5° kyu: pensieri, riflessioni e... considerazioni

sull'Aikido   

La vera comprensione si può acquisire solo con la pratica continua, imparando attraverso il corpo, non attraverso il cervello. Se si tenta di comprendere la filosofia Aiki facendo semplicemente delle domande senza muovere il corpo, sarà impossibile arrivare alla reale conoscenza .....

di G.Santorelli

Giuseppe Santorelli, é nato a Napoli nel 1979. Fin da piccolo nutriva una fortissima attrazione per le arti marziali e per gli sport da combattimento; infatti, ad ogni sconfitta scolastica, si contrapponeva una vittoria sportiva.La sua prima gioventù é stata dedicata allo studio di molte discipline come: Karate, Kick-boxing, Savate, Free fight e Wing-chung. Nessuno di queste, però, riuscì ad entrare pienamente nel suo cuore e nella sua vita. All’età di vent’anni ha scoperto la meravigliosa via dell’Aikido, praticando assiduamente nella U.I.S.P. A.R.C.A., sotto la direzione del m° Luigi Branno e conseguendo il 5° kyu.

SOMMARIO

--Filosofia dell’universo

--Aikido e tradizione

--L’Aikido come difesa personale?

--Misogi

--Disciplina e pratica

--La respirazione è potenza

--La ragione nemica

--Raffronti col passato

--Violenza gratuita

--Il corpo

--Esperienze personali

--Il maestro, una guida nella vita

--La pratica è crescita

--Uke, un ruolo fondamentale

--Conclusioni

--Ringraziamenti

--Fonti

 

FILOSOFIA DELL’UNIVERSO

"Sono l’universo e quindi nessuno può attaccarmi".

Questa frase, nella sua paradossale comprensione, nasconde ragionamenti molto profondi d’origine filosofica.Ogni soggetto é definibile universo perché parte integrante e costitutiva di esso; così come l’oceano è la mescolanza di una moltitudine di gocce, che prese singolarmente, sono definibili oceano perché parte integrante e costitutive di esso.Rispettando questa filosofia risulta quindi impossibile ipotizzare una qualunque aggressione da parte di un soggetto verso un suo simile.Indubbiamente questa forma di pensiero non viene accettata da tutti, anche perché si tratta di culture orientali completamente sconosciute alla nostra tradizione occidentale.Un soggetto non può aggredire se stesso, allo stesso modo l’universo non può distruggere se stesso.Seguendo questo ragionamento, si può dedurre che un uomo non può attaccare un altro uomo perché essendo entrambi parti integranti dell’universo, l’ipotetico attacco si andrebbe a dissolvere nel nulla.Secondo la tradizione e la filosofia orientale, questa calma illusoria che veniva a realizzarsi, era ostacolata e combattuta dall’odio, una forza demoniaca, che trasformava campi di grano in campi di battaglia.Questa filosofia, pur se combattuta da questa dura brutalità, rimase viva e trovò un alleato fedele con il quale continuare la lotta per migliorare il mondo.L’Aikido fu la materializzazione di un pensiero filosofico, fu la giusta risposta ad una brutale violenza; l’Aikido fu, ed é tuttora la via da seguire per il raggiungimento dell’amore eterno.A violenza barbara L’Aikido risponde con assoluta delicatezza, a cieca irritabilità L’Aikido risponde con consapevole freddezza; la furia cieca di un corpo allo sbaraglio viene controllata con semplice fermezza.La serenità, la calma, la delicatezza, l’amore, il controllo, sono le caratteristiche principali di un arte marziale definita "La via per il raggiungimento dell’armonia mentale fisica."L’Aikido, non può essere definita più o meno efficace di un’altra arte marziale, é semplicemente difforme; differisce nella concezione della persona che un praticante acquisisce durante la vita.Nella mentalità di un aikidoka non soggiorna la sete di competizione, l’aspirazione ad essere il più forte, l’assillo del male, ma la semplice volontà di voler cambiare il mondo partendo dall’uomo.

 

AIKIDO E TRADIZIONE 

L’arte che si studia oggi in tutto il mondo, nasce dall’ uso della katana (spada giapponese) e del jo (bastone).Tutti i movimenti derivanti dall’uso di queste armi, danno origine all’Aikido sguarnito attuale. Le tecniche a mani nude quindi nascendo dall’uso delle armi, hanno come fondamento un profondo e lungo studio delle tecniche armate.I movimenti eseguiti a mani nude, adottano gli stessi principi dei movimenti eseguiti con le armi, infatti la mano dell’aikidoka viene anche chiamata te-gatana (mano spada).L’Aikido si basa sul principio di taglio. La spada viene impugnata come se fosse un rasoio affilatissimo, è fondamentale una presa solida, ma non istericamente incontrollata.L’efficacia di una buona presa é data dalla chiusura del mignolo sull’ estremità dell’impugnatura della akatana, al contrario l’inadeguata chiusura del mignolo, non permette una corretta esecuzione del movimento, e quindi la possibilità di poter perdere il controllo della spada.Ancora oggi in Giappone, in alcuni clan della mala vita, é rimasta come usanza l’amputazione del mignolo come punizione al mancato rispetto di alcune regole ben precise. Questo sta a significare come siano importanti le tradizioni e i costumi per gli orientali. Volendo proporre un raffronto con la cultura celtica, possiamo subito constatare i differenti principi utilizzati dai guerrieri durante le antiche battaglie. Anche se lo scopo ultimo era il medesimo, ogni popolo lo raggiungeva attraverso uno studio di principi ben preciso. Questi popoli adottavano esclusivamente principi di forza, infatti possiamo notare come le armi celtiche si mostrino del tutto sproporzionate rispetto a quelle orientali. Si può constatare che l’uso di queste armi era del tutto incontrollato. Tutti conoscono le famose spade celtiche, dal peso indescrivibile, che una volta scagliate in battaglia contro un rivale, era pressoché impossibile ritornare a colpire con un nuovo fendente. La differenza più evidente che possiamo rapportare alla cultura orientale é proprio il modo di maneggiare le armi; infatti gli orientali basandosi sempre sul principio di taglio, quindi di leggerezza, non solo adoperavano armi leggerissime e maneggevoli, ma una volta scagliato un colpo, avevano sempre la possibilità di poterlo replicare, grazie all’estrema freddezza e calma con cui affrontavano la vita ed il combattimento. Un’altra caratteristica fondamentale che differenzia l’arte dei samurai da quella dei barbari é la possibilità di poter gestire l’attacco di più persone nello stesso frangente, e poterli sovrastare con un numero limitatissimo di colpi.

 

L’AKIDO COME DIFESA PERSONALE? L’AIKIDO può essere considerato "difesa personale?" Molti cercano nell’arte marziale una sicurezza, un’armatura dove nascondersi e proteggersi dal mondo circostante.La mancanza di fiducia in se stessi non deve essere nascosta, ma è opportuno esternarla e combatterla; bisogna incominciare a capire che il vero nemico da cui bisogna difendersi é la nostra paura del mondo.Il vero nemico da combattere è dentro di noi.

Avendo detto tutto ciò, risulta difficile capire perché un uomo debba sacrificare un’ intera vita nello studio di tecniche estreme di difesa personale, solo allo scopo di apparire più forti e sicuri, sperando in un eventuale rissa che forse potrebbe anche non accadere. Esternare con soddisfazione la propria forza, è sintomo di debolezza e insicurezza; trovare nella debolezza altrui una soddisfazione personale, non è altro che pura follia. Il vero valore interiore si manifesta attraverso l’amore e attraverso la purezza dello spirito. La reale forza di un uomo non si esterna attraverso la forza muscolare, o la brutalità, ma per mezzo dell’essenza e della razionalità.

Ritornando al concetto di difesa personale, bisogna dire che l’Aikido essendo stata utilizzata in passato come arte da guerra, é indubbiamente chiaro che anche essa avrà la sua efficacia, e potrà quindi essere intesa o magari utilizzata come difesa personale; ma difesa personale da chi?

Forse le nostre paure divengono così imponenti che assumono forme e nomi?

L’aikidoka, attraverso le vie del budo e dello zen, studia come far trionfare la pace e l’ armonia nel mondo, quindi sembra assurdo come possa nello stesso tempo acquisire tecniche estreme di difesa personale, ed utilizzarle contro il prossimo. Cercando di distruggere o ferire un nostro simile, non si avrà altro che la nostra distruzione; arricchire la sete di violenza e di vendetta, non servirà a placare l’insicurezza e la paura che dimora dentro noi. La pratica dell’Aikido può essere piacevole per chi la pratica, ma devastante per chi la subisce, infatti alcuni stili d’AIKIDO, si basano sulle torsioni e lavorano maggiormente sul dolore; ma è importante chiedersi il perché di certe azioni. Studiare tecniche e principi che si fondano sul dolore o sulla forza, e pressoché inutile e inefficace. È facilmente spiegabile e comprensibile che una tecnica imperniata sul dolore è assurda; non tutti gli esseri umani hanno la medesima resistenza al dolore, quindi la stessa tecnica potrebbe riuscire o meno, in base all’avversario che ci troviamo di fronte.

Una tecnica reale con solidi principi permette la sua esecuzione ad ogni tipo di soggetto, robusto o gracile, uomo o donna, giovane o anziano.  Quasi tutte le scuole D’Aikido, non soffermano i loro studi sui cosiddetti tsuki (colpi), infatti quest’arte é conosciuta proprio per la sua indifferenza ai colpi. L’Aikido non studia come poter distruggere un uomo, ma studia come poterlo migliorare attraverso movimenti armoniosi; questo ci fa comprendere l’inefficacia dello studio dei tsuki, anche perché uccidere un uomo con un colpo é facile, gestire invece il suo corpo e la sua rabbia non é assolutamente semplice.

È importante ribadire che in quest’arte marziale si parla di indifferenza ai colpi, e non di assenza; infatti è impensabile poter iniziare una tecnica senza un attacco da parte uke. Questo attacco può essere sferrato in tutte le possibili maniere, attraverso prese, tsuki di gambe e di braccia ecc. L’indifferenza agli tsuki durante la pratica è fondamentale. Vi immaginate cosa potrebbe mai succedere se, durante un allenamento, tutti i colpi celati dietro le tecniche di immobilizzazione venissero scagliati realmente contro i nostri compagni di allenamento? La risposta è semplice: Le numerose lesioni non consentirebbero un allenamento continuo e costante, il nostro corpo invece di progredire, incomincerebbe a regredire e non si avrebbe più la possibilità di studiare serenamente.

"Usa il tuo Aiki e attiva e manifesta ogni potere: porta pace intorno a te, crea un mondo più bello" (Morihei Ueshiba)

 

MISOGI

Misogi: Purificazione del corpo e della mente.

O.Senseì affermava che il misogi, "purificazione del corpo e della mente" fosse il cuore dell’Aikido. La purificazione veniva utilizzata, e ancora oggi così avviene per acquietare lo spirito, raggiungere il divino, allontanare ogni malizia, egoismo e cattiveria. Secondo Morihei Ueshiba, sia per una corretta purificazione, che per una corretta pratica, si deve sempre essere grati dei doni ricevuti dall’Universo, da Madre Natura, dalla tua famiglia, e dagli esseri umani tuoi simili. Bisogna assestare lo spirito e unire la mente (Chinkon-Kishin).

O.Senseì incoraggiava i suoi allievi a praticare tutti i giorni il Chinkon-Kihsin, per comprendere l’Aikido sia nel corpo che nello spirito, infatti insegnava che questa forma di purificazione giovava per percepire la luce della conoscenza, per comprendere la forma fisica delle cose, per sentire in che modo l’universo si muove: la sua forma, il suo colore e le sue vibrazioni.

"Unite il vostro respiro con quello del Cielo e della Terra e divenite così il respiro stesso della vita. Trovate sempre il vostro centro nell’Universo, mantenete sempre la mente chiara e brillante come il cielo immenso, il grande oceano e le cime più alte liberi e vuoti"

Il misogi esteriore viene in teso come uno scroscio d’acqua sul corpo per lavare via le impurità; il misogi interiore é una disintossicazione degli organi interni attraverso una profonda respirazione, il misogi spirituale é la pulizia del cuore per purgarsi di ogni malizia.

"L’unica cura per il materialismo é la purificazione dei sei sensi (occhi, orecchie, naso, lingua, corpo e mente). Se i sensi sono impuri la nostra percezione é distorta. Più essa é distorta più i nostri sensi sono contaminati. Questo crea disordine nella nostra vita e nell’universo intero. Questo é il più grande dei mali. Per proteggere il mondo dobbiamo in primo luogo difendere noi stessi nella contaminazione."

Praticando con sincerità l’Aikido, pensieri e sentimenti negativi spariranno spontaneamente. La pratica quotidiana permette al divino che é in te di risplendere sempre più radioso. Non bisogna preoccuparsi degli errori o dell’abilità degli altri. Non bisogna agire in modo innaturale o calcolato. Bisogna affidare il cuore all’Aikido, non necessità criticare gli altri Maestri o le altre scuole. L’Aikido comprende tutto e purifica ogni cosa.

 

DISCIPLINA E PRATICA

La disciplina

"Se il tuo cuore é sincero le tue tecniche saranno corrette."

Quest’arte é caratterizzata, come del resto quasi tutte le culture marziali nipponiche, da una forte disciplina, la quale tende a migliorare l’essere umano. Queste regole di comportamento, che a mio parere non sono assolutamente rigide, consentono la pratica in armonia, rendono il singolo parte integrante e costitutiva del tutto.

Sul tatami (tappato di allenamento tradizionale) non risiede la presunzione, la cupidigia, la violenza, l’odio, la voglia di emergere sull’altro, vivono esclusivamente sentimenti d’amore, di rispetto e di pace, si cresce e si matura assieme: le mie conoscenze servono per il miglioramento degli altri.

L’abbigliamento dell’aikidoka è caratterizzato dal classico keikogi (abito tradizionale giapponese) e dall’ hakama (ampi pantaloni, ereditati dal costume tradizionale dei samurai). Hakama, detta anche gonna pantalone, veniva utilizzata per nascondere i movimenti dei piedi, fondamentali per corretto attacco e per una adeguata difesa. L’akama viene indossata dagli studenti dan, mentre gli studenti kyu indossano il tradizionale chimono con cintura bianca. Durante l’allenamento gli studenti kyu indossano sempre la cintura di colore bianco. In caso di stage, ogni aikidoka potrà indossare la cintura che identifica il suo grado di preparazione; questo per evitare che faccia da uke (colui che attacca) ad un grado assai più elevato Questo per evitare che si corri il rischio di procurarsi danno. La lezione si svolge interamente sul tatami ed inizia con il consueto saluto alla foto del fondatore e al maestro. Gli allievi attendono l’arrivo del proprio insegnante in posizione seiza (concentrazione in posizione seduta); il suo arrivo è preceduto da silenzio e concentrazione, tutti assieme salutano con un inchino il fondatore successivamente gli allievi salutano il maestro sempre con un inchino. Non tutte le scuole di Aikido seguono lo stesso rituale, infatti è usanza anche battere le mani quattro volte dopo essersi inchinati al fondatore. La lezione ha inizio con un breve ma fondamentale riscaldamento che prepara la mente e il fisico ad un costante impegno durante la pratica. In alcuni dojo il riscaldamento viene effettuato dagli allievi prima della venuta del maestro; questa usanza è riscontrabile nella pratica orientale. In Giappone è usanza effettuare la lezione nel massimo silenzio, il maestro non instaura nessun tipo di rapporto con gli allievi kyu, manifesta poche attenzioni solo agli allievi più anziani. Questo ci fa capire che la preparazione di un aikidoka viene ritardata di moltissimo rispetto ai giorni nostri, dove il maestro instaura un rapporto di fiducia e di rispetto reciproco con gli allievi. I praticanti vengono divisi in due categorie: anziani e giovani. Si esegue un lavoro specifico per ogni gruppo; i giovani studiano i movimenti di base, gli attacchi principali e gli squlibri iniziali, mentre gli anziani studiano principi di tecniche avanzate. Non bisogna però dimenticare che, sia gli anziani che i giovani, non sospendono in nessun caso lo studio dei movimenti di base. La base è fondamentale. Una buona base permette un buon Aikido. In alcune scuole (non tutte) si studiano i movimenti principali dell’uso delle armi (katana-jo); questi movimenti di base vengono anche detti kata. L’uso delle armi è basilare per una crescita corretta e plenaria del praticante; attraverso questo studio è possibile capire la vera essenza dell’Aikido.

I gradi nella gerarchia dell’ AIKIDO si dividono in: 6 grado kyu (rokku) 5 grado kyu (gokyu), 4 grado kyu (yonkyu), 3 grado kyu (sankyu), 2 grado kyu (nikyu), 1grado kyu (ikkyu), 1 grado dan (shodan),2 grado dan (nidan), 3 grado dan (andan)s, 4 grado dan (yodan), 5 grado dan (rokudan), 6 grado dan (shichidan) etc...

Il settimo dan si attribuisce ad un aikidoka in base alla ricerca ed allo sviluppo che ha fornito alla pratica dell’Aikido. Ad esempio il famoso attore cinematografico Steven Seagal, esperto studioso di quest’arte, raggiunse il settimo dan grazie ai suoi films, dove, attraverso questi, riuscì a diffondere l’Aikido in tutto il mondo.

 

La pratica

La pratica dell’Aikido è fondamentale per una esecuzione perfetta delle tecniche, infatti la sola conoscenza di libri tecnici e filosofici dell’ arte non consentono al praticante nessun riscontro concreto di ciò che è veramente. I requisiti essenziali per poter conseguire un esame, sono proprio il numero di ore di pratica, infatti per poter conseguire l’esame di sesto kyu è necessario un numero di ore pari a sessanta. Proseguendo con gli esami si moltiplicano le ore di allenamento fino ad arrivare ad un anno di pratica per poter conseguire l’ esame di shodan.

Avere buona tecnica significa raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo. Sostanzialmente si realizza usando la forza del proprio avversario a suo svantaggio, quindi ad esempio se l’aikidoka viene spinto, si induce il suo corpo nella direzione dell’attacco in modo da assecondarlo e sommare la propria forza a quella dell’avversario. Allo stesso modo, se viene tirato, aggiunge il suo peso inerziale muovendosi nella stessa direzione di chi tira, in modo da prendere così il controllo dell’avversario. 

Le tecniche dell’AIKIDO sono classificate: tahciwaza (entrambi i contendenti in piedi), suwariwaza (entrambi seduti), hanmihantachi waza (uno in piedi e uno seduto). Questi gruppi sono suddivisi a loro volta in tecniche di proiezione e tecniche di immobilizzazione. Sebbene l’Aikido sia comunemente praticato in forma di kata, ciò non significa che i movimenti siano irreali, al contrario, ogni ripetizione deve essere efficace. La sostanza dell’allenamento di quest’arte prevede che entrambi i partner perfezionino i loro movimenti cercando di applicare una forza effettiva all’attacco e di eseguire quindi correttamente le tecniche. Quindi applicando con proprietà le tecniche, non sono richiesti sforzi inutili, infatti nessuna tecnica richiede una forza fisica eccezionale.

Dunque, poiché quest’arte va praticata senza dispendio di energie eccessive, è consigliabile a persone di qualsiasi età, senza distinzione di sesso. I movimenti del corpo devono essere eseguiti nella maggior calma e fluidità possibile, in modo da non irrigidire il fisico e rendere goffi ed inefficaci i movimenti. La flessibilità del corpo non solo ci permette di evitare un duro impatto, ma ci permette di gestire il nostro avversario ed i suoi movimenti prima, durante e dopo l’attacco. Gestire l’avversario non significa ucciderlo, infatti come ho detto precedentemente uccidere un uomo è più semplice che gestirlo senza recargli danno.

Gestire un corpo denota la possibilità di poterne controllare i movimenti. Gestire il corpo di un avversario significa non solo poterne controllare i movimenti, ma anche poterlo immobilizzare.L’Aikido basa tutti i sui principi sull’idea di controllo, ad esempio se uke attacca violentemente tori, senza prestare attenzione alla forma, ma adoperando solo forza ed irruenza, si verificherà un chiaro esempio di totale controllo da parte di tori. Questo avviene perché l’Aikido risponde con estrema delicatezza ad ogni tipo di attacco sferrato con brutalità. Una tecnica sferrata con estrema violenza, non può esser controllata se non con somma leggerezza. La leggerezza, o delicatezza, rende possibile un buon controllo, perché permette ad uke di scagliare fino in fondo la tecnica, senza poter percepire minimamente le intenzioni di tori. Al contrario se l’attacco sferrato dovesse essere ostacolato dalla durezza, sarebbe impossibile effettuare un buon movimento di gambe, e quindi concludere la tecnica attraverso l’uso della schiena.

L’importante è tenere sempre il corpo in movimento, infatti il movimento delle gambe è fondamentale. Un buon movimento di gambe rende l’esecuzione della tecnica perfetta ed infallibile, inverso per questo motivo i samurai indossavano l’hakama, la quale, con la sua larghezza non permetteva la visione dei movimenti dei piedi.

L’esecuzione di un buon taisabaki permette all’aikidoka di gestire perfettamente il proprio corpo e quello dell’avversario. Controllando bene il proprio corpo ed i propri movimenti, è evidente che un qualunque attacco può essere gestito con maggiore semplicità e sicurezza. Un entrata corretta con le gambe nell’attacco dell’avversario consente una perfetta neutralizzazione e nello stesso tempo permette all’aikidoka di restare sempre in linea con il suo centro e quindi poter vanificare un nuovo attacco. L’aikidoka durante la pratica deve liberare la mente, non pensare, lasciare andare il corpo, far si che l’istinto guidi i movimenti. E’ altrettanto importante riuscire a sentire ciò che accade intorno, riuscire ad essere sempre vigili in qualunque momento ed in qualunque circostanza. Fondamentale è l’armonia che si va a creare con il compagno d’allenamento; entrambi si arricchiscono col finire della pratica, entrambi si allenano non per dominare l’altro, ma per crescere insieme in un cammino comune.

L’armonia che si va a creare durante la pratica, è tale, proprio perché non esiste violenza e competizione.Quest’armonia rende l’Aikido simile ad una danza, dove entrambi i praticanti, conoscono i movimenti da effettuare; dove uke, comportandosi onestamente, rilassa il proprio corpo in modo da far lavorare tory in maniera fluida e senza contrasti.

La costante pratica di quest’arte consente non solo di poter gestire tutti gli attacchi, ma di poter gestire anche tutte le situazioni dove la violenza non è richiesta. L’uso della forza spesso risolve ciò che risulta difficile chiarire con le parole, ma chi acquista una forza interiore abbastanza solida da poter governare anche il corpo, risulterà molto più semplice governare tutte le situazioni di disagio senza l’ausilio della violenza.

L’Aikido, proprio per la sua complessa filosofia, è divenuta un’arte marziale per pochi. È ben chiaro che tutti possono intraprendere la praticare di quest’arte, ma solo pochi entrano pienamente nella spiritualità intrinseca dell’arte.

Spesso le persone cercano in queste attività un riscontro pratico, curando poco l’aspetto filosofico e soffermandosi molto sull’aspetto pratico delle tecniche più efficaci. Questo è uno dei principali motivi per cui gli atleti abbandonano l’Aikido per una disciplina altrettanto interessante, ma con principi molto scostanti da quelli di pace e armonia universale.

 

LA RESPIRAZIONE È POTENZA

"Tutti gli esseri viventi assorbono ossigeno ed espellono anidride carbonica. Questa azione si chiama kokyu. Un buon kokyu è lento, profondo, lungo e fatto naturalmente. È dunque una respirazione addominale.

All’inizio è bene insistere sull’espirazione e lasciare che l’aspirazione venga da sé. La respirazione si fa con il naso. S il ritmo respiratorio è perturbato, utilizzare la bocca per ristabilirlo. L’inspirazione si fa con la bocca chiusa, i molari leggermente serrati, la lingua in contatto con il palato. I debuttanti contano mentalmente per regolare l’espirazione e l’inspirazione. Durante l’inspirazione l’ano è chiuso, immaginate che l’aria scenda più in basso dell’ombelico. Nella pratica del budo, avviene che l’inspirazione sia rapida, che si tenga l’aria nei polmoni, che si abbia il bisogno di rigettarla rapidamente o al contrario lentamente durante l’esercizio,, bisogna prestare molta attenzione alla padronanza del kokyu. Kokyu non consiste solamente nel rinnovare l’aria nei polmoni, a rigettare le impurità. È necessario durante la pratica d’aver la coscienza di riempirsi di nuovo di un ki puro. Il ki così immagazzinato esce con potenza quando il bisogno si fa sentire. Questo irradiamento costante di ki è lo shisei giusto." (Nobuyoshi Tamura)

Come precedentemente ho detto, l’Aikido forma il fisico non solo nel combattimento, cioè nella guerra, ma anche e soprattutto nella vita. Ad esempio lo studio e la pratica di quest’arte, si basa fondamentalmente sulla respirazione: kokyu; una profonda e corretta respirazione consente all’aikidoka di poter gestire il proprio corpo , le proprie sensazioni ed i propri istinti, nelle situazioni di maggior pericolo. Quindi una corretta respirazione consente all’organismo di poter far affluire il sangue in maniera ben distribuita in tutto il corpo, senza creare eccessi e quindi tensioni nei muscoli.

Una profonda respirazione, rende la tecnica più efficace, infatti questa, proiezione o immobilizzazione che sia, va eseguita in un unico movimento e con un'unica espirazione.Se la respirazione viene interrotta, la tecnica ne subirà le conseguenze, perdendone in potenza ed efficacia. L’espressione della potenza viene dettata da un buon kokyu.

Una profonda respirazione consente al corpo di rilassarsi e quindi di evitare tensioni inutili. Questa fase è considerata la più importante di tutta la pratica e quindi di conseguenza va effettuata con maggiore attenzione durante tutta la pratica; bisogna liberare la mente, sentirsi al centro dell’universo e partecipi di ogni movimento.

 

LA RAGIONE NEMICA

È importante essere presenti col corpo e lucidi con la mente, l’istinto deve guidare il nostro corpo il quale non deve esser  condizionato dalla ragione. Ogni qual volta si agisce perché si è pensato, sicuramente scaturirà un movimento rigido e senza successo. La ragione, nell’ambito della pratica di quest’arte, ostacola la spontanea volontà del corpo, creando così un naturale freno per i nostri movimenti. Durante una situazione di pericolo è molto difficile gestire il proprio corpo perché si cerca di ragionare troppo. Questo è vero per un semplice motivo: il tempo.Durante un ipotetico scontro fisico il tempo a disposizione è molto limitato e quindi in poche frazioni di secondi è pressoché impossibile individuare il tipo di attacco, elaborare un’adeguata difesa e nello stesso tempo rimanere lucidi e calmi. Tutto questo risulta enormemente difficile da immaginare e di conseguenza da applicare. Ci risulta il tutto ancora più assurdo se nella stessa situazione ci vengono sferrati più attacchi simultanei. Per questo motivo, a mio avviso, è fondamentale nella pratica dell’Aikido e nello studio di tutte le altri arti marziali, lasciarsi guidare dall’istinto, dando così libero sfogo al corpo.Cosa molto importante è però non confondere l’attività del dojo, con la vita pratica e con le situazioni reali.

 

RAFFRONTI COL PASSATO

Lo studio di quest’arte si svolge in diversi modi: è fondamentale praticare costantemente credendo in ciò che si fa e rispettando il lavoro degli altri. Oltre alla pratica è fondamentale studiare e leggere molto libri sulla cultura orientale e sulle origini dei samurai. Questa seconda fase della preparazione di un aikidoka è fondamentale quanto la prima, perché cementa le basi di uno studio effettuato nel dojo. Capire la cultura nipponica e degli antichi samurai, rende, a mio parere, più semplice la comprensione di molti movimenti, che senza questi approfondimenti, risulterebbero assurdi e senza una spiegazione logica. Ad esempio lo studio dei kata di base e delle tecniche di neutralizzazione si impostano maggiormente su delle prese.

Moltissimi praticanti, (me compreso) agli inizi della propria carriera, non si spiegano il perché delle prese, definendole strane ed inefficaci. Il più delle volte c si domanda chi mai incomincerebbe un attacco afferrando il polso del proprio avversario. Questa frase fonda in una ignoranza giustificata, che non permette di conoscere la reale verità. I samurai anticamente combattevano con le armi, armi corte e armi lunghe, bastoni e coltelli. L’unico modo per evitare che un guerriero estraesse la spada per poi colpire era quello di afferrargli il polso in modo da impedirgli il movimento di estrazione dell’arma. Da questo nascevano tutte le tecniche di neutralizzazione Aiki.

L’Aikido praticato attualmente è del tutto differente da quello applicato in battaglia dai samurai. Per prima cosa è importante sottolineare che l’Aikido pur se disciplina filosofica, è nata da una idea di difesa e per uccidere in battaglia; non ci dimentichiamo che quest’arte è la semplice evoluzione del combattimento armato dei samurai. Quindi anche essa, come del resto molte altre arti marziali, contengono diversi fattori di violenza. La differenza tra i due modi di praticare è semplice ed evidente; l’antico Aikido si basava sulla sopravvivenza, mentre l’Aikido attuale si pratica per arricchire il nostro spirito e la nostra vita.

Da questa prima differenza ne susseguono delle altre, ma sempre legate alla situazione storica; infatti anticamente essendo costretti a difendere la vita, molti principi venivano trascurati, mentre venivano studiati prevalentemente quelli più efficaci. Oggi si studiano allo stesso modo entrambi i principi, in modo da avere una preparazione completa ed uniforme. Un aikidoka quindi, senza una adeguata cultura, o anche senza una adeguata preparazione costante, può considerarsi non completo. Un vero aikidoka si può considerare tale quando il corpo e lo spirito si fondino assieme, emanando una tale armonia da sconfiggere ed oltrepassare ogni male.L’efficacia dell’Aikido viene riscontrata non solo nella capacità di sapersi difendere, ma soprattutto nella formazione spirituale che il praticante acquisisce nel corso della sua carriera.

 

VIOLENZA GRATUITA

Il costante allenamento di un aikidoka lo sottopone a regole e comportamenti non sempre semplici da rispettare.

Nel dojo risiede una disciplina rigida che ,rispettata in tutte le sue sfumature, riflette anche nella vita di tutti i giorni le sue conseguenze. È fondamentale il rispetto reciproco ma é soprattutto importante nei confronti degli anziani, da cui bisogna assimilare attentamente ogni insegnamento. È fondamentale non infrangere il silenzio creatosi durante il corso della lezione, così come è altrettanto importante non acquisire atteggiamenti ostili e provocatori nei riguardi del maestro e di qualunque praticante. Come precedentemente ho spiegato nell’Aikido non esistono vincitori o perdenti, nel dojo tutti sono uguali e proprio per questo motivo non esistono competizioni. La pratica dell’Aikido non può ridursi allo sviluppo della forza per ferire l’antagonista o per evitare di risultare inferiore, nell’Aikido la vera potenza nasce proprio dal mancato uso della forza.15 L’uso della forza ci condanna alla sconfitta, perché nel nostro cammino presto o tardi incontreremo sempre un uomo più forte di noi. Al contrario, esistono discipline come ad esempio il jiu-jitsu, che nonostante l’enorme somiglianza con l’Aikido, si esprime soprattutto attraverso competizioni, per di più interdisciplinari. Queste competizioni dette "No-hold-barred", ma più comunemente "Free fight o Close combat", si sono create strada nel mondo delle competizioni sportive grazie alle manifestazioni gratuite di brutale violenza e per il mancato rispetto di tutte le tradizioni e filosofie marziali che sussistono alla base di tutte queste discipline. Infatti i principi del budo sono totalmente estranei a quelle competizioni "senza esclusioni di colpi" ormai famosissime in tutto il mondo. C’è un detto che recita:" Per apprendere delle nuove nozioni di vita bisogna indagare nel passato". Tutto il mondo delle arti marziali si basa su di un passato ben saldo come riferimento per poter progredire. Queste competizioni estreme non hanno pilastri nella storia, e quindi non avendo tradizioni sono destinati a crollare.

 

IL CORPO

Anticamente si praticava il Bujutsu (allenamento ascetico), ciò vuol dire che se non si comprendeva l’insegnamento del maestro, si doveva continuare a praticare finché il concetto espresso non fosse divenuto chiaro nella mente. Spesso si dice: "se non capisci domanda." A mio parere questo è sbagliato. Prima di domandare credo che si debba tentare da soli di trovare il significato delle parole o degli insegnamenti dell’istruttore. Se facciamo in modo che ci spieghino sempre tutto, possiamo capire, ma in questo modo sarà difficile assimilare e crescere. La vera comprensione si può acquisire solo con la pratica continua, imparando attraverso il corpo, non attraverso il cervello. Se si tenta di comprendere la filosofia Aiki facendo semplicemente delle domande senza muovere il corpo, sarà impossibile arrivare alla reale conoscenza e sapere la realtà della pratica.. Pertanto, prima di dire cose come: "ma se lo faccio così non mi viene", bisogna praticare e sentire la tecnica con il corpo. Se facciamo questo, comprenderemo a piccoli passi cos’è l’Aikido ed il nostro progredire sarà uniforme e proficuo.

 

ESPERIENZE PERSONALI

Una tecnica ragionevole è quella in armonia agli occhi di tutti, non importa chi sia a guardarla. L’Aikido, visto da occhi inesperti, risulterebbe simile ad una danza; infatti quei movimenti così fluidi, spesso porterebbero quest’arte lontana dall’idea di arte da guerra che nonostante tutto nasconde in se. La mia prima impressione nel vedere quest’arte fu molto superficiale, non rimasi per nulla colpito, anzi credevo che tutto fosse una totale farsa, una messa in scena. In quel periodo praticavo Wing - tsun, uno stile molto interessante, con principi notevoli, ma forse troppo cruenta. Nel vedere praticare Aikido, abituato ad un allenamento duro e decisamente più violento, cercavo di conseguenza la praticità di quest’arte, ma era difficile da cogliere. Il mio primo giudizio fu: "È uno stile non efficace, una farsa." Valutai in breve questa disciplina come un perdi tempo, e senza troppe difficoltà continuai il mio duro lavoro nel Wing – tsun. Pensavo che un’arte marziale dovesse far emergere l’aggressività che risiede nel profondo di noi stessi, infatti, per quanto mi riguarda, cambiavo disciplina in base agli impulsi di aggressività che mi venivano trasmessi.

Ritenni che il Wing - tsun fosse il culmine o l’arrivo delle mie esperienze marziali; con essa mi sentivo soddisfatto e completato. Dopo tanti anni, finalmente, ero riuscito a trovare una mia dimensione. Nel giro di poco, mi resi conto dell’efficacia di quest’arte, e capii che poteva rendere invincibili. Le insicurezze passate finalmente potevo distruggerle; finalmente riuscii a seppellire tanti anni di attività sbagliate come la Kick boxing ed il Free fight, senza sapere che con esse sarebbe caduto presto anche il wing – tsun.

Sicuramente era un modo errato di pensare e agire, ma senza quelle esperienze sbagliate, penso che mai oggi mi sarei accostato ed innamorato di questa filosofia di vita. Si dice: "l’appetito vien mangiando", infatti nel mio caso fu così che avvenne.

Nonostante continuassi a praticare quell’arte di origine cinese, incominciai a nutrire un certo interesse per l’Aikido; fu grazie a mio fratello, e alla sua voglia di trasmettere le sue conoscenze, che in me nacque una irresistibile tentazione nei confronti di quest’arte.Inizialmente fui attirato dall’etichetta e dalla disciplina molto rigida, ma nello stesso tempo molto affascinante; ogni minima situazione aveva il suo rituale e la sua importanza, persino il keikogi andava piegato in una certa maniera specifica. Da che queste cose mi risultavano assurde e fuori luogo, incominciai ad apprezzarle e imitarle pur non praticando ancora Aikido. I giorni passavano e il desiderio di praticare era sempre maggiore, infatti bastò veramente poco per coronare il mio piccolo sogno.

Tutti inizialmente credevano che questa mia nuova esperienza durasse, come del resto credevo anche io, non più di pochi mesi Fu una sorpresa vedermi sinceramente appassionato a quest’arte, continuare con passione e amore. Fu la mia prima vittoria nello sport e nella vita.

Praticando AIKIDO incominciai a comprendere che molte delle mie filosofie di vita erano incredibilmente errate e senza fondamenta, la sete di violenza e la mia ricerca dell’arte invincibile andò sfumando, avvicinandomi sempre più allo spirito dell’Aikido. Quando iniziai a praticare, credevo che le mie esperienze passate mi aiutassero nel crescere, ma capii ben presto che rendevano il mio apprendimento ancor più difficile. Il mio corpo era abituato e preparato ad eseguire movimenti del tutto contrari all’armonioso stile che mi accingevo a studiare. Non riuscivo a rifiutare la forza e la rigidità che il mio corpo produceva, pensando che fosse assurdo praticare una disciplina marziale senza l’uso della forza fisica. Mi sbagliavo.

Nonostante i miei innumerevoli e faticosi sforzi, mi risultò difficoltoso emarginare la rigidità del mio corpo. Tutto mi sembrava così semplice e nello stesso impossibile, la salita era dura ma dovevo farcela. All’inizio, quando tutti sono più bravi di te, ci si trova su un confine molto labile, tra l’abbandonare ed il continuare. Mi trovai a dover lottare per apprendere il più possibile in un ambiente a ma estraneo. Tutto era considerato come un ostacolo, dai rapporti sociali, all’apprendimento tesso. Comunque, nonostante le numerose difficoltà, superai fortunatamente le numerose crisi dovute alla pratica e scoprii ben presto che l’Aikido era ed è tuttora molto diversa da tutte le altre arti marziali conosciute precedentemente. Ricordo che in passato servivano pochi mesi di allenamento, per essere considerato esperto di quell’arte. La pratica dell’Aikido è interessante perché ci permette di studiare conoscendo sempre nuove verità.

L’allenamento costante influisce sul carattere del praticante e sulla sua vita, modificandone i lati oscuri e facendo emergere l’onore che risiede in ogni uno di noi. Personalmente l’Aikido ha svolto su di me un lavoro alquanto soddisfacente, sentirsi più sicuri nell’affrontare la vita, lo reputo già un enorme risultato. L’idea di praticare un’arte marziale senza dover necessariamente applicarla per scopi malvagi e avere riscontri pratici, rende in assoluto valevole la pratica di quest’arte. Questa disciplina rende sicuri delle proprie capacità e pronti ad affrontare la vita a testa alta senza indecisioni e debolezze. Certo queste virtù si acquistano attraverso lunghi anni di sacrifici e di dura pratica, considerando l’Aikido non solo un’arte da guerra ma come una filosofia di vita.

Le prime impressioni che si presentano in un giovane praticante sono quelle di perplessità e di meraviglia. Ogni praticante nel vedere eseguire tecniche di difesa e di immobilizzazione senza alcun utilizzo di forza gratuita, rende indubbiamente un po’ increduli. Dall’esterno questi movimenti sembrano di facile riuscita, anche senza un approfondimento consono. Questo è vero, infatti pensai la stessa cosa, solo che durante la pratica, quei movimenti che a prima vista sembravano così semplici, risultarono del tutto complessi nonostante il loro ingenuo significato .Spesso movimenti complessi ci risultano facili da eseguire, mentre movimenti semplici, ci risultano ardui. Ad esempio la sola azione di camminare spesso può causare perplessità in un giovane praticante. Questo accade perché non si è abituati a lasciar muovere il corpo guidato dall’istinto, oppure perché spesso ogni azione è sostenuta da un quesito, e di conseguenza da un ragionamento solito fuori luogo.È consigliabile, almeno per i primi tempi di pratica, esercitare senza chiedersi il perché delle cose, lasciare che le spiegazioni vengano da se. Spesso nel cammino di ogni praticante pervengono periodi di stasi durante i quali sembra non progredire e poi, senza motivo o occasione apparenti, si fa un passo avanti. Queste sensazioni purtroppo ci rendono deboli e incapaci di proseguire nel nostro cammino; però sono proprio queste sensazioni che ci aiutano a crescere ed a modificare il nostro atteggiamento nei confronti delle avversità giornaliere. Essere coscienti di avere grosse lacune, ci stimola ad andare avanti e a far di tutto per colmarle. In genere sentiamo la nostra preparazione buona o meno buona, in base ai compagni d’allenamento che preferiamo durante la lezione. Se i nostri collaboratori sono di un grado non molto elevato, ci permettono di lavorare senza alcuna difficoltà, ed il nostro Aikido risulterà eccellente; mentre se ci dovessimo allenare con dei praticanti esperti possiamo constatare che il nostro livello di preparazione non è assolutamente avanzato, anzi le lacune da colmare sono tante. L’importante è non scoraggiarsi, essere sempre convinti delle proprie capacità ed essere sempre coscienti che nell’Aikido non si finisce mai di imparare.

Alcuni si allenano assiduamente, ma rifiutano di praticare con i principianti o con quelli che credono "non adatti". Anche se progrediscono tecnicamente, la loro tecnica resterà prigioniera della tecnica.

 

IL MAESTRO: UNA GUIDA NELLA VITA

È importante, se non fondamentale, lasciarsi guidare dal maestro senza indugiare e lasciar si che il suo insegnamento ci porti ad intendere il vero significato dell’Aikido. Questo è valido non solo per quanto riguarda l’Aikido, ma è altrettanto valido per tutte le discipline marziali degni di questo nome.

La natura di quest’arte non è affatto violenta, quindi un maestro che durante i suoi insegnamenti incita alla violenza, secondo il mio modesto parere, è da considerare poco affidabile.La figura del maestro esiste da quando esistono le arti marziali. Nell’insegnamento quindi si tratta di trovare una propria personalità, un giusto equilibrio, evitando di assumere comportamenti che imitano apertamente i maestri giapponesi e nello stesso tempo cercando di non cadere nell’atteggiamento opposto, volendo a tutti i costi modificare ciò che è immodificabile.Non credo che l’insegnamento sia una conseguenza naturale del conseguimento di un grado, o del raggiungimento di una consistente esperienza marziale. Per insegnare non è sufficiente la passione e l’amore per l’arte, è necessario un atto d’amore e l’assunzione di una grande responsabilità.

Il maestro è l’esempio per tutti i discepoli, ed è un esempio di forza e saggezza. Il Sensei dedica la sua vita allo studio delle arti marziali e alla scoperta della verità, educando lo spirito, cercando la vera essenza delle arti marziali. È fondamentale seguire ed apprendere tutto ciò che il maestro ci spieghi, perché il Sensei è colui che è padrone dell’arte, ed è l’unico che è in grado di esprimerla con una grande serietà professionale. È importante che ci trasmetti tutte le sue conoscenze ed esperienze.La figura del maestro deve essere un punto di riferimento per tutti , una persona al di fuori del normale. Il maestro è l’unione di forza e umiltà, di determinazione e pazienza, di giustizia e di tolleranza. Requisito essenziale del Sensei è la maturità, e nel campo delle arti marziali, la maturità si può ottenere soltanto con il tempo e quindi una lunga esperienza di pratica. Il maestro deve essere superiore ad ogni difficoltà ed ad ogni dualismo verificatosi sul tatami.L’insegnamento è fondamentale perché è l’unico mezzo con cui si tramanda negli anni la disciplina marziale, è lo spirito della sua esistenza, quindi, capiamo l’importanza della pratica.

Secondo gli orientali il maestro deve far conoscere al discepolo ciò che deve fare e come lo deve fare, ciò che è giusto e ciò è sbagliato, le regole generali alle quali ognuno deve attenersi. L’importante è rispettare sempre il principio basilare dell’Aikido.Nella pratica è importante conoscere i propri limiti piuttosto che le proprie capacità, infatti l’insegnante non dovrebbe mai avventurarsi nelle spiegazioni di tecniche che personalmente non vive come sue, egli dovrebbe essere come un punto di riferimento per i suoi allievi. La troppa convinzione di se stessi e la troppa certezza nelle proprie tecniche soffocano la crescita ed il proprio cammino; soltanto l’incertezza e il dubbio stimolano il confronto e la voglia di crescere. L’Aikido deve permettere alla nostra persona di confrontarsi con il resto del mondo, non con lo scopo di provare la propria superiorità rispetto agli altri, ma cercare uno sviluppo attraverso gli altri.12 Nella pratica di questa disciplina è fondamentale la correlazione che si va a cerare tra gli osservanti. A questo punto è importante ripetere che la continua crescita di un aikidoka è spesso dovuta all’accurata attenzione che gli anziani concedo ai meno esperti. Infatti la comunicazione tra praticanti è fondamentale, bisogna rendere disponibili ogni tipo di esperienza facendo parlare il corpo con poca superbia e molto altruismo. Il nostro primo obbiettivo deve essere quello del miglioramento. Senza la possibilità di un miglioramento (non esclusivamente tecnico) tutto sarebbe un inutile e vano sforzo. Praticare Aikido significa incamminarsi in una strada lunga e senza limiti, pensare di essere arrivati è la peggiore cosa che possa capitare ad un praticante perché non avrebbe più futuro.

Durante la lezione, è sicuramente importante fare riferimento alla tradizione marziale giapponese, sia perché le regole comportamentali da rispettare nel dojo sono la base educativa della pratica, sia perché questo aiuta il principiante a comprendere il significato di praticare un’arte marziale. Come ogni arte marziale, l’ikidio ha un preciso fondamento storico-culturale, che è necessario non trascurare, altrimenti si corre il rischio di non sapere più di cosa si sta trattando. Tuttavia, le origini storiche dell’Aikido non possono costituire un modello solido su cui fondarsi. Voler insegnare significa voler imparare. È fondamentale cercare negli allievi una fonte di conoscenze, infatti proprio attraverso questi il maestro ritrova se stesso e sviluppa le proprie capacità migliorando i rapporti sociali.13La miglior didattica comunque non può nascere che dall’insegnamento, la buona esperienza dell’addestramento è lo strumento più valido che ha a disposizione un insegnante. La difficoltà degli alunni nel mettere in pratica gli insegnamenti del maestro, fa riflettere l’insegnante sull’opportunità di adattare, ampliare o semplificare le spiegazioni.Attraverso l’insegnamento si cresce insieme agli allievi, i loro errori permettono di comprendere i propri e sono lo stimolo per migliorare e progredire insieme. Non dimentichiamo che l’Aikido non è soltanto la via dell’unione corpo – spirito, ma soprattutto la via dell’unità. Se lo spirito si ferma nel progredire, tutto si ferma. Lo spirito che respinge gli altri, che non sa accettare le diverse opinioni, che studia per un individuale progresso, che riporta tutto al dominio ristretto dell’ego, non può aprirsi allo stato d’unione con l’universo. Per aiutare un praticante meno dotato occorre amore e molta pazienza. Per comprendere cosa ostacola il praticante meno avanzato bisogna approfondire sempre più le proprie ricerche.

Bisogna vincere in sé lo spirito della collera, lo spirito della pigrizia, lo spirito della paura. Il più grande pericolo è l’orgoglio! Non dimentichiamo che nell’istante in cui nasce l’idea che la vostra tecnica è buona, si ferma qualsiasi progresso.

 

LA PRATICA È CRESCITA 

"Nel fluire costante del mondo, fermarsi un istante, vale un ritardo impossibile da colmare". (Tamura Nobuyoshi)

Inizialmente gli allievi nel proprio studio individuale, cercheranno di imitare il maestro nei suoi movimenti, e l’assidua ripetizione permetterà la completa, anche se imperfetta, assimilazione dei concetti base, fondamentali per uno sviluppo e per un progredire equilibrato e costante. Solo successivamente si potrà sviluppare la velocità la precisione e la potenza. È fondamentale, per un giovane inesperto, scomporre le tecniche che presentano maggiori difficoltà, in modo da studiare e comprendere con maggiori risultati, movimenti troppo complessi. È altrettanto importante correggere non solo le tecniche errate, ma anche i movimenti inesatti del corpo e la cattiva respirazione, che spesso, non ci consente di lavorare con fluidità.

È necessario osservare con molta attenzione i movimenti del maestro e di tutti gli anziani, in modo da poter paragonare, e nel caso correggere i propri movimenti e migliorare la tecnica. Nel Dojo bisogna osservare grande rispetto per ogni cosa e per tutte le persone, ricordando che è nel rispetto la forza del gruppo. Bisogna curare le proprie armi (jo – ken) e non lasciare che la cattiva manutenzione le faccia rovinare.Le armi sono fondamentali nel lavoro costante di un aikidoka, consentono lo sviluppo dei riflessi e il progredire dell’equilibrio fisico. Lo studio delle armi permette al praticante di comprendere diversi movimenti a volte complessi. Come ho detto precedentemente, i movimenti effettuati con il ken - jo, permettono una maggiore assimilazione dei movimenti a mani nude.

L’allenamento è lo strumento che abbiamo a disposizione per abituare il nostro corpo a certi movimenti, in modo progressivo e graduale, in modo da poter praticare sempre con minore dispendio di energie e con più fluidità.Però è anche importante durante l’allenamento sviluppare una propria adeguata resistenza fisica. Ogni allenamento, credo in tutte le discipline, nasce per un miglioramento fisico, partendo dall’equilibrio corporeo, fino ad arrivare allo studio delle tecniche e della loro complessità. Lo studio di una tecnica, non si fonda sull’imparare a memoria la ripetizione di certi movimenti; lo studio di una tecnica, e quindi di conseguenza lo studio di determinati movimenti, non è altro che uno studio sul proprio corpo. Sia le braccia che le gambe possono compiere innumerevoli movimenti, ma è necessario compiere quelli giusti in modo da evitare quelli sbagliati È altrettanto fondamentale, che le braccia seguano perfettamente i movimenti dei piedi, in modo da avere evoluzioni perfette e senza squilibri.

Un’esecuzione sbagliata è spesso conseguenza di uno scarso controllo del corpo e quindi di conseguenza dei movimenti che produciamo. Per acquisire un buon controllo del corpo è indispensabile essere consapevoli di quello che si sta facendo, in modo da relazionare il nostro movimento con lo spazio che ci circonda. Una volta acquisito un buon controllo del nostro corpo, si può incominciare a studiare le tecniche con tutte le possibili varianti. Queste varianti sono delle sfumature che rendono l’Aikido unico nel suo genere, infatti queste piccolissime sottigliezze, a volte impercettibili, trasformano tecniche svolte sempre con semplicità, in tecniche complesse e bisognose di una adeguata riflessione puntigliosa e costante.

È importante far crescere l’allievo con prudenza, senza condurlo in opere più grosse di lui; è altrettanto importante però farlo crescere facendogli affrontare gli adeguati rischi e delusioni che comunque presto o tardi affronterà nella pratica.

"Ai giovani che ancora non hanno la capacità di comprendere le ragioni, bisogna innanzitutto insegnare le tecniche del corpo necessarie alla loro età, senza troppe spiegazioni. Bisogna sviluppare innanzitutto la solidità delle membra, poi abituarli ad un addestramento spirituale, allo scopo di orientarli all’apprendimento dell’ultimo stadio. Questo è il processo dell’addestramento. Se all’inizio senza che abbiamo acquisito ancora una tecnica sicura si insegna loro che lo spirito del vuoto fa sorgere naturalmente le tecniche o che la flessibilità domina la rigidità e la forza, o che l'apprendimento delle tecniche non è fondamentale, essi perdono la base stessa della vita e non impareranno né le tecniche corporee né le tecniche mentali". (Itsusai chozanshui – Maestro di sciabola)

La vita giorno per giorno ci porta a compiere azioni naturali; penso che l’Aikido sia una di queste. Ad esempio, sul tatami, tutti i movimenti, anche quelli più semplici, ci sembrano assurdi e complessi. Questo accade perché si è convinti, sul tatami, di trovarsi in un luogo ostile dove tutto ci risulta complesso ed irraggiungibile; dove bisogna lottare per la sopravvivenza. Tutto ciò è assurdo. Lo studio delle arti marziali ci educa alla vita e alla naturalezza. All’inizio della pratica bisogna uscire dall’ottica marziale e farsi trasportare dall’istinto, seguendo tutti i consigli del maestro. È fondamentale inculcare nei giovani il coraggio, il rispetto e soprattutto le norme da rispettare in un dojo. Bisogna avere la mente libera da tutti i pregiudizi, purificata da tutto ciò che possa ostacolare il nostro cammino. Personalmente penso che, nonostante l’Aikido sia uno stile nobile, e quindi lontano da principi brutali, a volte, proprio perché si pratica un’arte marziale, sia necessaria una lieve durezza sia nel fisico che nello spirito. Questo non nega assolutamente ciò che ho detto precedentemente, ma rafforza l’idea di arte marziale come disciplina antica da combattimento. Sinceramente penso che le donne e nella pratica dell’AIKIDO siano avvantaggiate perché non hanno quella rigidità naturale che spesso risiede in noi uomini. In genere è l’uomo che cerca la soluzione di forza usando la prestanza fisica; quindi capita che naturalmente si irrigidisca non facendolo lavorare come dovrebbe l corpo. Al contrario la donna, avendo una corporatura meno robusto rispetto all’uomo, e meno predisposta allo scontro fisico, ritrova la propria forza non nei muscoli, bensì nella calma e nella serenità. Per questo ritengo che la donna sia favorita nella pratica, perché deve evitare, almeno in parte, quel lungo e difficile lavoro nel rilassare il proprio corpo. È vero che i metodi per rilassare il corpo e di allenamento, variano secondo il metodo e la personalità dell’insegnante. Indubbiamente l’Aikido si modella in base ad ogni praticante, ma le caratteristiche principali derivano principalmente dall’insegnamento del maestro. Il carattere e lo spirito dell’insegnante viene trasmesso di conseguenza nella preparazione globale di un aikidoka. Ogni maestro darà al proprio corso l’impostazione più adeguata alle proprie esigenze, potendo così esprimere le proprie caratteristiche. È necessario una metodologia personale, in modo da rendere il più serio possibile l’allenamento, creando così delle minime differenze con le altre scuole. Attraverso gli esercizi di base, ognuno potrà, prima ancora di apprendere la tecnica, acquisire la conoscenza del proprio corpo, migliorare il sistema respiratorio e muscolare, sviluppare l’equilibrio, la coordinazione e la flessibilità.

Personalmente, tutti i successi e gli ottenimenti futuri, saranno solo delle conseguenze dovute al duro e costante allenamento. È fondamentale praticare in spazi ridotti (almeno dopo una formazione adeguata) per acquisire una buona consapevolezza dello spazio circostante e dei limiti in cui potersi muovere. È importante creare durante la pratica delle linee immaginarie da seguire durante l’esecuzione di tecniche, in modo da migliorare la cognizione dello spazio, e poter eseguire così un coretto taisabaki.

Questo tipo di allenamento eviterà il pericolo di causare rischi ed incidenti durante la pratica, soprattutto quando, nell’esecuzione di tecniche in proiezione, il tatami è particolarmente affollato, ad esempio durante uno stage. Imparando a muovere il proprio corpo, sarà più semplice, un giorno, riuscire ad eliminare dalla nostra preparazione molti movimenti divenuti inutili.

 

UKE, UN RUOLO FONDAMENTALE 

Il lavoro di entrambi i praticanti in una tecnica è fondamentale. Spesso si compie il grave errore di lasciare lavorare solo colui che sta compiendo la tecnica (tori), senza capire che il ruolo di uke è fondamentale per far si che tori lavori correttamente. Tramite l’espressione del corpo bisogna trasmettere al proprio compagno l’energia che risiede in noi, ad esempio se l’attacco scagliato da uke non è efficace o magari non sincero, tori, non potrà certamente concludere il suo lavoro e quindi quella relazione creatasi, finirà con l’interrompersi.

Tori ed uke, durante l’esecuzione di una tecnica, divengono come due gocce d’acqua, che al contatto, si evolvono trasformandosi in una sola. L’Aikido nasce come fonte di difesa, ma se non esiste un attacco sincero, la tecnica, intesa come proiezione, non ha ragion d’essere. Proprio per questo penso che l’Aikido sia uno stile dove la presenza di un compagno d’allenamento si manifesti come elemento fondamentale, al contrario di molti altri nobili stili dove l’ausilio di un collega non è vitale. Tutte le tecniche di difesa Aiki si fondano sull’attacco sincero di un ipotetico aggressore; più si trasmette energia e movimento nell’attacco, più efficace sarà il risultato della tecnica. Tuttavia, conoscere già l’attacco, e sapere di conseguenza i movimenti da eseguire, non fanno dell’Aikido un’arte ingannevole e quindi impraticabile di fronte ad un attacco reale ed improvviso. In realtà nella pratica di questo stile non ci sono schemi fissi, quelli che si studiano non sono altro che guide per il nostro corpo e per la nostra mente.

L’aspetto affascinante, e fondamentale di quest’arte, è la mancanza di possibilità, da parte di uke, di scagliare più attacchi, e da parte di tori, di replicare la tecnica. 16

È importante chiarire che sul tatami è solo una simulazione, nella vita reale è un’altra cosa, anche perché lo scopo dell’Aikido non è certo trovare la vittoria sul nostro avversario.Nelle antiche battaglie dei samurai, da un colpo dipendeva la vita o la morte, propria o dell’avversario.

 

CONCLUSIONI

Praticare arti marziali dunque non significa soltanto imparare a neutralizzare un avversario, manifestando così la propria forza, ma significa anche capire e studiare principalmente il proprio corpo. Spesso si sente dire che chi pratica arti marziali è un soggetto violento e irascibile. Credo che non sia affatto così, meglio in molti casi non è così. Chi pratica arti marziali ha un perfetto controllo del proprio corpo e difficilmente si imbatte in situazioni spiacevoli e comunque non arriverebbe mai all’uso estremo della forza. L’artista marziale riesce a far prevalere la propria forza anche senza adoperarla. Lo studio delle arti marziali non solo serve a sviluppare le capacità fisiche, bensì modifica enormemente lo spirito, rendendolo sicuro e nello stesso tempo sereno. Questo si ha grazie alle innumerevoli difficoltà cui si va incontro durante una seria e costante pratica.

Tutto ciò è vero sempre che ci si alleni con un mastro che non esalti i ragazzi alla cruda e pura violenza, e che pratichi un’arte marziale dove lo scopo primario non sia solo la sconfitta di un ipotetico avversario, ma il superamento delle difficoltà interiori e delle proprie paure. È molto difficile restare calmi in situazioni difficili soprattutto se ci viene insegnato di reagire con brutale violenza ad ogni minima avversità. Praticare arti marziali solo per uno scopo di auto difesa, per alcuni soggetti è giusto, ma secondo me è molto poco gratificante e formativo. Tutti, inizialmente, credono che lo studio delle arti marziali renda più forti ed invincibili, seguendo falsi miti e forse finte illusioni. Ogni principiante, nell’eseguire, una tecnica si domanda se questa avrà la sua efficacia in una situazione reale. Uno scontro non simulato certo non avrà le stesse conseguenze di uno simulato, infatti durante la pratica tutto sembra facile perché siamo abituati a ricevere colpi conosciuti e non reali. Cercare di applicare le stesse tecniche in un contesto estraneo al tappeto d’allenamento, ci risulterebbe difficile se non impossibile. Questo perché il nostro ipotetico avversario non si atterrà mai a degli schemi prefissati e sarà molto più difficile comprendere l’attacco del nostro avversario. Le tecniche eseguite in una palestra sono ben diverse dalla eventuale reazione che potremmo avere per strada. Inoltre l’efficacia difensiva che un’arte marziale ci vuole trasmettere non dipende da un certo numero di tecniche assimilate, ma dalla profonda e completa elaborazione di certi principi che, diventati parte integrante di un modo di essere, permettono di sapersi muovere nella giusta maniera in ogni circostanza. L’importanza di saper muovere e gestire il proprio rende l’Aikido estremamente efficace, infatti se il nostro uke è di gran lunga molto più pesante e grosso di noi, la dinamica e la velocità delle nostre gambe ci permetterà di squilibrarlo continuamente, senza concedergli mai appoggi fissi, e quindi la possibilità di ritrovare il suo centro e la sua indiscussa forza. L’efficacia dell’Aikido è dovuta proprio all’eterno movimento che risiede in ogni tecnica, solo ad un livello di preparazione nettamente superiore si può concepire una pratica statica. Per quanto riguarda i praticanti ancora in fase di crescita si potrà parlare ancora di Aikido dinamico. Una tecnica eseguita senza l’ausilio del movimento del corpo è certamente inefficace e scorretta, perché si adopera senza dubbio l’uso della forza, sforzando ulteriormente la schiena, cosa che nell’Aikido bisognerebbe certamente evitare. Per far si che una tecnica risulti efficace e rispettosa dei principi di base, non basta essere abile nei movimenti, quindi atleticamente validi, ma bisogna osservare diversi aspetti tecnici fondamentali per la pratica di questa disciplina. È importante la posizione di guardia detta anche Kamae, la quale deve ridurre al minimo la superficie del proprio corpo in modo da concedere al nostro avversario poche possibilità di scelta per un eventuale attacco. Per Kamae si intende anche il modo corretto di presentarsi nei riguardi del partener e di ciò che ci circonda. Senza una buona postura iniziale è molto difficile dar vita ad un buon Aikido.

Spesso in altre discipline una volta assimilate le basi, si mutano e si modellano a piacere del praticante. In Aikido non è affatto così. Bisogna mantenere costantemente le posizioni corrette apprese nei primi anni di studio, anzi bisogna sempre migliorarle ma mai eliminarle. Ricordo che durante pratica di sport da combattimento, le posizioni di base, mutavano nel corso degli anni, adattandole alle circostanze, e spesse volte modificandole del tutto.Come prima dicevo, nella pratica dell’Aikido, è fondamentale il continuo movimento delle gambe e del corpo. Un modo molto efficace per constatare il proprio livello di preparazione e i propri riflessi, è il Randori.

Letteralmente Randori significa "Attacco libero". Nella maggior parte dei casi questo tipo di allenamento è composto da diversi uke che attaccano nelle maniere più svariate un solo tori, il quale istintivamente deve riuscire ad evitare tutti gli attacchi senza recar danno a nessuno. Spesso questo tipo di allenamento risulta molto difficoltoso, perché l’applicare numerosi principi, senza conoscere gli attacchi sferrati, rende il tutto realmente macchinoso e poco spontaneo. Il più delle volte nel Randori si cerca di neutralizzare l’attacco individuale di un uke senza prestare attenzione a ciò che ci circonda. È fondamentale riuscire a controllare i movimenti di tutti nello stesso frangente. L’attacco sferrato dal primo uke deve provocare incertezza e sconfitta per gli altri; il corpo di questo deve fare da scudo per tori, o magari da ostacolo per gli alti uke. La sincerità dell’attacco deve rendere il lavoro di tori produttivo, lineare e senza interruzioni. Il rapporto che si instaura tra tori ed uke è talmente forte che entrambi, attraverso i movimenti del corpo, ascoltano e correggono gli errori propri e dell’altro. Entrambi respirano assieme creando un'unica forza universale. Attraverso una corretta respirazione possiamo eliminare l’ira e la paura dalla nostra mente e dal nostro corpo, infatti sappiamo come l’ira e la paura siano causate da un ritmo respiratorio accelerato e scorretto. Controllare il respiro certamente aiuta a disciplinare queste sensazioni. Durate una tecnica tori, evitato un attacco, si trova in contatto con uke, ed il momento dell’inspirazione è il momento in cui si accoglie tutta la forza e l’energia del proprio compagno, adoperandola come forza dinamica della tecnica.

"Non ho armatura, benevolenza e dovere sono la mia armatura."

Il significato delle arti marziali bisogna ritrovarlo negli insegnamenti saggi dei maestri e nella maturità acquisita da questi. L’importante è credere nello spirito dell’arte marziale e ritrovare la serenità in essa. L’arte marziale non è un’armatura dentro la quale nascondersi, è un’armatura con la quale combattere le avversità e l’odio. Riconoscersi in questa filosofia, equivale amare il proprio corpo e la propria natura; una natura da vivere e non da distruggere. Amate le arti marziali, e queste ve ne saranno grate.

 

RINGRAZIAMENTI

Un ringraziamento vivissimo al m° Luigi Branno, che con i suoi insegnamenti tecnici e di vita, ha reso possibile la realizzazione di questo scritto. Ringrazio fortemente mio fratello, il quale, mi ha introdotto ed accompagnato in questa meraviglioso arte, facendo si che ne uscissi colpito ed innamorato.

 

FONTI

--Elena Gabrielli Morari, "L’Aikido possibile. Un passo sul tatami" il Calamaio

--Gòzò Shioda, "Aikido Dinamico" Mediterranee

--Nobuyoshi Tamura, "Etichetta e Disciplina" Mediterranee

--Stephan Benedetti, "Il libro del principiante" Mediterranee

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aikido e Dintorni

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