L’estasi dell’uomo sperimentale, di Diego Rossi

“Le biotecnologie costituiscono il vero compimento della metafisica, lo svolgimento di quella fine della filosofia che Heidegger aveva individuato nella cibernetica. Questo libro analizza le biotecnologie nella loro essenza, andandone a rintracciare il senso più intimo nella storia della metafisica e rivelandone infine il progetto biopolitico che le sottende, in una “virtualizzazione” dell’intero spettro del reale che costituisce l’accesso ai “codici” per rendere direttamente impiegabile la vita in funzione di un’operazionalità totale che finisce per ritornare, inquietantemente, sull’uomo stesso, sotto forma di una tanatopolitica universale. L’estasi dell’uomo sperimentale indica allora questa rivelazione epocale della tecnologia che infine svela l’estatica fuoriuscita da sé dell’ultimo uomo, il cui afflato mistico, nel momento in cui realizza il “mondo vero”, non può che concludersi nel nichilismo di un paradiso artificiale generato al computer.



4 commenti

  1. Augusto Guarino wrote:

    Il libro è interessantissimo e mi riprometto di leggerlo appena possibile
    Prima provocazione a Diego, basata sull’ultima frase: paradiso artificiale o inferno virtuale? Oppure, più verosimilmente, costante purgatorio?
    Comunque, vivissimi complimenti.
    Che questo sia solo il primo di una lunga serie!

  2. Diego Rossi wrote:

    Grazie mille, Augusto. Per rispondere alla tua provocazione, direi che il costante purgatorio di questo nichilismo può ben essere un’ottima sintesi del paradiso artificiale creato come fumo negli occhi dall’inferno virtuale nel quale siamo immersi. Un purgatorio interminabile… bella immagine!
    Grazie ancora

  3. Antonella Lemme wrote:

    Anche se in ritardo ti dico dalla recensione che ho letto: deve essere proprio un bel libro, spero di poterlo leggere in un futuro non troppo futuro.
    Dalla recensione, ho capito che l’uomo si erge e si protende verso le tecnologie o meglio le biotecnologie avendo accesso a “codici” (genetici) che in un certo qual senso dovrebbero aiutare l’uomo stesso, ma in realtà creano intorno a lui quello che tu Diego, definisci paradiso virtuale, nel quale l’uomo ci si rinchiude, perdendo se stesso ed i valori essenziali nei quali dovrebbe credere: la vita come dono e bene inestimabile, l’amore come condivisione e non egoismo e la pace come bene inestinguibile ed irrinunciabile.
    P.S.un grandissimo ciao con affetto da Antonella lemme.

    • Diego wrote:

      Sì, Antonella, direi che hai colto molto bene il senso. Solo: non sono così sicuro che esista un mondo “vero” dietro questo paradiso artificiale/inferno virtuale. In fondo la tecnologia è espressione della stessa attenzione e della stessa cura che sono parte integrante dell’esistenza umana. Nel momento in cui l’uomo esiste, esiste la tecnologia. Anzi, si potrebbe dire che “tecnologia” sia sinonimo di “anima”. Non saprei. In questo momento, sto attraversando un periodo di profonda riflessione, su queste tematiche e, devo dire, non mi sento in grado di esprimere nessun giudizio definitivo.

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