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FILOSOFIA DELL’UNIVERSO
"Sono l’universo e quindi nessuno può
attaccarmi".
Questa frase, nella sua paradossale
comprensione, nasconde ragionamenti molto profondi d’origine
filosofica.Ogni soggetto é definibile universo perché
parte integrante e costitutiva di esso; così come l’oceano è
la mescolanza di una moltitudine di gocce, che prese
singolarmente, sono definibili oceano perché parte integrante e
costitutive di esso.Rispettando questa filosofia risulta quindi
impossibile ipotizzare una qualunque aggressione da parte di un
soggetto verso un suo simile.Indubbiamente questa forma di pensiero non
viene accettata da tutti, anche perché si tratta di culture
orientali completamente sconosciute alla nostra tradizione
occidentale.Un soggetto non può aggredire se stesso, allo
stesso modo l’universo non può distruggere se stesso.Seguendo questo ragionamento, si può dedurre
che un uomo non può attaccare un altro uomo perché essendo
entrambi parti integranti dell’universo, l’ipotetico attacco
si andrebbe a dissolvere nel nulla.Secondo la tradizione e la filosofia orientale,
questa calma illusoria che veniva a realizzarsi, era ostacolata e
combattuta dall’odio, una forza demoniaca, che trasformava campi
di grano in campi di battaglia.Questa filosofia, pur se combattuta da questa
dura brutalità, rimase viva e trovò un alleato fedele con il
quale continuare la lotta per migliorare il mondo.L’Aikido fu la materializzazione di un
pensiero filosofico, fu la giusta risposta ad una brutale
violenza; l’Aikido fu, ed é tuttora la via da seguire per il raggiungimento dell’amore eterno.A
violenza barbara L’Aikido risponde con
assoluta delicatezza, a cieca irritabilità L’Aikido risponde
con consapevole freddezza; la furia cieca di un corpo allo
sbaraglio viene controllata con semplice fermezza.La serenità, la calma, la delicatezza,
l’amore, il controllo, sono le caratteristiche principali di un
arte marziale definita "La via per il
raggiungimento dell’armonia mentale fisica."L’Aikido, non può essere definita più o
meno efficace di un’altra arte marziale, é semplicemente
difforme; differisce nella concezione della persona che un
praticante acquisisce durante la vita.Nella mentalità di un aikidoka non soggiorna
la sete di competizione, l’aspirazione ad essere il più forte,
l’assillo del male, ma la semplice volontà di voler cambiare il
mondo partendo dall’uomo.
AIKIDO E TRADIZIONE
L’arte che si studia oggi in tutto il mondo,
nasce dall’ uso della katana (spada giapponese) e del jo
(bastone).Tutti i movimenti derivanti dall’uso di
queste armi, danno origine all’Aikido sguarnito attuale. Le
tecniche a mani nude quindi nascendo dall’uso delle armi, hanno
come fondamento un profondo e lungo studio delle tecniche armate.I movimenti eseguiti a mani nude, adottano gli
stessi principi dei movimenti eseguiti con le armi, infatti la
mano dell’aikidoka viene anche chiamata te-gatana (mano
spada).L’Aikido si basa sul principio di taglio. La
spada viene impugnata come se fosse un rasoio affilatissimo, è
fondamentale una presa solida, ma non istericamente incontrollata.L’efficacia di una buona presa é data dalla
chiusura del mignolo sull’ estremità dell’impugnatura della akatana,
al contrario l’inadeguata chiusura del mignolo, non permette una
corretta esecuzione del movimento, e quindi la possibilità di
poter perdere il controllo della spada.Ancora oggi in Giappone, in alcuni clan della
mala vita, é rimasta come usanza l’amputazione del mignolo come
punizione al mancato rispetto di alcune regole ben precise.
Questo sta a significare come siano importanti
le tradizioni e i costumi per gli orientali. Volendo proporre un raffronto con la cultura
celtica, possiamo subito constatare i differenti principi
utilizzati dai guerrieri durante le antiche battaglie. Anche se lo scopo ultimo era il medesimo, ogni
popolo lo raggiungeva attraverso uno studio di principi ben
preciso. Questi popoli adottavano esclusivamente
principi di forza, infatti possiamo notare come le armi celtiche
si mostrino del tutto sproporzionate rispetto a quelle orientali.
Si può constatare che l’uso di queste armi era del tutto
incontrollato. Tutti conoscono le famose spade celtiche, dal
peso indescrivibile, che una volta scagliate in battaglia contro
un rivale, era pressoché impossibile ritornare a colpire con un
nuovo fendente. La differenza più evidente che possiamo
rapportare alla cultura orientale é proprio il modo di maneggiare
le armi; infatti gli orientali basandosi sempre sul principio di
taglio, quindi di leggerezza, non solo adoperavano armi
leggerissime e maneggevoli, ma una volta scagliato un colpo,
avevano sempre la possibilità di poterlo replicare, grazie
all’estrema freddezza e calma con cui affrontavano la vita ed il
combattimento. Un’altra caratteristica fondamentale che
differenzia l’arte dei samurai da quella dei barbari é la
possibilità di poter gestire l’attacco di più persone nello
stesso frangente, e poterli sovrastare con un numero limitatissimo
di colpi.
L’AKIDO COME DIFESA
PERSONALE?
L’AIKIDO può essere considerato "difesa
personale?" Molti cercano nell’arte marziale una
sicurezza, un’armatura dove nascondersi e proteggersi dal mondo
circostante.La mancanza di fiducia in se stessi non deve
essere nascosta, ma è opportuno esternarla e combatterla; bisogna
incominciare a capire che il vero nemico da cui bisogna difendersi
é la nostra paura del mondo.Il vero nemico da combattere è dentro di noi.
Avendo detto tutto ciò, risulta difficile
capire perché un uomo debba sacrificare un’ intera vita nello
studio di tecniche estreme di difesa personale, solo allo scopo di
apparire più forti e sicuri, sperando in un eventuale rissa che
forse potrebbe anche non accadere. Esternare con soddisfazione la propria forza,
è sintomo di debolezza e insicurezza; trovare nella debolezza
altrui una soddisfazione personale, non è altro che pura follia.
Il vero valore interiore si manifesta
attraverso l’amore e attraverso la purezza dello spirito. La
reale forza di un uomo non si esterna attraverso la forza
muscolare, o la brutalità, ma per mezzo dell’essenza e della
razionalità.
Ritornando al concetto di difesa personale,
bisogna dire che l’Aikido essendo stata utilizzata in passato
come arte da guerra, é indubbiamente chiaro che anche essa avrà
la sua efficacia, e potrà quindi essere intesa o magari
utilizzata come difesa personale; ma difesa personale da chi?
Forse le nostre paure divengono così imponenti
che assumono forme e nomi?
L’aikidoka, attraverso le vie del budo
e dello zen, studia come far trionfare la pace e l’
armonia nel mondo, quindi sembra assurdo come possa nello stesso
tempo acquisire tecniche estreme di difesa personale, ed
utilizzarle contro il prossimo. Cercando di distruggere o ferire un nostro
simile, non si avrà altro che la nostra distruzione; arricchire
la sete di violenza e di vendetta, non servirà a placare
l’insicurezza e la paura che dimora dentro noi. La pratica dell’Aikido può essere piacevole
per chi la pratica, ma devastante per chi la subisce, infatti
alcuni stili d’AIKIDO, si basano sulle torsioni e lavorano
maggiormente sul dolore; ma è importante chiedersi il perché di
certe azioni. Studiare tecniche e principi che si fondano sul
dolore o sulla forza, e pressoché inutile e inefficace. È
facilmente spiegabile e comprensibile che una tecnica imperniata
sul dolore è assurda; non tutti gli esseri umani hanno la
medesima resistenza al dolore, quindi la stessa tecnica potrebbe
riuscire o meno, in base all’avversario che ci troviamo di
fronte.
Una tecnica reale con solidi principi permette
la sua esecuzione ad ogni tipo di soggetto, robusto o gracile,
uomo o donna, giovane o anziano. Quasi tutte le scuole D’Aikido, non
soffermano i loro studi sui cosiddetti tsuki (colpi),
infatti quest’arte é conosciuta proprio per la sua indifferenza
ai colpi. L’Aikido non studia come poter distruggere un
uomo, ma studia come poterlo migliorare attraverso movimenti
armoniosi; questo ci fa comprendere l’inefficacia dello studio
dei tsuki, anche perché uccidere un uomo con un colpo é facile,
gestire invece il suo corpo e la sua rabbia non é assolutamente
semplice.
È importante ribadire che in quest’arte
marziale si parla di indifferenza ai colpi, e non di assenza;
infatti è impensabile poter iniziare una tecnica senza un attacco
da parte uke.
Questo attacco può essere sferrato in tutte le
possibili maniere, attraverso prese, tsuki di gambe e di braccia
ecc. L’indifferenza agli tsuki durante la pratica
è fondamentale. Vi immaginate cosa potrebbe mai succedere se,
durante un allenamento, tutti i colpi celati dietro le tecniche di
immobilizzazione venissero scagliati realmente contro i nostri
compagni di allenamento? La risposta è semplice: Le numerose
lesioni non consentirebbero un allenamento continuo e costante, il
nostro corpo invece di progredire, incomincerebbe a regredire e
non si avrebbe più la possibilità di studiare serenamente.
"Usa il tuo Aiki e attiva e manifesta ogni
potere: porta pace intorno a te, crea un mondo più bello" (Morihei
Ueshiba)
MISOGI
Misogi: Purificazione del corpo e della
mente.
O.Senseì affermava che il
misogi, "purificazione
del corpo e della mente" fosse il cuore dell’Aikido. La
purificazione veniva utilizzata, e ancora oggi così avviene per
acquietare lo spirito, raggiungere il divino, allontanare ogni
malizia, egoismo e cattiveria. Secondo Morihei
Ueshiba, sia per una corretta
purificazione, che per una corretta pratica, si deve sempre essere
grati dei doni ricevuti dall’Universo, da Madre Natura, dalla
tua famiglia, e dagli esseri umani tuoi simili. Bisogna assestare
lo spirito e unire la mente (Chinkon-Kishin).
O.Senseì incoraggiava i suoi allievi a
praticare tutti i giorni il Chinkon-Kihsin, per comprendere
l’Aikido sia nel corpo che nello spirito, infatti insegnava che
questa forma di purificazione giovava per percepire la luce della
conoscenza, per comprendere la forma fisica delle cose, per
sentire in che modo l’universo si muove: la sua forma, il suo
colore e le sue vibrazioni.
"Unite il vostro respiro con quello del
Cielo e della Terra e divenite così il respiro stesso della vita.
Trovate sempre il vostro centro nell’Universo, mantenete sempre
la mente chiara e brillante come il cielo immenso, il grande
oceano e le cime più alte liberi e vuoti"
Il misogi esteriore viene in teso come
uno scroscio d’acqua sul corpo per lavare via le impurità; il misogi
interiore é una disintossicazione degli organi interni attraverso
una profonda respirazione, il misogi spirituale é la
pulizia del cuore per purgarsi di ogni malizia.
"L’unica cura per il materialismo é
la purificazione dei sei sensi (occhi, orecchie, naso, lingua,
corpo e mente). Se i sensi sono impuri la nostra percezione é
distorta. Più essa é distorta più i nostri sensi sono
contaminati. Questo crea disordine nella nostra vita e
nell’universo intero. Questo é il più grande dei mali. Per
proteggere il mondo dobbiamo in primo luogo difendere noi stessi
nella contaminazione."
Praticando con sincerità l’Aikido, pensieri
e sentimenti negativi spariranno spontaneamente. La pratica
quotidiana permette al divino che é in te di risplendere sempre
più radioso. Non bisogna preoccuparsi degli errori o
dell’abilità degli altri. Non bisogna agire in modo innaturale
o calcolato. Bisogna affidare il cuore all’Aikido, non necessità
criticare gli altri Maestri o le altre scuole. L’Aikido
comprende tutto e purifica ogni cosa.
DISCIPLINA E
PRATICA
La disciplina
"Se il tuo cuore é sincero le tue
tecniche saranno corrette."
Quest’arte é caratterizzata, come del resto
quasi tutte le culture marziali nipponiche, da una forte
disciplina, la quale tende a migliorare l’essere umano. Queste
regole di comportamento, che a mio parere non sono assolutamente
rigide, consentono la pratica in armonia, rendono il singolo parte
integrante e costitutiva del tutto.
Sul tatami (tappato di allenamento
tradizionale) non risiede la presunzione, la cupidigia, la
violenza, l’odio, la voglia di emergere sull’altro, vivono
esclusivamente sentimenti d’amore, di rispetto e di pace, si
cresce e si matura assieme: le mie conoscenze servono per il
miglioramento degli altri.
L’abbigliamento dell’aikidoka è
caratterizzato dal classico keikogi (abito tradizionale
giapponese) e dall’ hakama (ampi pantaloni, ereditati dal
costume tradizionale dei samurai). Hakama, detta anche
gonna pantalone, veniva utilizzata per nascondere i movimenti dei
piedi, fondamentali per corretto attacco e per una adeguata
difesa. L’akama viene indossata dagli studenti dan,
mentre gli studenti kyu indossano il tradizionale chimono
con cintura bianca. Durante l’allenamento gli studenti kyu
indossano sempre la cintura di colore bianco. In caso di stage,
ogni aikidoka potrà indossare la cintura che identifica il suo
grado di preparazione; questo per evitare che faccia da uke
(colui che attacca) ad un grado assai più elevato Questo per
evitare che si corri il rischio di procurarsi danno. La lezione si svolge interamente sul tatami
ed inizia con il consueto saluto alla foto del fondatore e al
maestro. Gli allievi attendono l’arrivo del proprio insegnante
in posizione seiza (concentrazione in posizione seduta); il
suo arrivo è preceduto da silenzio e concentrazione, tutti
assieme salutano con un inchino il fondatore successivamente gli
allievi salutano il maestro sempre con un inchino. Non tutte le
scuole di Aikido seguono lo stesso rituale, infatti è usanza
anche battere le mani quattro volte dopo essersi inchinati al
fondatore. La lezione ha inizio con un breve ma
fondamentale riscaldamento che prepara la mente e il fisico ad un
costante impegno durante la pratica. In alcuni dojo il
riscaldamento viene effettuato dagli allievi prima della venuta
del maestro; questa usanza è riscontrabile nella pratica
orientale. In Giappone è usanza effettuare la lezione nel massimo
silenzio, il maestro non instaura nessun tipo di rapporto con gli
allievi kyu, manifesta poche attenzioni solo agli allievi
più anziani. Questo ci fa capire che la preparazione di un
aikidoka viene ritardata di moltissimo rispetto ai giorni nostri,
dove il maestro instaura un rapporto di fiducia e di rispetto
reciproco con gli allievi. I praticanti vengono divisi in due
categorie: anziani e giovani. Si esegue un lavoro specifico per
ogni gruppo; i giovani studiano i movimenti di base, gli attacchi
principali e gli squlibri iniziali, mentre gli anziani studiano
principi di tecniche avanzate. Non bisogna però dimenticare che, sia gli
anziani che i giovani, non sospendono in nessun caso lo studio dei
movimenti di base. La base è fondamentale. Una buona base
permette un buon Aikido. In alcune scuole (non tutte) si studiano i
movimenti principali dell’uso delle armi (katana-jo);
questi movimenti di base vengono anche detti kata. L’uso delle armi è basilare per una crescita
corretta e plenaria del praticante; attraverso questo studio è
possibile capire la vera essenza dell’Aikido.
I gradi nella gerarchia dell’ AIKIDO si
dividono in: 6 grado kyu (rokku) 5 grado kyu (gokyu), 4 grado kyu
(yonkyu), 3 grado kyu (sankyu), 2 grado kyu (nikyu), 1grado kyu (ikkyu),
1 grado dan (shodan),2 grado dan (nidan), 3 grado dan (andan)s, 4
grado dan (yodan), 5 grado dan (rokudan), 6 grado dan (shichidan)
etc...
Il settimo dan si attribuisce ad un
aikidoka in base alla ricerca ed allo sviluppo che ha fornito alla
pratica dell’Aikido. Ad esempio il famoso attore cinematografico
Steven Seagal, esperto studioso di quest’arte, raggiunse il
settimo dan grazie ai suoi films, dove, attraverso questi,
riuscì a diffondere l’Aikido in tutto il mondo.
La pratica
La pratica dell’Aikido è fondamentale per
una esecuzione perfetta delle tecniche, infatti la sola conoscenza
di libri tecnici e filosofici dell’ arte non consentono al
praticante nessun riscontro concreto di ciò che è veramente. I
requisiti essenziali per poter conseguire un esame, sono proprio
il numero di ore di pratica, infatti per poter conseguire
l’esame di sesto kyu è necessario un numero di ore pari
a sessanta. Proseguendo con gli esami si moltiplicano le ore di
allenamento fino ad arrivare ad un anno di pratica per poter
conseguire l’ esame di shodan.
Avere buona tecnica significa raggiungere il
massimo risultato con il minimo sforzo. Sostanzialmente si
realizza usando la forza del proprio avversario a suo svantaggio,
quindi ad esempio se l’aikidoka viene spinto, si induce il suo
corpo nella direzione dell’attacco in modo da assecondarlo e
sommare la propria forza a quella dell’avversario. Allo stesso
modo, se viene tirato, aggiunge il suo peso inerziale muovendosi
nella stessa direzione di chi tira, in modo da prendere così il
controllo dell’avversario.
Le tecniche dell’AIKIDO sono classificate: tahciwaza
(entrambi i contendenti in piedi), suwariwaza (entrambi
seduti), hanmihantachi waza (uno in piedi e uno seduto).
Questi gruppi sono suddivisi a loro volta in tecniche di
proiezione e tecniche di immobilizzazione. Sebbene l’Aikido sia comunemente praticato in
forma di kata, ciò non significa che i movimenti siano
irreali, al contrario, ogni ripetizione deve essere efficace. La
sostanza dell’allenamento di quest’arte prevede che entrambi i
partner perfezionino i loro movimenti cercando di applicare una
forza effettiva all’attacco e di eseguire quindi correttamente
le tecniche. Quindi applicando con proprietà le tecniche, non
sono richiesti sforzi inutili, infatti nessuna tecnica richiede
una forza fisica eccezionale.
Dunque, poiché quest’arte va praticata senza
dispendio di energie eccessive, è consigliabile a persone di
qualsiasi età, senza distinzione di sesso. I movimenti del corpo
devono essere eseguiti nella maggior calma e fluidità possibile,
in modo da non irrigidire il fisico e rendere goffi ed inefficaci
i movimenti. La flessibilità del corpo non solo ci permette
di evitare un duro impatto, ma ci permette di gestire il nostro
avversario ed i suoi movimenti prima, durante e dopo l’attacco.
Gestire l’avversario non significa ucciderlo, infatti come ho
detto precedentemente uccidere un uomo è più semplice che
gestirlo senza recargli danno.
Gestire un corpo denota la possibilità di
poterne controllare i movimenti. Gestire il corpo di un avversario
significa non solo poterne controllare i movimenti, ma anche
poterlo immobilizzare.L’Aikido basa tutti i sui principi
sull’idea di controllo, ad esempio se uke attacca
violentemente tori, senza prestare attenzione alla forma,
ma adoperando solo forza ed irruenza, si verificherà un chiaro
esempio di totale controllo da parte di tori.
Questo avviene perché l’Aikido risponde con
estrema delicatezza ad ogni tipo di attacco sferrato con brutalità.
Una tecnica sferrata con estrema violenza, non
può esser controllata se non con somma leggerezza. La leggerezza,
o delicatezza, rende possibile un buon controllo, perché permette
ad uke di scagliare fino in fondo la tecnica, senza poter
percepire minimamente le intenzioni di tori. Al contrario
se l’attacco sferrato dovesse essere ostacolato dalla durezza,
sarebbe impossibile effettuare un buon movimento di gambe, e
quindi concludere la tecnica attraverso l’uso della schiena.
L’importante è tenere sempre il corpo in
movimento, infatti il movimento delle gambe è fondamentale. Un buon movimento di gambe rende l’esecuzione
della tecnica perfetta ed infallibile, inverso per questo motivo i
samurai indossavano l’hakama, la quale, con la sua
larghezza non permetteva la visione dei movimenti dei piedi.
L’esecuzione di un buon taisabaki
permette all’aikidoka di gestire perfettamente il proprio corpo
e quello dell’avversario. Controllando bene il proprio corpo ed
i propri movimenti, è evidente che un qualunque attacco può
essere gestito con maggiore semplicità e sicurezza. Un entrata
corretta con le gambe nell’attacco dell’avversario consente
una perfetta neutralizzazione e nello stesso tempo permette all’aikidoka
di restare sempre in linea con il suo centro e quindi poter
vanificare un nuovo attacco. L’aikidoka durante la pratica deve liberare
la mente, non pensare, lasciare andare il corpo, far si che
l’istinto guidi i movimenti. E’ altrettanto importante
riuscire a sentire ciò che accade intorno, riuscire ad essere
sempre vigili in qualunque momento ed in qualunque circostanza.
Fondamentale è l’armonia che si va a creare con il compagno d’allenamento; entrambi si arricchiscono col finire della
pratica, entrambi si allenano non per dominare l’altro, ma per
crescere insieme in un cammino comune.
L’armonia che si va a creare durante la
pratica, è tale, proprio perché non esiste violenza e
competizione.Quest’armonia rende l’Aikido simile ad una
danza, dove entrambi i praticanti, conoscono i movimenti da
effettuare; dove uke, comportandosi onestamente, rilassa il
proprio corpo in modo da far lavorare tory in maniera
fluida e senza contrasti.
La costante pratica di quest’arte consente
non solo di poter gestire tutti gli attacchi, ma di poter gestire
anche tutte le situazioni dove la violenza non è richiesta.
L’uso della forza spesso risolve ciò che risulta difficile
chiarire con le parole, ma chi acquista una forza interiore
abbastanza solida da poter governare anche il corpo, risulterà
molto più semplice governare tutte le situazioni di disagio senza
l’ausilio della violenza.
L’Aikido, proprio per la sua complessa
filosofia, è divenuta un’arte marziale per pochi. È ben chiaro
che tutti possono intraprendere la praticare di quest’arte, ma
solo pochi entrano pienamente nella spiritualità intrinseca
dell’arte.
Spesso le persone cercano in queste attività
un riscontro pratico, curando poco l’aspetto filosofico e
soffermandosi molto sull’aspetto pratico delle tecniche più
efficaci. Questo è uno dei principali motivi per cui gli atleti
abbandonano l’Aikido per una disciplina altrettanto
interessante, ma con principi molto scostanti da quelli di pace e
armonia universale.
LA RESPIRAZIONE È POTENZA
"Tutti gli esseri viventi assorbono
ossigeno ed espellono anidride carbonica. Questa azione si chiama
kokyu. Un buon kokyu è lento, profondo, lungo e fatto
naturalmente. È dunque una respirazione addominale.
All’inizio è bene insistere
sull’espirazione e lasciare che l’aspirazione venga da sé. La
respirazione si fa con il naso. S il ritmo respiratorio è
perturbato, utilizzare la bocca per ristabilirlo. L’inspirazione si fa con la bocca chiusa, i
molari leggermente serrati, la lingua in contatto con il palato. I
debuttanti contano mentalmente per regolare l’espirazione e
l’inspirazione. Durante l’inspirazione l’ano è chiuso,
immaginate che l’aria scenda più in basso dell’ombelico. Nella pratica del
budo, avviene che
l’inspirazione sia rapida, che si tenga l’aria nei polmoni,
che si abbia il bisogno di rigettarla rapidamente o al contrario
lentamente durante l’esercizio,, bisogna prestare molta
attenzione alla padronanza del kokyu. Kokyu non consiste solamente
nel rinnovare l’aria nei polmoni, a rigettare le impurità. È
necessario durante la pratica d’aver la coscienza di riempirsi
di nuovo di un ki puro. Il ki così immagazzinato esce con potenza
quando il bisogno si fa sentire. Questo irradiamento costante di
ki è lo shisei giusto." (Nobuyoshi Tamura)
Come precedentemente ho detto, l’Aikido forma
il fisico non solo nel combattimento, cioè nella guerra, ma anche
e soprattutto nella vita. Ad esempio lo studio e la pratica di
quest’arte, si basa fondamentalmente sulla respirazione: kokyu;
una profonda e corretta respirazione consente all’aikidoka di
poter gestire il proprio corpo , le proprie sensazioni ed i propri
istinti, nelle situazioni di maggior pericolo. Quindi una corretta
respirazione consente all’organismo di poter far affluire il
sangue in maniera ben distribuita in tutto il corpo, senza creare
eccessi e quindi tensioni nei muscoli.
Una profonda respirazione, rende la tecnica più
efficace, infatti questa, proiezione o immobilizzazione che sia,
va eseguita in un unico movimento e con un'unica espirazione.Se la respirazione viene interrotta, la tecnica
ne subirà le conseguenze, perdendone in potenza ed efficacia.
L’espressione della potenza viene dettata da
un buon kokyu.
Una profonda respirazione consente al corpo di
rilassarsi e quindi di evitare tensioni inutili. Questa fase è
considerata la più importante di tutta la pratica e quindi di
conseguenza va effettuata con maggiore attenzione durante tutta la
pratica; bisogna liberare la mente, sentirsi al centro
dell’universo e partecipi di ogni movimento.
LA RAGIONE NEMICA
È importante essere presenti col corpo e
lucidi con la mente, l’istinto deve guidare il nostro corpo il
quale non deve esser condizionato dalla ragione. Ogni qual volta
si agisce perché si è pensato, sicuramente scaturirà un
movimento rigido e senza successo. La ragione, nell’ambito della
pratica di quest’arte, ostacola la spontanea volontà del corpo,
creando così un naturale freno per i nostri movimenti. Durante una situazione di pericolo è molto
difficile gestire il proprio corpo perché si cerca di ragionare
troppo. Questo è vero per un semplice motivo: il tempo.Durante un ipotetico scontro fisico il tempo a
disposizione è molto limitato e quindi in poche frazioni di
secondi è pressoché impossibile individuare il tipo di attacco,
elaborare un’adeguata difesa e nello stesso tempo rimanere
lucidi e calmi. Tutto questo risulta enormemente difficile da
immaginare e di conseguenza da applicare. Ci risulta il tutto
ancora più assurdo se nella stessa situazione ci vengono sferrati
più attacchi simultanei. Per questo motivo, a mio avviso, è
fondamentale nella pratica dell’Aikido e nello studio di tutte
le altri arti marziali, lasciarsi guidare dall’istinto, dando
così libero sfogo al corpo.Cosa molto importante è però non confondere
l’attività del dojo, con la vita pratica e con le
situazioni reali.
RAFFRONTI COL PASSATO
Lo studio di quest’arte si svolge in diversi
modi: è fondamentale praticare costantemente credendo in ciò che
si fa e rispettando il lavoro degli altri. Oltre alla pratica è fondamentale studiare e
leggere molto libri sulla cultura orientale e sulle origini dei
samurai. Questa seconda fase della preparazione di un aikidoka è
fondamentale quanto la prima, perché cementa le basi di uno
studio effettuato nel dojo.
Capire la cultura nipponica e degli antichi
samurai, rende, a mio parere, più semplice la comprensione di
molti movimenti, che senza questi approfondimenti, risulterebbero
assurdi e senza una spiegazione logica. Ad esempio lo studio dei kata
di base e delle tecniche di neutralizzazione si impostano maggiormente su delle prese.
Moltissimi praticanti, (me compreso) agli inizi
della propria carriera, non si spiegano il perché delle prese,
definendole strane ed inefficaci. Il più delle volte c si domanda
chi mai incomincerebbe un attacco afferrando il polso del proprio
avversario. Questa frase fonda in una ignoranza giustificata, che
non permette di conoscere la reale verità. I samurai anticamente combattevano con le armi,
armi corte e armi lunghe, bastoni e coltelli. L’unico modo per
evitare che un guerriero estraesse la spada per poi colpire era
quello di afferrargli il polso in modo da impedirgli il movimento
di estrazione dell’arma. Da questo nascevano tutte le tecniche
di neutralizzazione Aiki.
L’Aikido praticato attualmente è del tutto
differente da quello applicato in battaglia dai samurai. Per prima cosa è importante sottolineare che
l’Aikido pur se disciplina filosofica, è nata da una idea di
difesa e per uccidere in battaglia; non ci dimentichiamo che
quest’arte è la semplice evoluzione del combattimento armato
dei samurai. Quindi anche essa, come del resto molte altre arti
marziali, contengono diversi fattori di violenza. La differenza
tra i due modi di praticare è semplice ed evidente; l’antico
Aikido si basava sulla sopravvivenza, mentre l’Aikido attuale si
pratica per arricchire il nostro spirito e la nostra vita.
Da questa prima differenza ne susseguono delle
altre, ma sempre legate alla situazione storica; infatti
anticamente essendo costretti a difendere la vita, molti principi
venivano trascurati, mentre venivano studiati prevalentemente
quelli più efficaci. Oggi si studiano allo stesso modo entrambi i
principi, in modo da avere una preparazione completa ed uniforme.
Un aikidoka quindi, senza una adeguata cultura, o anche senza una
adeguata preparazione costante, può considerarsi non completo. Un vero aikidoka si può considerare tale
quando il corpo e lo spirito si fondino assieme, emanando una tale
armonia da sconfiggere ed oltrepassare ogni male.L’efficacia dell’Aikido viene riscontrata
non solo nella capacità di sapersi difendere, ma soprattutto
nella formazione spirituale che il praticante acquisisce nel corso
della sua carriera.
VIOLENZA
GRATUITA
Il costante allenamento di un aikidoka lo
sottopone a regole e comportamenti non sempre semplici da
rispettare.
Nel dojo risiede una disciplina rigida
che ,rispettata in tutte le sue sfumature, riflette anche nella
vita di tutti i giorni le sue conseguenze. È fondamentale il
rispetto reciproco ma é soprattutto importante nei confronti
degli anziani, da cui bisogna assimilare attentamente ogni insegnamento.
È fondamentale non infrangere il silenzio
creatosi durante il corso della lezione, così come è altrettanto
importante non acquisire atteggiamenti ostili e provocatori nei
riguardi del maestro e di qualunque praticante. Come precedentemente ho spiegato nell’Aikido
non esistono vincitori o perdenti, nel dojo tutti sono
uguali e proprio per questo motivo non esistono competizioni. La pratica dell’Aikido non può ridursi allo
sviluppo della forza per ferire l’antagonista o per evitare di
risultare inferiore, nell’Aikido la vera potenza nasce proprio
dal mancato uso della forza.15 L’uso della forza ci
condanna alla sconfitta, perché nel nostro cammino presto o tardi
incontreremo sempre un uomo più forte di noi. Al contrario, esistono discipline come ad
esempio il jiu-jitsu, che nonostante l’enorme somiglianza con
l’Aikido, si esprime soprattutto attraverso competizioni, per di
più interdisciplinari. Queste competizioni dette "No-hold-barred",
ma più comunemente "Free fight o Close combat", si sono
create strada nel mondo delle competizioni sportive grazie alle
manifestazioni gratuite di brutale violenza e per il mancato
rispetto di tutte le tradizioni e filosofie marziali che
sussistono alla base di tutte queste discipline. Infatti i
principi del budo sono totalmente estranei a quelle
competizioni "senza esclusioni di colpi" ormai famosissime in tutto il mondo.
C’è un detto che recita:" Per
apprendere delle nuove nozioni di vita bisogna indagare nel
passato". Tutto il mondo delle arti marziali si basa su di un
passato ben saldo come riferimento per poter progredire. Queste
competizioni estreme non hanno pilastri nella storia, e quindi non
avendo tradizioni sono destinati a crollare.
IL CORPO
Anticamente si praticava il Bujutsu
(allenamento ascetico), ciò vuol dire che se non si comprendeva
l’insegnamento del maestro, si doveva continuare a praticare
finché il concetto espresso non fosse divenuto chiaro nella
mente. Spesso si dice: "se non capisci domanda." A mio
parere questo è sbagliato. Prima di domandare credo che si debba
tentare da soli di trovare il significato delle parole o degli
insegnamenti dell’istruttore. Se facciamo in modo che ci
spieghino sempre tutto, possiamo capire, ma in questo modo sarà
difficile assimilare e crescere. La vera comprensione si può
acquisire solo con la pratica continua, imparando attraverso il
corpo, non attraverso il cervello. Se si tenta di comprendere la
filosofia Aiki facendo semplicemente delle domande senza
muovere il corpo, sarà impossibile arrivare alla reale conoscenza
e sapere la realtà della pratica.. Pertanto, prima di dire cose
come: "ma se lo faccio così non mi viene", bisogna
praticare e sentire la tecnica con il corpo. Se
facciamo questo, comprenderemo a piccoli passi cos’è l’Aikido
ed il nostro progredire sarà uniforme e proficuo.
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ESPERIENZE PERSONALI
Una
tecnica ragionevole è quella in armonia agli occhi di tutti, non
importa chi sia a guardarla. L’Aikido,
visto da occhi inesperti, risulterebbe simile ad una danza;
infatti quei movimenti così fluidi, spesso porterebbero
quest’arte lontana dall’idea di arte da guerra che nonostante
tutto nasconde in se. La mia prima impressione nel vedere
quest’arte fu molto superficiale, non rimasi per nulla colpito,
anzi credevo che tutto fosse una totale farsa, una messa in scena.
In quel periodo praticavo Wing - tsun, uno stile molto
interessante, con principi notevoli, ma forse troppo cruenta. Nel
vedere praticare Aikido, abituato ad un allenamento duro e
decisamente più violento, cercavo di conseguenza la praticità di
quest’arte, ma era difficile da cogliere. Il mio primo giudizio
fu: "È uno stile non efficace, una farsa." Valutai in
breve questa disciplina come un perdi tempo, e senza troppe
difficoltà continuai il mio duro lavoro nel Wing – tsun. Pensavo che un’arte marziale dovesse far
emergere l’aggressività che risiede nel profondo di noi stessi,
infatti, per quanto mi riguarda, cambiavo disciplina in base agli
impulsi di aggressività che mi venivano trasmessi.
Ritenni che il Wing - tsun fosse il culmine o
l’arrivo delle mie esperienze marziali; con essa mi sentivo
soddisfatto e completato. Dopo tanti anni, finalmente, ero
riuscito a trovare una mia dimensione. Nel giro di poco, mi resi conto
dell’efficacia di quest’arte, e capii che poteva rendere
invincibili. Le insicurezze passate finalmente potevo
distruggerle; finalmente riuscii a seppellire tanti anni di
attività sbagliate come la Kick boxing ed il Free fight, senza
sapere che con esse sarebbe caduto presto anche il wing – tsun.
Sicuramente era un modo errato di pensare e
agire, ma senza quelle esperienze sbagliate, penso che mai oggi mi
sarei accostato ed innamorato di questa filosofia di vita. Si dice: "l’appetito vien
mangiando", infatti nel mio caso fu così che avvenne.
Nonostante continuassi a praticare quell’arte
di origine cinese, incominciai a nutrire un certo interesse per
l’Aikido; fu grazie a mio fratello, e alla sua voglia di
trasmettere le sue conoscenze, che in me nacque una irresistibile
tentazione nei confronti di quest’arte.Inizialmente fui attirato dall’etichetta e
dalla disciplina molto rigida, ma nello stesso tempo molto
affascinante; ogni minima situazione aveva il suo rituale e la sua
importanza, persino il keikogi andava piegato in una certa maniera
specifica. Da che queste cose mi risultavano assurde e fuori
luogo, incominciai ad apprezzarle e imitarle pur non praticando
ancora Aikido. I giorni passavano e il desiderio di praticare
era sempre maggiore, infatti bastò veramente poco per coronare il
mio piccolo sogno.
Tutti inizialmente credevano che questa mia
nuova esperienza durasse, come del resto credevo anche io, non più
di pochi mesi Fu una sorpresa vedermi sinceramente appassionato a
quest’arte, continuare con passione e amore. Fu la mia prima
vittoria nello sport e nella vita.
Praticando AIKIDO incominciai a comprendere che
molte delle mie filosofie di vita erano incredibilmente errate e
senza fondamenta, la sete di violenza e la mia ricerca dell’arte
invincibile andò sfumando, avvicinandomi sempre più allo spirito
dell’Aikido. Quando iniziai a praticare, credevo che le mie
esperienze passate mi aiutassero nel crescere, ma capii ben presto
che rendevano il mio apprendimento ancor più difficile. Il mio
corpo era abituato e preparato ad eseguire movimenti del tutto
contrari all’armonioso stile che mi accingevo a studiare. Non
riuscivo a rifiutare la forza e la rigidità che il mio corpo
produceva, pensando che fosse assurdo praticare una disciplina
marziale senza l’uso della forza fisica. Mi sbagliavo.
Nonostante i miei innumerevoli e faticosi
sforzi, mi risultò difficoltoso emarginare la rigidità del mio
corpo. Tutto mi sembrava così semplice e nello stesso
impossibile, la salita era dura ma dovevo farcela. All’inizio, quando tutti sono più bravi di
te, ci si trova su un confine molto labile, tra l’abbandonare ed
il continuare. Mi trovai a dover lottare per apprendere il più
possibile in un ambiente a ma estraneo. Tutto era considerato come
un ostacolo, dai rapporti sociali, all’apprendimento tesso.
Comunque, nonostante le numerose difficoltà,
superai fortunatamente le numerose crisi dovute alla pratica e
scoprii ben presto che l’Aikido era ed è tuttora molto diversa
da tutte le altre arti marziali conosciute precedentemente. Ricordo che in passato servivano pochi mesi di
allenamento, per essere considerato esperto di quell’arte. La pratica dell’Aikido è interessante perché
ci permette di studiare conoscendo sempre nuove verità.
L’allenamento costante influisce sul
carattere del praticante e sulla sua vita, modificandone i lati
oscuri e facendo emergere l’onore che risiede in ogni uno di
noi. Personalmente l’Aikido ha svolto su di me un lavoro
alquanto soddisfacente, sentirsi più sicuri nell’affrontare la
vita, lo reputo già un enorme risultato. L’idea di praticare
un’arte marziale senza dover necessariamente applicarla per
scopi malvagi e avere riscontri pratici, rende in assoluto
valevole la pratica di quest’arte. Questa disciplina rende
sicuri delle proprie capacità e pronti ad affrontare la vita a
testa alta senza indecisioni e debolezze. Certo queste virtù si
acquistano attraverso lunghi anni di sacrifici e di dura pratica, considerando l’Aikido non solo un’arte da guerra ma come una
filosofia di vita.
Le prime impressioni che si presentano in un
giovane praticante sono quelle di perplessità e di meraviglia.
Ogni praticante nel vedere eseguire tecniche di difesa e di
immobilizzazione senza alcun utilizzo di forza gratuita, rende
indubbiamente un po’ increduli. Dall’esterno questi movimenti
sembrano di facile riuscita, anche senza un approfondimento
consono. Questo è vero, infatti pensai la stessa cosa, solo che
durante la pratica, quei movimenti che a prima vista sembravano
così semplici, risultarono del tutto complessi nonostante il loro
ingenuo significato .Spesso movimenti complessi ci risultano facili
da eseguire, mentre movimenti semplici, ci risultano ardui. Ad
esempio la sola azione di camminare spesso può causare perplessità
in un giovane praticante. Questo accade perché non si è abituati a
lasciar muovere il corpo guidato dall’istinto,
oppure perché spesso ogni azione è sostenuta da un quesito, e di
conseguenza da un ragionamento solito fuori luogo.È consigliabile, almeno per i primi tempi di
pratica, esercitare senza chiedersi il perché delle cose,
lasciare che le spiegazioni vengano da se. Spesso nel cammino di ogni praticante
pervengono periodi di stasi durante i quali sembra non progredire
e poi, senza motivo o occasione apparenti, si fa un passo avanti.
Queste sensazioni purtroppo ci rendono deboli e
incapaci di proseguire nel nostro cammino; però sono proprio
queste sensazioni che ci aiutano a crescere ed a modificare il
nostro atteggiamento nei confronti delle avversità giornaliere.
Essere coscienti di avere grosse lacune, ci
stimola ad andare avanti e a far di tutto per colmarle. In genere
sentiamo la nostra preparazione buona o meno buona, in base ai
compagni d’allenamento che preferiamo durante la lezione. Se i
nostri collaboratori sono di un grado non molto elevato, ci
permettono di lavorare senza alcuna difficoltà, ed il nostro
Aikido risulterà eccellente; mentre se ci dovessimo allenare con
dei praticanti esperti possiamo constatare che il nostro livello
di preparazione non è assolutamente avanzato, anzi le lacune da
colmare sono tante. L’importante è non scoraggiarsi, essere
sempre convinti delle proprie capacità ed essere sempre coscienti
che nell’Aikido non si finisce mai di imparare.
Alcuni si allenano assiduamente, ma rifiutano
di praticare con i principianti o con quelli che credono "non
adatti". Anche se progrediscono tecnicamente, la loro tecnica
resterà prigioniera della tecnica.
IL MAESTRO: UNA GUIDA NELLA VITA
È importante, se non fondamentale, lasciarsi
guidare dal maestro senza indugiare e lasciar si che il suo insegnamento ci porti ad intendere il vero significato dell’Aikido.
Questo è valido non solo per quanto riguarda l’Aikido, ma è
altrettanto valido per tutte le discipline marziali degni di
questo nome.
La natura di quest’arte non è affatto
violenta, quindi un maestro che durante i suoi insegnamenti incita
alla violenza, secondo il mio modesto parere, è da considerare
poco affidabile.La figura del maestro esiste da quando esistono
le arti marziali. Nell’insegnamento quindi si tratta di trovare
una propria personalità, un giusto equilibrio, evitando di
assumere comportamenti che imitano apertamente i maestri
giapponesi e nello stesso tempo cercando di non cadere
nell’atteggiamento opposto, volendo a tutti i costi modificare
ciò che è immodificabile.Non credo che l’insegnamento sia una
conseguenza naturale del conseguimento di un grado, o del
raggiungimento di una consistente esperienza marziale. Per
insegnare non è sufficiente la passione e l’amore per l’arte,
è necessario un atto d’amore e l’assunzione di una grande
responsabilità.
Il maestro è l’esempio per tutti i
discepoli, ed è un esempio di forza e saggezza. Il Sensei
dedica la sua vita allo studio delle arti marziali e alla scoperta
della verità, educando lo spirito, cercando la vera essenza delle
arti marziali. È fondamentale seguire ed apprendere tutto ciò
che il maestro ci spieghi, perché il Sensei è colui che
è padrone dell’arte, ed è l’unico che è in grado di
esprimerla con una grande serietà professionale. È importante
che ci trasmetti tutte le sue conoscenze ed esperienze.La figura del maestro deve essere un punto di
riferimento per tutti , una persona al di fuori del normale. Il maestro è l’unione di forza e umiltà, di
determinazione e pazienza, di giustizia e di tolleranza. Requisito
essenziale del Sensei è la maturità, e nel campo delle
arti marziali, la maturità si può ottenere soltanto con il tempo
e quindi una lunga esperienza di pratica. Il maestro deve essere
superiore ad ogni difficoltà ed ad ogni dualismo verificatosi sul
tatami.L’insegnamento è fondamentale perché è
l’unico mezzo con cui si tramanda negli anni la disciplina
marziale, è lo spirito della sua esistenza, quindi, capiamo
l’importanza della pratica.
Secondo gli orientali il maestro deve far
conoscere al discepolo ciò che deve fare e come lo deve fare, ciò
che è giusto e ciò è sbagliato, le regole generali alle quali
ognuno deve attenersi. L’importante è rispettare sempre il
principio basilare dell’Aikido.Nella pratica è importante conoscere i propri
limiti piuttosto che le proprie capacità, infatti l’insegnante
non dovrebbe mai avventurarsi nelle spiegazioni di tecniche che
personalmente non vive come sue, egli dovrebbe essere come un
punto di riferimento per i suoi allievi. La troppa convinzione di
se stessi e la troppa certezza nelle proprie tecniche soffocano la
crescita ed il proprio cammino; soltanto l’incertezza e il
dubbio stimolano il confronto e la voglia di crescere. L’Aikido deve permettere alla nostra persona
di confrontarsi con il resto del mondo, non con lo scopo di
provare la propria superiorità rispetto agli altri, ma cercare
uno sviluppo attraverso gli altri.12 Nella pratica di
questa disciplina è fondamentale la correlazione che si va a
cerare tra gli osservanti. A questo punto è importante ripetere
che la continua crescita di un aikidoka è spesso dovuta
all’accurata attenzione che gli anziani concedo ai meno esperti.
Infatti la comunicazione tra praticanti è fondamentale, bisogna
rendere disponibili ogni tipo di esperienza facendo parlare il
corpo con poca superbia e molto altruismo. Il nostro primo
obbiettivo deve essere quello del miglioramento. Senza la
possibilità di un miglioramento (non esclusivamente tecnico)
tutto sarebbe un inutile e vano sforzo. Praticare Aikido significa
incamminarsi in una strada lunga e senza limiti, pensare di essere
arrivati è la peggiore cosa che possa capitare ad un praticante
perché non avrebbe più futuro.
Durante la lezione, è sicuramente
importante
fare riferimento alla tradizione marziale giapponese, sia perché
le regole comportamentali da rispettare nel dojo sono la
base educativa della pratica, sia perché questo aiuta il
principiante a comprendere il significato di praticare un’arte
marziale. Come ogni arte marziale, l’ikidio ha un
preciso fondamento storico-culturale, che è necessario non
trascurare, altrimenti si corre il rischio di non sapere più di
cosa si sta trattando. Tuttavia, le origini storiche dell’Aikido
non possono costituire un modello solido su cui fondarsi. Voler insegnare significa voler imparare. È
fondamentale cercare negli allievi una fonte di conoscenze,
infatti proprio attraverso questi il maestro ritrova se stesso e
sviluppa le proprie capacità migliorando i rapporti sociali.13La
miglior didattica comunque non può nascere che
dall’insegnamento, la buona esperienza dell’addestramento è
lo strumento più valido che ha a disposizione un insegnante. La
difficoltà degli alunni nel mettere in pratica gli insegnamenti
del maestro, fa riflettere l’insegnante sull’opportunità di
adattare, ampliare o semplificare le spiegazioni.Attraverso l’insegnamento si cresce insieme
agli allievi, i loro errori permettono di comprendere i propri e
sono lo stimolo per migliorare e progredire insieme. Non dimentichiamo che l’Aikido non è
soltanto la via dell’unione corpo – spirito, ma soprattutto la
via dell’unità. Se lo spirito si ferma nel progredire, tutto si
ferma. Lo spirito che respinge gli altri, che non sa accettare le
diverse opinioni, che studia per un individuale progresso, che
riporta tutto al dominio ristretto dell’ego, non può aprirsi
allo stato d’unione con l’universo. Per aiutare un praticante meno dotato occorre
amore e molta pazienza. Per comprendere cosa ostacola il
praticante meno avanzato bisogna approfondire sempre più le
proprie ricerche.
Bisogna vincere in sé lo spirito della
collera, lo spirito della pigrizia, lo spirito della paura. Il più
grande pericolo è l’orgoglio! Non dimentichiamo che
nell’istante in cui nasce l’idea che la vostra tecnica è
buona, si ferma qualsiasi progresso.
LA PRATICA È CRESCITA
"Nel fluire costante del mondo, fermarsi
un istante, vale un ritardo impossibile da colmare". (Tamura
Nobuyoshi)
Inizialmente gli allievi nel proprio studio
individuale, cercheranno di imitare il maestro nei suoi movimenti,
e l’assidua ripetizione permetterà la completa, anche se
imperfetta, assimilazione dei concetti base, fondamentali per uno
sviluppo e per un progredire equilibrato e costante. Solo
successivamente si potrà sviluppare la velocità la precisione e
la potenza. È fondamentale, per un giovane inesperto,
scomporre le tecniche che presentano maggiori difficoltà, in modo
da studiare e comprendere con maggiori risultati, movimenti troppo
complessi. È altrettanto importante correggere non solo
le tecniche errate, ma anche i movimenti inesatti del corpo e la
cattiva respirazione, che spesso, non ci consente di lavorare con
fluidità.
È necessario osservare con molta
attenzione i
movimenti del maestro e di tutti gli anziani, in modo da poter
paragonare, e nel caso correggere i propri movimenti e migliorare
la tecnica. Nel Dojo bisogna osservare grande rispetto per
ogni cosa e per tutte le persone, ricordando che è nel rispetto
la forza del gruppo. Bisogna curare le proprie armi (jo – ken) e
non lasciare che la cattiva manutenzione le faccia rovinare.Le armi sono fondamentali nel lavoro costante
di un aikidoka, consentono lo sviluppo dei riflessi e il
progredire dell’equilibrio fisico.
Lo studio delle armi permette al praticante di
comprendere diversi movimenti a volte complessi. Come ho detto
precedentemente, i movimenti
effettuati con il ken - jo, permettono una maggiore
assimilazione dei movimenti a mani nude.
L’allenamento è lo strumento che abbiamo a
disposizione per abituare il nostro corpo a certi movimenti, in
modo progressivo e graduale, in modo da poter praticare sempre con
minore dispendio di energie e con più fluidità.Però è anche
importante durante l’allenamento sviluppare una propria adeguata
resistenza fisica. Ogni allenamento, credo in tutte le discipline,
nasce per un miglioramento fisico, partendo dall’equilibrio
corporeo, fino ad arrivare allo studio delle tecniche e della loro
complessità. Lo studio di una tecnica, non si fonda
sull’imparare a memoria la ripetizione di certi movimenti; lo
studio di una tecnica, e quindi di conseguenza lo studio di
determinati movimenti, non è altro che uno studio sul proprio
corpo. Sia le braccia che le gambe possono compiere innumerevoli
movimenti, ma è necessario compiere quelli giusti in modo da
evitare quelli sbagliati È altrettanto fondamentale, che le braccia
seguano perfettamente i movimenti dei piedi, in modo da avere
evoluzioni perfette e senza squilibri.
Un’esecuzione sbagliata è spesso conseguenza
di uno scarso controllo del corpo e quindi di conseguenza dei
movimenti che produciamo. Per acquisire un buon controllo del
corpo è indispensabile essere consapevoli di quello che si sta
facendo, in modo da relazionare il nostro movimento con lo spazio
che ci circonda. Una volta acquisito un buon controllo del
nostro corpo, si può incominciare a studiare le tecniche con
tutte le possibili varianti. Queste varianti sono delle sfumature
che rendono l’Aikido unico nel suo genere, infatti queste
piccolissime sottigliezze, a volte impercettibili, trasformano
tecniche svolte sempre con semplicità, in tecniche complesse e
bisognose di una adeguata riflessione puntigliosa e costante.
È importante far crescere l’allievo con
prudenza, senza condurlo in opere più grosse di lui; è
altrettanto importante però farlo crescere facendogli affrontare
gli adeguati rischi e delusioni che comunque presto o tardi
affronterà nella pratica.
"Ai giovani che ancora non hanno la
capacità di comprendere le ragioni, bisogna innanzitutto
insegnare le tecniche del corpo necessarie alla loro età, senza
troppe spiegazioni. Bisogna sviluppare innanzitutto la solidità
delle membra, poi abituarli ad un addestramento spirituale, allo
scopo di orientarli all’apprendimento dell’ultimo stadio.
Questo è il processo dell’addestramento. Se all’inizio senza
che abbiamo acquisito ancora una tecnica sicura si insegna loro
che lo spirito del vuoto fa sorgere naturalmente le tecniche o che
la flessibilità domina la rigidità e la forza, o che
l'apprendimento delle tecniche non è fondamentale, essi perdono
la base stessa della vita e non impareranno né le tecniche
corporee né le tecniche mentali". (Itsusai chozanshui
– Maestro di sciabola)
La vita giorno per giorno ci porta a compiere
azioni naturali; penso che l’Aikido sia una di queste. Ad
esempio, sul tatami, tutti i movimenti, anche quelli più
semplici, ci sembrano assurdi e complessi. Questo accade perché
si è convinti, sul tatami, di trovarsi in un luogo ostile
dove tutto ci risulta complesso ed irraggiungibile; dove bisogna
lottare per la sopravvivenza. Tutto ciò è assurdo. Lo studio
delle arti marziali ci educa alla vita e alla naturalezza.
All’inizio della pratica bisogna uscire dall’ottica marziale e
farsi trasportare dall’istinto, seguendo tutti i consigli del
maestro. È fondamentale inculcare nei giovani il coraggio, il
rispetto e soprattutto le norme da rispettare in un dojo.
Bisogna avere la mente libera da tutti i pregiudizi, purificata da
tutto ciò che possa ostacolare il nostro cammino. Personalmente penso che, nonostante l’Aikido
sia uno stile nobile, e quindi lontano da principi brutali, a
volte, proprio perché si pratica un’arte marziale, sia
necessaria una lieve durezza sia nel fisico che nello spirito.
Questo non nega assolutamente ciò che ho detto precedentemente,
ma rafforza l’idea di arte marziale come disciplina antica da
combattimento. Sinceramente penso che le donne e nella pratica
dell’AIKIDO siano avvantaggiate perché non hanno quella rigidità
naturale che spesso risiede in noi uomini. In genere è l’uomo
che cerca la soluzione di forza usando la prestanza fisica; quindi
capita che naturalmente si irrigidisca non facendolo lavorare come
dovrebbe l corpo. Al contrario la donna, avendo una corporatura
meno robusto rispetto all’uomo, e meno predisposta allo scontro
fisico, ritrova la propria forza non nei muscoli, bensì nella
calma e nella serenità. Per questo ritengo che la donna sia
favorita nella pratica, perché deve evitare, almeno in parte,
quel lungo e difficile lavoro nel rilassare il proprio corpo. È
vero che i metodi per rilassare il corpo e di allenamento, variano
secondo il metodo e la personalità dell’insegnante.
Indubbiamente l’Aikido si modella in base ad ogni praticante, ma
le caratteristiche principali derivano principalmente
dall’insegnamento del maestro. Il carattere e lo spirito
dell’insegnante viene trasmesso di conseguenza nella
preparazione globale di un aikidoka. Ogni maestro darà al proprio
corso l’impostazione più adeguata alle proprie esigenze,
potendo così esprimere le proprie caratteristiche. È necessario una metodologia personale, in
modo da rendere il più serio possibile l’allenamento, creando
così delle minime differenze con le altre scuole. Attraverso gli esercizi di base, ognuno potrà,
prima ancora di apprendere la tecnica, acquisire la conoscenza del
proprio corpo, migliorare il sistema respiratorio e muscolare,
sviluppare l’equilibrio, la coordinazione e la flessibilità.
Personalmente, tutti i successi e gli
ottenimenti futuri, saranno solo delle conseguenze dovute al duro
e costante allenamento. È fondamentale praticare in spazi ridotti
(almeno dopo una formazione adeguata) per acquisire una buona
consapevolezza dello spazio circostante e dei limiti in cui
potersi muovere. È importante creare durante la pratica delle
linee immaginarie da seguire durante l’esecuzione di tecniche,
in modo da migliorare la cognizione dello spazio, e poter eseguire
così un coretto taisabaki.
Questo tipo di allenamento eviterà il pericolo
di causare rischi ed incidenti durante la pratica, soprattutto
quando, nell’esecuzione di tecniche in proiezione, il tatami
è particolarmente affollato, ad esempio durante uno stage.
Imparando a muovere il proprio corpo, sarà più
semplice, un giorno, riuscire ad eliminare dalla nostra
preparazione molti movimenti divenuti inutili.
UKE, UN RUOLO FONDAMENTALE
Il lavoro di entrambi i praticanti in una
tecnica è fondamentale. Spesso si compie il grave errore di
lasciare lavorare solo colui che sta compiendo la tecnica (tori),
senza capire che il ruolo di uke è fondamentale per far si
che tori lavori correttamente. Tramite l’espressione del
corpo bisogna trasmettere al proprio compagno l’energia che
risiede in noi, ad esempio se l’attacco scagliato da uke
non è efficace o magari non sincero, tori, non potrà
certamente concludere il suo lavoro e quindi quella relazione
creatasi, finirà con l’interrompersi.
Tori ed uke, durante l’esecuzione
di una tecnica, divengono come due gocce d’acqua, che al
contatto, si evolvono trasformandosi in una sola. L’Aikido nasce come fonte di difesa, ma se
non esiste un attacco sincero, la tecnica, intesa come proiezione,
non ha ragion d’essere. Proprio per questo penso che l’Aikido
sia uno stile dove la presenza di un compagno d’allenamento si
manifesti come elemento fondamentale, al contrario di molti altri
nobili stili dove l’ausilio di un collega non è vitale. Tutte le tecniche di difesa Aiki si
fondano sull’attacco sincero di un ipotetico aggressore; più si
trasmette energia e movimento nell’attacco, più efficace sarà
il risultato della tecnica. Tuttavia, conoscere già l’attacco,
e sapere di conseguenza i movimenti da eseguire, non fanno dell’Aikido
un’arte ingannevole e quindi impraticabile di fronte ad un
attacco reale ed improvviso. In realtà nella pratica di questo
stile non ci sono schemi fissi, quelli che si studiano non sono
altro che guide per il nostro corpo e per la nostra mente.
L’aspetto affascinante, e fondamentale di
quest’arte, è la mancanza di possibilità, da parte di uke,
di scagliare più attacchi, e da parte di tori, di
replicare la tecnica. 16
È importante chiarire che sul tatami è
solo una simulazione, nella vita reale è un’altra cosa, anche
perché lo scopo dell’Aikido non è certo trovare la vittoria
sul nostro avversario.Nelle antiche battaglie dei samurai, da un
colpo dipendeva la vita o la morte, propria o dell’avversario.
CONCLUSIONI
Praticare arti marziali dunque non significa
soltanto imparare a neutralizzare un avversario, manifestando così
la propria forza, ma significa anche capire e studiare
principalmente il proprio corpo. Spesso si sente dire che chi pratica arti
marziali è un soggetto violento e irascibile. Credo che non sia
affatto così, meglio in molti casi non è così. Chi pratica arti
marziali ha un perfetto controllo del proprio corpo e
difficilmente si imbatte in situazioni spiacevoli e comunque non
arriverebbe mai all’uso estremo della forza. L’artista
marziale riesce a far prevalere la propria forza anche senza
adoperarla. Lo studio delle arti marziali non solo serve a
sviluppare le capacità fisiche, bensì modifica enormemente lo
spirito, rendendolo sicuro e nello stesso tempo sereno. Questo si
ha grazie alle innumerevoli difficoltà cui si va incontro durante
una seria e costante pratica.
Tutto ciò è vero sempre che ci si alleni con
un mastro che non esalti i ragazzi alla cruda e pura violenza, e
che pratichi un’arte marziale dove lo scopo primario non sia
solo la sconfitta di un ipotetico avversario, ma il superamento
delle difficoltà interiori e delle proprie paure. È molto difficile restare calmi in situazioni
difficili soprattutto se ci viene insegnato di reagire con brutale
violenza ad ogni minima avversità. Praticare arti marziali solo per uno scopo di
auto difesa, per alcuni soggetti è giusto, ma secondo me è molto
poco gratificante e formativo. Tutti, inizialmente, credono che lo
studio delle arti marziali renda più forti ed invincibili,
seguendo falsi miti e forse finte illusioni. Ogni principiante,
nell’eseguire, una tecnica si domanda se questa avrà la sua
efficacia in una situazione reale. Uno scontro non simulato certo
non avrà le stesse conseguenze di uno simulato, infatti durante
la pratica tutto sembra facile perché siamo abituati a ricevere
colpi conosciuti e non reali. Cercare di applicare le stesse
tecniche in un contesto estraneo al tappeto d’allenamento, ci
risulterebbe difficile se non impossibile. Questo perché il
nostro ipotetico avversario non si atterrà mai a degli schemi
prefissati e sarà molto più difficile comprendere l’attacco
del nostro avversario. Le tecniche eseguite in una palestra sono
ben diverse dalla eventuale reazione che potremmo avere per
strada. Inoltre l’efficacia difensiva che un’arte marziale ci
vuole trasmettere non dipende da un certo numero di tecniche
assimilate, ma dalla profonda e completa elaborazione di certi
principi che, diventati parte integrante di un modo di essere,
permettono di sapersi muovere nella giusta maniera in ogni
circostanza. L’importanza di saper muovere e gestire il proprio
rende l’Aikido estremamente efficace, infatti se il nostro uke
è di gran lunga molto più pesante e grosso di noi, la dinamica e
la velocità delle nostre gambe ci permetterà di squilibrarlo
continuamente, senza concedergli mai appoggi fissi, e quindi la
possibilità di ritrovare il suo centro e la sua indiscussa forza.
L’efficacia dell’Aikido è dovuta proprio
all’eterno movimento che risiede in ogni tecnica, solo ad un
livello di preparazione nettamente superiore si può concepire una
pratica statica. Per quanto riguarda i praticanti ancora in fase
di crescita si potrà parlare ancora di Aikido dinamico. Una tecnica eseguita senza l’ausilio del
movimento del corpo è certamente inefficace e scorretta, perché
si adopera senza dubbio l’uso della forza, sforzando
ulteriormente la schiena, cosa che nell’Aikido bisognerebbe
certamente evitare. Per far si che una tecnica risulti efficace e
rispettosa dei principi di base, non basta essere abile nei
movimenti, quindi atleticamente validi, ma bisogna osservare
diversi aspetti tecnici fondamentali per la pratica di questa
disciplina. È importante la posizione di guardia detta anche Kamae,
la quale deve ridurre al minimo la superficie del proprio corpo in
modo da concedere al nostro avversario poche possibilità di
scelta per un eventuale attacco. Per Kamae si intende anche
il modo corretto di presentarsi nei riguardi del partener e di ciò
che ci circonda. Senza una buona postura iniziale è molto
difficile dar vita ad un buon Aikido.
Spesso in altre discipline una volta assimilate
le basi, si mutano e si modellano a piacere del praticante. In
Aikido non è affatto così. Bisogna mantenere costantemente le
posizioni corrette apprese nei primi anni di studio, anzi bisogna
sempre migliorarle ma mai eliminarle. Ricordo che durante pratica di sport da
combattimento, le posizioni di base, mutavano nel corso degli
anni, adattandole alle circostanze, e spesse volte modificandole
del tutto.Come prima dicevo, nella pratica dell’Aikido,
è fondamentale il continuo movimento delle gambe e del corpo. Un
modo molto efficace per constatare il proprio livello di preparazione e i propri riflessi, è il Randori.
Letteralmente Randori significa
"Attacco libero". Nella maggior parte dei casi questo
tipo di allenamento è composto da diversi uke che
attaccano nelle maniere più svariate un solo tori, il
quale istintivamente deve riuscire ad evitare tutti gli attacchi
senza recar danno a nessuno. Spesso questo tipo di allenamento
risulta molto difficoltoso, perché l’applicare numerosi
principi, senza conoscere gli attacchi sferrati, rende il tutto
realmente macchinoso e poco spontaneo. Il più delle volte nel Randori si cerca
di neutralizzare l’attacco individuale di un uke senza
prestare attenzione a ciò che ci circonda. È fondamentale
riuscire a controllare i movimenti di tutti nello stesso
frangente. L’attacco sferrato dal primo uke deve
provocare incertezza e sconfitta per gli altri; il corpo di questo
deve fare da scudo per tori, o magari da ostacolo per gli
alti uke. La sincerità dell’attacco deve rendere il
lavoro di tori produttivo, lineare e senza interruzioni. Il
rapporto che si instaura tra tori ed uke è talmente
forte che entrambi, attraverso i movimenti del corpo, ascoltano e
correggono gli errori propri e dell’altro. Entrambi respirano
assieme creando un'unica forza universale. Attraverso una corretta respirazione possiamo
eliminare l’ira e la paura dalla nostra mente e dal nostro
corpo, infatti sappiamo come l’ira e la paura siano causate da
un ritmo respiratorio accelerato e scorretto. Controllare il
respiro certamente aiuta a disciplinare queste sensazioni. Durate una tecnica tori, evitato un
attacco, si trova in contatto con uke, ed il momento dell’inspirazione è il momento in cui si accoglie tutta la
forza e l’energia del proprio compagno, adoperandola come forza
dinamica della tecnica.
"Non ho armatura, benevolenza e dovere
sono la mia armatura."
Il significato delle arti marziali bisogna
ritrovarlo negli insegnamenti saggi dei maestri e nella maturità
acquisita da questi. L’importante è credere nello spirito
dell’arte marziale e ritrovare la serenità in essa. L’arte marziale non è un’armatura dentro
la quale nascondersi, è un’armatura con la quale combattere le
avversità e l’odio. Riconoscersi in questa filosofia, equivale
amare il proprio corpo e la propria natura; una natura da vivere e
non da distruggere. Amate le arti marziali, e queste ve ne saranno
grate.
RINGRAZIAMENTI
Un ringraziamento vivissimo al m° Luigi
Branno, che con i suoi insegnamenti tecnici e di vita, ha reso
possibile la realizzazione di questo scritto. Ringrazio fortemente
mio fratello, il quale, mi ha introdotto ed accompagnato in questa
meraviglioso arte, facendo si che ne uscissi colpito ed
innamorato.
FONTI
--Elena Gabrielli
Morari, "L’Aikido
possibile. Un passo sul tatami" il Calamaio
--Gòzò Shioda, "Aikido Dinamico"
Mediterranee
--Nobuyoshi Tamura, "Etichetta e
Disciplina" Mediterranee
--Stephan Benedetti, "Il libro del
principiante" Mediterranee
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