Intervista con H.Tada

AJ: Maestro, si dice che lei abbia cominciato a praticare aikido dopo essere entrato all’Università di Waseda
Maestro Tada: Si, ma a causa della guerra non potei iscrivermi al dojo prima del marzo 1950.

So anche che ha iniziato a praticare karate quando si è iscritto all’università e solo successivamente si è sentito attratto dall’aikido….
In realtà, non ho poi praticato karate per molto, sebbene detenga un grado dan. All’inizio praticavo entrambe le arti, ma poi ho cominciato a passare più tempo con aikido e mi divenne così impossibile praticarle entrambe. Non è che pensassi che una fosse meglio dell’altra, ma ammiravo moltissimo Morihei Ueshiba. Lo conoscevo fin da piccolo tramite mio padre.
Nel 1942 ero a Shinkyo (l’attuale Chang Chun, Manchuria), e mi persi per poco l’esibizione del Maestro Ueshiba alla famosa Dimostrazione di Arti Marziali per il Decimo Anniversario dell’Università di Kenkoku. Mio cugino, che è un anno più grande di me, mi disse che era stata una dimostrazione fantastica. Sembra che il Maestro Ueshiba riuscisse a proiettare praticamente chiunque. Le persone non venivano semplicemente proiettate, era come se fossero colpite da elettricità ad alto voltaggio.

Nel numero quattro dell’Aikido Tankyu (un periodico dell’Hombu Dojo dell’Aikikai), lei ha scritto di essere molto sorpreso ed impressionato dall’insolito modo di pensare del Maestro Ueshiba.
Quando mi iscrissi al dojo avevo vent’anni. O-Sensei ne aveva sessantasette circa, una differenza di quasi quarantasette anni. Ma mi proiettava facilmente, non importava con quanta forza io
l’attaccassi. Da questo punto di vista non sembrava ci fosse alcuna differenza di età. Ripensandoci ora sembra perfettamente comprensibile, naturalmente. Ad ogni modo era circondato da un’aura speciale ed era pieno di un’energia unica. Sentii che avevo incontrato un vero esperto di arti marziali.

Lei è entrato al Tempukai nello stesso periodo in cui cominciò con l’aikido?
Quando entrai all’Hombu Dojo la maggior parte delle persone che si allenavano lì erano membri del Tempukai o del Nishikai. Naturalmente a quel tempo c’erano solo sei o sette persone nel dojo. Tra di essi c’erano Keizo Yokoyama e suo fratello più piccolo Yusaku, entrambi studenti dell’Università di Hitotsubashi. Yusaku passò gli ultimi anni della guerra all’accademia navale e cominciò l’università dopo la fine della guerra. Fu lui a presentarmi al Tempukai e all’Ichikukai. In seguito un’altra persona mi parlò degli esercizi di digiuno. Queste pratiche, insieme agli insegnamenti del Maestro Morihei Ueshiba, divennero la base del mio allenamento.
Fui presentato al Tempukai nel giugno dello stesso anno in cui entrai nell’Aikikai. Il Maestro Tempu Nakamura teneva sessioni di studio mensili al Gekkoden del Tempio di Gokokuji. Come l’Aikikai, il Tempukai faceva pochi sforzi per promuoversi al pubblico e si diventava membri del Tempukai tramite presentazioni di altri membri. Incontrai il Maestro Tempu e dopo aver sentito quel che aveva da dire mi iscrissi immediatamente.


Il Maestro Ueshiba ed il Maestro Tempu si conoscevano?
Si. Da prima che mi iscrissi al dojo, ma sembra che si fossero incontrati tramite il padre di Tadashi Abe, che era al tempo stesso membro del Tempukai e studente del Maestro Ueshiba. All’inizio il Tempukai era noto come Toitsu Tetsuigakkai (Società per lo Studio dell’Unificazione di Medicina e Filosofia) e si interessava all’unificazione di mente e corpo. Partecipai a molti degli esperimenti del Maestro Tempu e così ebbi modo di imparare molto su di lui.

Per quanto tempo è stato attivo nel Tempukai?
Fin quando andai in Europa nell’ottobre del 1964. Tempu Sensei scomparve nel dicembre 1968. Durante i miei sei anni in Europa scomparvero il Maestro Morihei Ueshiba ed il Maestro Tempu, così come mio nonno, del resto.

Ho sentito che il Maestro Tempu era un esperto di spada.
Si, era un esperto di battojutsu Zuihen-ryu. Prese il suo nome, Tempu, dai caratteri cinesi “ten” e “pu” usati per scrivere il nome della forma amatsukaze dello Zuihen-ryu, in cui era particolarmente dotato. Tempu Sensei era un discendente del Signore di Tachibana, il daimyo di Yanagawa. Le arti marziali erano così popolari a Yanagawa che la città faceva parte del clan Saga di Kyushu, famoso per il libro Hagakure (un testo classico sul bushido, dettato da Tsunetomo Yamamoto nel 1716). Il contenuto dei discorsi del Maestro Tempu era molto particolare, dato che molto di quel che diceva aveva origine dalla sua esperienza reale piuttosto che da un procedimento intellettuale. Il Maestro Ueshiba era lo stesso. Le idee generate solo a livello intellettuale non hanno lo stesso potere di attrarre la gente.

Ci potrebbe parlare dell’Ichikukai, per favore?
Un uomo chiamato Tetsuju Ogura fu uno degli ultimi uchideshi di Tesshu Yamaoka. Durante l’epoca Taisho, gli studenti e i seguaci di Ogura insieme a membri del club velico dell’Univerità Imperiale di Tokyo (l’attuale Università di Tokyo) crearono una società per la pratica del misogi (austerità, purificazione rituale). Era sotto la direzione del Masatetsu Inoue. All’inizio l’Ichikukai si riuniva il 19 di ogni mese, in commemorazione della morte di Tesshu Yamaoka, avvenuta il 19 luglio; per questo fu chiamata Ichikukai (ichiku in giapponese può significare “1 e 9”).
Quando mi iscrissi, gli incontri venivano tenuti in un vecchio dojo dell’era Taisho, il Nogata-machi a Nakano. Dal giovedì al sabato sedevamo in seiza per circa dieci ore al giorno, cantando un passaggio del norito (preghiera shintoista), mettendoci quanto più possibile del nostro essere. Era qualcosa di simile al cantare un mantra. Dopo aver superato questa iniziazione si diventava membri e si poteva partecipare ai raduni, una volta al mese, di domenica. Si praticava un esercizio di preghiera chiamato ichiman-barai, che consisteva nel suonare una campanella diecimila volte. Il suono della campanella non diventa chiaro e preciso finché il movimento della mano non diventa automatico. Molti degli studenti dei miei corsi avanzati fanno oggi questa pratica.

Vi allenavate con ken e jo?
Ci fu un periodo in cui O-Sensei si arrabbiava quando gli studenti del dojo cercavano di allenarsi con ken o jo; glielo proibiva. Più tardi invece cominciò ad insegnarli. Da bambino avevo praticato un tipo di tiro con l’arco giapponese che era tramandato nella mia famiglia. Ho anche praticato kendo all’inizio della scuola superiore. Era durante la guerra, quindi non poteva essere uno sport
completamente agonistico. Dopo aver cominciato a praticare aikido presi ad allenarmi a colpire un albero con il ken, vicino casa mia.L’allenamento personale è importante, non importa quale arte si pratichi. Ognuno dovrebbe avere il suo programma di allenamento, a partire dalla corsa. Quando avevo tra i venti e i trent’anni, mi alzavo alle 5.30 ogni mattina e correvo per quindici chilometri. Una volta finito andavo a casa e mi allenavo a colpire un fascio di legna con un bokken (spada di legno). A quel tempo le case a Jiyugaoka erano molto più lontane tra loro, così potevo fare tutto il rumore che volevo. Mi allenavo usando il sistema dello Jigen-ryu, che avevo imparato da O-Sensei ad Iwama. Si narra che in antichità i guerrieri del dominio di Satsuma (a Kyushu) colpivano un fascio di legname diecimila volte al giorno, ma io riuscivo solo ad arrivare al massimo a cinquecento. All’inizio perdevo sensibilità alle mani, ma dopo un po’ potevo colpire un grosso albero senza problemi. Ho allenato i miei studenti delle Università di Waseda e Gakushuin in questo modo. Lo trovo uno dei migliori metodi di allenamento in aikido. Naturalmente è bene non usare troppa potenza. Basta tenere morbidamente in mano un bokken, o anche un semplice bastone di legno fresco, e stringere con mignolo ed anulare al momento dell’impatto. La velocità e la capacità di stringere le dita appropriatamente verranno così sviluppate in modo naturale. Praticare senza troppa potenza è importante, altrimenti si potrebbe finire col proiettare od applicare leve con troppa forza, cosa che può essere pericolosa. E’ un peccato che lo spazio nei dojo moderni sia così limitato da non consentire più questo tipo di allenamento. Mi piacerebbe riorganizzare le cose in modo da rendere questo tipo di allenamento più accessibile. Quello che ho appena descritto è il modo di base di allenare i colpi, ma il lavoro dei piedi, il movimento delle mani e lo sviluppo del ki attraverso il kokyuho sono altri elementi importanti dell’allenamento personale.

Lei ha studiato con il Maestro Morihei e poi ha sviluppato il suo metodo di allenamento da quello che aveva osservato?
Si. E’ molto importante osservare da molto vicino l’allenamento personale del proprio insegnante ed impararlo bene; altrimenti si rischia di trarre delle conclusioni affrettate ed erronee, finendo per praticate un allenamento senza senso o sbagliato. In ogni caso, bisogna rivedere quel che il proprio istruttore ci ha insegnato e cercare di derivarne qualcosa che ne rappresenti le linee base; poi praticarlo intensamente finché non ci riesce bene. Questo è il modo in cui si deve creare il proprio metodo di allenamento personale.
Penso che chi volesse diventare un esperto in qualunque cosa, che siano arti marziali, sport o una qualunque forma d’arte, debba allenarsi almeno per duemila ore l’anno fra i venti e i quarant’anni. Sono cinque o sei ore al giorno. Probabilmente dipende dalla persona, ma la maggior parte di questo tempo va dedicata all’allenamento personale. Dopo essersi allenati da soli si può andare al dojo e confermare, provare e lavorare su qualunque cosa si sia acquisito.Usare un albero come partner nell’allenamento di aikido è un ottimo modo per prarticare con potenza, perché si può colpire con molta più forza che con un essere umano. Non è appropriato invece praticare con forza senza ritegno con una persona; quel tempo va impiegato per sviluppare linee corrette, pulite, precise come un rasoio.

Il Maestro Ueshiba le ha mai parlato del Daito-ryu o di Onisaburo Deguchi?
Il Maestro Ueshiba parlava sempre con molto rispetto dei suoi insegnanti, compresi il Maestro Sokaku Takeda ed il reverendo Onisaburo Deguchi. La cosa che ricordo più chiaramente dei suoi discorsi sul Daito-ryu è il fatto che avesse un metodo di allenamento eccellente. Dopo la pratica O-Sensei tornava spesso al dojo per parlarci delle cose più disparate.

So che il Maestro Ueshiba parlava molto di religione, in particolar modo della Omoto…
Si, e a volte capivo perfettamente quello di cui stava parlando, mentre altre volte rimanevo completamente perplesso. Ma ci diceva anche “Questo è il mio modo di parlare; voglio che ciascuno di voi capisca quel che dico per conto suo, che lo esplori profondamente e lo trasmetta con parole appropriate ai tempi.”
L’Aikido è molto benefico per l’umanità, più di quanto si possa immaginare, anche dal punto di vista di uno come me che ne è un professionista. Nel 1952, quando mi sono laureato, tutti i miei amici restarono molto sorpresi dal fatto che volessi specializzarmi in aikido, forse perché era da poco finita la guerra. Per me comunque, l’aikido del Maestro Ueshiba personificava l’essenza della cultura giapponese e lo vedevo come qualcosa di molto importante per il Giappone nel futuro.In realtà l’aikido sembra aver messo radici più rapidamente in Europa che in Giappone. Ma nel contempo, iniziando con una tale tabula rasa, in un contesto culturale completamente diverso, è impossibile che ci si alleni in aikido senza arrivare a comprendere chiaramente cosa sia e quali siano gli scopi dell’allenamento. Senza di questo è come saltare su un treno senza conoscere la sua destinazione. In altre parole, è indispensabile avere una chiara direzione nell’allenamento di aikido fin dall’inizio. Per quel che riguarda la decisione sui metodi di allenamento, non è realistico allenare persone che vogliono farlo per due o tre volte a settimana allo stesso modo in cui si allena chi lo fa per diverse ore al giorno. E’ già abbastanza avere persone che si allenano inmodo significativo rispetto ai loro stili di vita. Chi vuole diventare un esperto o vuole davvero esplorare l’aikido in profondità, deve avere chiaro in mente dove sta andando e come ci sta andando. Non posso pronunciarmi su ciò che è giusto o sbagliato per quanto concerne i metodi di allenamento. La maggior parte delle arti marziali non sono nella posizione di criticare le altre, dato che sono frequenti i casi in cui chi appare in qualche modo debole si rivela poi straordinariamente forte.

Ci può descrivere la sua organizzazione in Italia?
Il nome ufficiale dell’Aikikai in Italia è “Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese” ed è riconosciuta dal Ministero della Cultura italiano. Come lascia intendere il nome, l’aikido è praticato come una forma di cultura tradizionale. E’ molto chiaro che quel che facciamo è diverso da qualunque altro sport. Penso sia molto difficile per un giapponese che vive in Giappone capire questa situazione. Per metterla in altri termini, in Giappone si pratica aikido come forma di meditazione in movimento. In posti come l’Italia, la Svizzera o la Germania, la frase “ki no renma” (coltivazione del ki) è usata così com’è, in giapponese.
Ovviamente non tutti praticano con quell’approccio in mente. Alcuni sono più interessati a diventare più forti, per reggere meglio in caso di confronto fisico; altri sono motivati dal desiderio di una salute migliore; altri voglio semplicemente avvicinarsi a qualcosa che viene da una cultura diversa. I giovani aikidoka che vogliono diventare istruttori, devono invece avere scopi chiari e coerenti per poter praticare un allenamento di aikido che includa tutto ciò.

Intervista tratta da Aikido Journal-17 Nov 2008
Traduzione di Pasquale Robustini



One Comment

  1. Na minha opinião o grande professor Hiroshi Tada 9º de faixa preta é um dos melhores professores do mundo!

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