nodo della cintura deve essere
sciolto. E' importante rassicurare l'atleta facendosi vedere calmi
e sereni. Non bisogna invece porgerle nulla da bere. indice
IPERVENTILAZIONE
L'iperventilazione è la condizione in cui l'atleta avverte la
sensazione di non avere abbastanza aria a disposizione (fame
d'aria), per cui inizia a respirare affannosamente cercando di
introdurre nei polmoni più aria che può. Le cause di questa
situazione hanno quasi sempre un'origine emotiva o psicologica: è
facile infatti che cominci a iperventilare chi si trova sottoposto
a grande tensione oppure chi vive un momento di forte emozione. Il
problema in se non è mai grave anche se l'ossigeno, entrando nei
polmoni in quantità eccessiva, dopo un po' di tempo causa una
contrazione e un irrigidimento dei muscoli, accentuando la
sensazione di soffocamento. A questo punto è facile che si crei
una sorta di circolo vizioso, per cui l'atleta invece di smettere
di iperventilare continua a farlo con maggior vigore, peggiorando
la situazione. Un' iperventilazione protratta a lungo, oltre che
provocare contrazioni muscolari, può anche dare luogo a una
sensazione di stordimento e a formicolii agli arti, alle dita di
mani e piedi, alle labbra e alla lingua. Nel caso in cui si sia
certi di trovarsi di fronte a un problema di iperventilazione si
deve porre un sacchetto di carta o di plastica sulla bocca e sul
naso di chi sta iperventilando,in modo che vi respiri dentro. Così
facendo l'atleta, invece di introdurre ossigeno nuovo, respira
l'anidride carbonica, situazione che permette ai muscoli di
rilassarsi .La respirazione nel sacchetto deve protrarsi per circa
un minuto ed alternarsi ad un minuto di respirazione all'aria,
passato il quale si deve riprendere il sacchetto. In pratica, si
deve respirare un minuto nel sacchetto e un minuto fuori dal
sacchetto fino alla risoluzione della crisi. In genere nel giro di
cinquesei minuti la situazione ritorna alla normalità. In caso
contrario è necessario accompagnare subito la persona al Pronto
Soccorso. Nell'eventualità, peraltro rarissima, in cui l'atleta
diventi cianotica non appena inizia a iperventilare è necessario
chiamare l'ambulanza immediatamente, senza attardarsi con il
metodo del sacchetto. In questo caso, infatti, l' iperventilazione
non ha una causa di natura psicologica, ma probabilmente dipende
da un'alterazione delle funzioni respiratorie, emergenza che può
essere risolta solo in ambito ospedaliero.
indice
LA
RESPIRAZIONE ARTIFICIALE
E' il metodo con cui, in caso di emergenza, viene ripristinata la
respirazione: tutte le persone dovrebbero imparare ad eseguirla
nel modo più corretto.Saperla attuare significa infatti essere in
grado di salvare una vita. Vediamo come si fa. Sdraiare una
persona sul tatami, con la schiena appoggiata a terra. Controllare
che la bocca e/o il naso non siano ostruiti: se così fosse,
asportare in fretta con le dita, eventuali corpi o materiali
estranei.Piegare all'indietro la testa della persona, ponendole la
mano destra sulla fronte e la mano sinistra sotto il mento,
spingendo delicatamente quest'ultimo verso l'alto .Questo
accorgimento impedisce che la lingua si giri all'indietro.Tenendo
la mano destra sempre appoggiata alla fronte dell'infortunato,
utilizzare il dito pollice e il dito indice per chiudergli le
narici, quindi inspirare profondamente e appoggiare le proprie
labbra alle sue: a questo punto fare una profonda espirazione
(della durata di circa un secondo e mezzo). Staccare le labbra,
inspirare nuovamente e ripetere l'espirazione nella bocca
dell'altro, poi staccarsi nuovamente per inspirare. In questa fase
l'intervallo tra inspirazione ed espirazione non deve superare i
due secondi.. Proseguire così, alternando l'inspirazione (con le
labbra lontane dalle labbra dell' atleta ) all'espirazione ( con
le labbra ben appoggiate alle labbra dell' atleta). In genere,
dopo circa tre-quattro minuti il torace dell' atleta comincia a
espandersi autonomamente: è il segnale che l'infortunato sta
ricominciando a respirare da solo. A questo punto è bene
accertarsi che l'aria esca dai polmoni: lo, si può fare
semplicemente avvicinando il proprio orecchio alla bocca della
persona.Se si riscontra che l'attività dei polmoni è ripresa, si
può rallentare il ritmo: l'espirazione nella bocca
dell'infortunato può essere effettuata ogni cinque-sei secondi.
Per poter smettere definitivamente bisogna attendere che l'atleta
inizi a respirare, oltre che autonomamente, anche in modo
regolare.
indice
OCCHI
(TRAUMI E LESIONI)
Nel caso in cui l'occhio venga raggiunto da una scheggia di jo,boken
o tanto oppure accidentalmente scalfito con un'unghia, ci si deve
rivolgere immediatamente all'oculista o al Pronto Soccorso. Dopo
il colpo non bisogna assolutamente sfregare l'occhio con le dita,
sciacquarlo con acqua o introdurvi gocce di collirio. Unica cosa
da fare è coprirlo con una garza sterile o un fazzoletto pulito (
senza esercitare pressioni di alcun tipo). Durante il tragitto
verso il Pronto Soccorso o lo studio oculistico, è bene che
l'infortunato stia in posizione supina (sdraiato a pancia in su).
Vale la pena ripetere che solo un medico o, meglio, un oculista
possono affrontare la situazione in modo corretto, evitando che
l'occhio vada incontro a problemi seri. Se invece nell'occhio si
introduce un corpuscolo (ciglia, pezzettino di cenere; granello di
sabbia) si deve procedere cosi afferrare con il pollice e l'indice
posizionati a "pinza" le ciglia della palpebra superiore
quindi tirarla. con una certa decisione prima verso l'esterno e
poi verso l'alto. In questo modo il corpuscolo si sposta
all'angolo dell'occhio e può quindi essere rimosso con facilità.
Prima di eseguire la manovra è importante lavarsi bene le mani. indice
SHOCK
Lo shock è la più diretta e temibile conseguenza del mancato
arrivo del sangue ai tessuti. Si può manifestare in seguito a un
trauma interno (rottura improvvisa di un organo) o a un'emorragia
(perdita di sangue ), oppure può insorgere a causa di una
violenta emozione, può comparire in seguito a colpo o può
dipendere da una prolungata esposizione al freddo. Può essere
provocato anche dall'abuso dl particolari farmaci (barbiturici,
diuretici, vasodilatatori) o dalla puntura di un insetto, nel caso
in cui l'atleta
soffra di allergie.Qualunque ne sia la causa, lo shock presenta
sempre gli stessi sintomi, in base ai quali viene diviso in tre
stadi. Si parla di shock di primo stadio o dì preshock quando
l'atleta sente il cuore battere disordinatamente, ha freddo e
appare molto pallida. Nel secondo stadio ( shock moderato) la
pressione si abbassa molto, la persona avverte una sensazione di
irrequietezza e sulla sua pelle appaiono delle striature
cianotiche. Nel terzo stadio, detto anche dì shock severo, il
battito del cuore è molto) irregolare, la respirazione è
alterata, lo stato mentale è confuso e compare un'invincibile
sonnolenza. Caratteristica di questo stadio è la cosiddetta
anuria, che è l'impossibilità di fare pìpì. Quest'ultima
condizione è molto seria in quanto tutte le scorie che
normalmente vengono eliminate con l'urina rimangono nell'organismo
danneggiandolo. Il passaggio da uno stadio all'altro, cioè
l'aggravarsi dello shock, è del tutto indipendente dalla causa
che lo ha scatenato. E' importante inoltre sapere che lo stato di
shock può insorgere anche diverse ore dopo il trauma. Proprio per
questo motivo è importante tenere sotto osservazione per diverse
ore l'atleta che abbia vissuto una situazione a rischio di shock
solo così si può essere pronti a intervenire fin dai primissimi
segnali. Per quanto riguarda il trattamento d'urgenza, per prima
cosa è fondamentale riconoscere o almeno sospettare uno
stato di shock, così da correre subito ai ripari: se l'atleta
sente il cuore battere forte e nello stesso tempo appare pallida e
la pelle è fredda al tatto, bisogna farla sdraiare subito sulla
schiena avvolgendola in una coperta calda. Il medico va contattato
prontamente. Se l'atleta è già in uno stato di shock più
avanzato è necessario chiamare immediatamente un'ambulanza,
specificando di che cosa si tratta e possibilmente indicando la
probabile causa della situazione (per esempio, segnalare se la
persona è stata punta da un'ape oppure ha vissuto un'emozione
troppo intensa e violenta. Nel frattempo si deve coprirla e tenere
controllata la funzione respiratoria. Se è necessario, bisogna
eseguire prontamente la respirazione artificiale. L'atleta colpita
da shock deve comunque essere ricoverata in ospedale. indice
STRAPPO
MUSCOLARE
Lo strappo muscolare consiste nella rottura di alcune fibre che
costituiscono il muscolo. Può essere causato da uno sforzo fisico
eccessivo, da un movimento brusco o, ancora, da una caduta troppo
violenta. I muscoli più esposti a questo tipo di infortunio sono
quelli delle gambe e della schiena. I sintomi dello strappo
muscolare sono inequivocabili:l'atleta avverte un dolore acuto e
intenso, non riesce più a muovere la zona colpita. Per prima cosa
è necessario far sdraiare l'atleta , o comunque metterla in una
posizione di riposo, in modo che il peso del corpo non gravi sulla
parte lesionata. Se è possibile, è bene applicare subito una
borsa di ghiaccio per evitare che la zona si gonfi.Il ghiaccio va
lasciato per almeno una ventina di minuti. Il medico va consultato
solo se il gonfiore è accentuato e se il dolore non diminuisce
con il passare delle ore. La parte colpita deve essere lasciata a
riposo per almeno tre giorni. indice
SVENIMENTO
Lo svenimento, che in termini medici viene definito
"lipotimia", è la breve sospensione delle attività
coscienti causata da un'improvvisa mancanza di afflusso di sangue
al cervello, quest'ultima dipendente da un brusco abbassamento
della pressione (la minima scende al di sotto dei 70 mm Hg). Può
essere causato da una forte emozione, dalla permanenza in luoghi
troppo caldi è affollati in cui non c'è ricambio d'aria, oppure
può dipendere da un digiuno prolungato o al contrario, da
un'eccessiva introduzione di alimenti, da uno sforzo fisico
intenso o ancora da una lunga permanenza in piedi.E' sempre
preceduto da pallore, barcollamento, nausea, ronzio alle orecchie,
annebbiamento della vista, sudorazione. Dopo questi segnali
d'allarme l'atleta perde conoscenza per un periodo di tempo che
difficilmente supera i due-tre minuti.Per prima cosa è opportuno
far sdraiare l'atleta , sulla schiena tenendole le gambe
sollevate. Il keigogi deve essere slacciato. Se ci si trova in un
ambiente chiuso è bene aprire le finestre o, almeno, agitare un
ventaglio o un giornale sul viso dell'atleta. Quando riprende i
sensi è importante che stia sdraiata, sempre a gambe sollevate,
per almeno una ventina di minuti: con questo accorgimento si mette
al riparo dal rischio di svenire di nuovo. Non bisogna
somministrarle ne bevande alcoliche, ne caffè, ne tanto meno
medicinali. E' importante invece sdrammatizzare la situazione,
facendosi vedere tranquilli. In effetti quasi sempre si tratta di
un episodio che non riveste alcuna importanza. Nel caso in cui
dovesse ripetersi, è bene invece consultare il medico. indice
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