KAZUO OHNO:103″


Omaggio a Kazuo Ohno a cura di Claudio Composti e Toshio Mizohata
INAUGURAZIONE MARTEDì 14 DICEMBRE 2010 Ore 18.30
Viale Col di Lana 8 – 4°cortile
Con il supporto di:
Kazuo Ohno Dance Studio,Japan
Canta Co. Ltd,Japan
Archivio Kazuo Ohno – Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Alma Mater Studiorum
Università di Bologna
Kazuo Ohno (Hakodate,1906 –Yokohama,2010) è stato uno dei più grandi danzatori/performer giapponesi.«Tesoro nazionale vivente», così in Giappone si definiscono i maestri dell’arte,
Kazuo Ohno, giunto ai 103 anni, è mancato nell’estate 2010.
Ha legato il suo nome alla tecnica di danza contemporanea nata dalla generazione del disastro atomico e nota come Butoh o «danza delle tenebre», della quale viene ritenuto il creatore insieme al coreografo/performer Tatsumi Hjiikata (1928 – 1986) con cui nel 1959 Ohno presentò in scena lo spettacolo “Kinjiki”, ritenuto scandaloso all’epoca, tratto da “Colori proibiti”,del grande scrittore Yukio Mishima. «La danza è forma dell’anima, oblio della propria identità. Piuttosto che pensare», ripeteva Ohno, «prova a lasciarti trasportare». Diventare ciò che si voleva rappresentare. Una sintesi tra pensiero,forma e fisicità che aspirava ad una sorta di “haiku” vivente. «L’unico antidoto contro l’età è la dedizione assoluta all’arte: la mia vita è interamente presa dalla danza. Ci penso notte e giorno; scrivo i miei sogni che diventano movimenti, mostro ai miei allievi le mie creazioni. E contemplo la natura: in un piccolo fiore è racchiuso l’universo» diceva. Ohno ha danzato fino ai 95 anni:
Invitato alla Biennale Danza di Venezia nel 1999, Kazuo Ohno si esprimeva attraverso il suo corpo plastico e cangiante, intento a ricercare nel “buio” del proprio “io”
(perciò “danza delle tenebre”) ciò che prendeva forma attraverso la concretezza fisica della sua danza, originata a suo dire nel ventre materno…«ho danzato nel liquido amniotico con gioia e con dolore: la mia nascita coincideva con l’inizio della morte di mia madre»..tutto è «vissuto» attraverso il corpo,che diviene ricettacolo di ricordi, emozioni,pensieri che prendono vita in un’azione di movenze quasi inconscie e liberatorie e quindi capaci di restituire non banali emozioni soggettive, bensì i più veri e reconditi palpiti della Natura stessa,di cui ognuno di noi fa parte, in quel palcoscenico che,già Shakespeare,chiamava Vita.
In mostra fotografie del performer fatte dai più grandi maestri giapponesi della fotografia,come Eikoh Hosoe e materiale video/cartaceo delle performance dell’ultimo grande performer di questa danza/teatro
unica al mondo.
Per informazioni:
Telefono: +390287280910
E-mail: mc2gallery@gmail.com
Sito: www.mc2gallery.com

 

 

Buto: la danza dell’anima 
 ”Se desideri danzare un fiore puoi mimarlo e sarà un fiore qualunque, banale e privo di interesse; ma se metti la bellezza di quel fiore e l’emozione che esso evoca nel tuo corpo morto, allora il fiore che crei sarà vero e unico e il pubblico ne sarà commosso”. Kazuo Ono 
 Definita “danza delle tenebre”, nasce in Giappone negli anni sessanta, durante una profonda crisi di identità nazionale causata dall’incontro con il modello di vita statunitense basato sul consumismo e sulla materialità. Gli Stati Uniti cercano di cambiare l’assetto sociale giapponese importando la democrazia, una nuova costituzione e nuove leggi; si assiste al processo di urbanizzazione che vede il passaggio dalla vita rurale contadina a quella della metropoli che causa violente manifestazioni di rivolta all’interno del paese. La nuova danza d’avanguardia manifesta proprio questa crisi: essa si pone sia come forma di contestazione contro la rigidità imposta dal teatro No, sia contro la “Modern dance” nordamericana e contro i tabù imposti dalla cultura giapponese. I temi portati in scena hanno l’obiettivo di provocare, di scuotere gli animi del pubblico e di fargli aprire gli occhi di fronte alla vera essenza dell’essere umano: il desiderio sessuale e l’erotismo, la violenza e la morte, sempre inseriti in un’atmosfera surreale, quasi allucinatoria.
Corpi seminudi dipinti di bianco che compiono movimenti lenti caratterizzati da gesti minimali, essenziali. Tipici sono la retroversione degli occhi, la bocca spalancata, le gambe piegate e i movimenti a terra. Nel movimento i danzatori non cercano forme precise ma una libera espressione del corpo. La danza è mezzo di esplorazione interna, è ricerca di sé. Si tratta di svelare l’inconscio attraverso la libera circolazione dell’energia e l’esplorazione dello spazio circostante.  I padri fondatori furono Kazuo Ono e Tatsumi Hijikata, dal quale deriva il nome Ankoku Buto (danza delle tenebre), infatti, doveva inoltrasi nelle tenebrose profondità del corpo per divenire la massima espressione delle energie vitali. Il danzatore doveva perdersi totalmente, dimenticando la sua identità, dimenticandosi di sé e del suo corpo. Egli doveva donarsi senza riserve, liberarsi da qualsiasi condizionamento trasformandosi in un puro flusso di energia. Nel danzare si evocava un mondo primitivo, come rifiuto dei principi razionali della modernità, del produttivismo e del consumismo derivanti dal processo di urbanizzazione che stava avvenendo in quegli anni in Giappone.
L’uomo, infatti, abbandona la vita nel villaggio caratterizzata dalla semplicità, dall’amore per la famiglia e per il prossimo per ritrovarsi solo come un anima vagante ed abbandonata nella grande metropoli. La danza Buto allora diventa una pura espressione dell’anima: il corpo del danzatore diventa un corpo morto che sprigiona tutte le emozioni che in esso risiedono.

Anna Volpicelli



One Comment

  1. Floriana wrote:

    So bene che qualsiasi forma d’arte non debba essere ” compresa” ma sentita, vissuta, ed infatti dinnanzi alle foto ed al video di Kazu Ohno avverto istintivamente profonda emozione, rispetto, come quando si è di fronte a qualcosa capace di turbare un equilibrio psichico, emotivo faticosamente raggiunto. Danza fino a questo momento era per me lo scintillio di corpi giovani, l’esplodere di energia e vitalità, il bel gesto, ma Kazu Ohno non ha un bel corpo, non ha energia, pare rinchiudersi in ogni gesto. Vorrei che qualcuno mi aiutasse ad andare al di là del muro di rispetto e di incomprensibile emozione che questo danzatore mi produce e questo credo possa farlo una danzatrice, un ballerino che meglio comprendono la difficoltà e la serietà del gesto tecnico, della interpretazione in scena, del ritmo del palcoscenico. Comprendere questo credo possa essere una importante occasione di crescita, perchè è qualcosa di profondamente diverso dalla nostra cultura e del nostro senso della danza, della comunicazione artistica….insomma un linguaggio da decriptare…salvo fermarsi alla piacevolezza del suono.

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