Le armi

Nella pratica dell’Aikido uno spazio particolare è occupato dallo studio delle armi. Poichè fino ad oggi, nel settore aikido ADO UISP, il loro studio deve essere sviluppato in un modo  ancora più complessivo, come CTN intendiamo proporre che questo studio diventi parte integrante dei nostri corsi a partire dai livelli formativi finoa quelli di DOJO. L ‘obiettivo è che il corpo praticante abbia un’occasione ulteriore di studio su cui cimentarsi in coerenza con le conoscenze complessive del movimento aikidoistico nazionale ed internazionale, ben inteso con quelle possibili specificità di elaborazione ed altro che per natura e cultura associativa potrebbero insorgere. Un primo elemento della nostra riflessione riguarda il fatto che intendiamo proporre agli istruttori l’inserimento dello studio della pratica con le armi fin dal primo anno di pratica di un praticante. Se tre sono le armi tradizionali utilizzate nella nostra disciplina, e più precisamente: il Tanto (ovvero il coltello), il Boken (la spada di legno ad imitazione della Katana) il Jo (il bastone della lunghezza di un metro e ventotto centimetri), vogliamo innanzi tutto ribadire il concetto noto per cui queste armi sono intese, nella pratica dell’Aikido, come educative alle attitudini da conservare nelle tecniche a mano nuda. Lo studio non è dunque fine a se stesso, nonostante l’esistenza di kata formali, ma intimamente compreso nel “corpus” Aikido. E’ utile  ricordare che O-sensei pare essersi pronunciato in modo contrario ad uno studio specifico delle armi indipendentemente dal fatto che queste sicuramente sono state parte integrante della propria formazione. Riteniamo, come CTN, che questo atteggiamento contrario avesse motivazioni interne al mondo del Budo giapponese che non avrebbe aprezzato un approccio necessariamente non ortodosso di queste, vi e poi la considerazione non secondaria, costituita dal fatto che molti dei primi allievi di O-sensei erano di lignaggio samurai e quindi a conoscenza della pratica delle armi, seppure riferite a scuole diverse tra loro. La non ortodossia della pratica con le armi nell’Aikido fa si che vi si possono cogliere alcuni elementi tecnici diversi da quelli tradizionalmente noti nelle specifiche arti marziali facenti capo a queste armi. Il problema che ci si pone come CTN AIKIDO UISP non è dunque quello di ottenere una perizia particolare e specialistica nell’uso di queste armi, ma quello di finalizzare il movimento compiuto con l’arma ad una ben precisa applicazione nell’Aikido svolto a mani nude. Le armi, quindi, nell’ Aikido, possono e devono svolgere una funzione determinante nello sviluppo dell’allievo, aumentando il grado delle sensazioni realizzabili attraverso un rapporto mediato. Ai fini di una auspicata omogeneità didattica tra gli istruttori definiamo che l’uso del Tanto, nel momento in cui questo è nelle mani di Uke, ha come fine lo studio e la realizzazione di tecniche specifiche di neutralizzazione dell’attacco armato, attacco che è armonizzato alla corretta impostazione tecnica di Tori. A tal proposito si deve sottolineare che il contenuto tecnico di questo lavoro e puramente accademico e che le critiche alla “efficacia nella difesa personale” di tale lavoro non solo possono anche essere accolte ma fatte proprie dal corpo praticante per differenziare lo studio nel Dojo (yaku soku keiko) da da quanto esterno ad esso. Quando il Tanto è in possesso di Tori, lo scopo è la verifica ed educazione della corretta interpretazione del proprio ruolo da parte di Uke. Sintetizzando: il Tanto ha lo scopo di esaltare l’attenzione e la concentrazione nella pratica nel Dojo, introducendo l’idea della potenzialità del taglio che sostituisce, nella sostanza, la pratica dell’atemi (colpo inferto con la mano). L’utilizzazione del Boken, all’interno di un corso di Aikido, ha motivo d’essere nel fatto che le tecniche della nostra disciplina sono assimilabili e riconducibili alla pratica con la spada. Il movimento del corpo, delle mani, l’attitudine e la dinamica totale hanno nella spada giapponese un continuo riferimento storico (nel senso di processo di tramandazione tecnica) e pratico. Tutte le tecniche di Aikido sono riconducibili alle tecniche di spada, molte delle tecniche di spada hanno un corrispettivo nelle tecniche di Aikido in una sorta di processo “dialettico” che garantisce, di fatto, la tradizione e la sua conservazione. Inoltre, ma diremmo soprattutto, allenarsi con il Boken attraverso i suoi esercizi specifici e formali, costituisce un’ottima pratica per acquisire, oltre alla corretta attitudine (SHISEI), il senso della distanza spazio-temporale (MA-AI) che è di fondamentale importanza in tutte le discipline di combattimento. Uno scarso impegno a lavorare in questo senso realizza l’esecuzione di movimenti privi di un effettivo riscontro nella realtà dell’allenamento, e trasforma, di fatto, la ricerca dei nostri allievi in una attività che non possiede la minima utilità.  Infine il Jo, per il quale sono validi alcuni discorsi già sviluppati per il Bokken. In aggiunta il lo può essere utilizzato per realizzare le stesse tecniche viste a mani nude introducendo una maggiore difficoltà di esecuzione. Esso si può considerare, nel suo utilizzo,come un prolungamento del braccio, e come tale costituisce un elemento in più sul quale Uke è in grado di agire. Nel suo uso il tentativo di sfruttare la forza pura si risolve ineluttabilmente in un insuccesso. E’ evidente quindi che la pratica con il lo è in grado di essere un momento particolarmente valido nella verifica della attitudine di Tori. Tanto, Boken, Jo, lungi da essere elementi folcloristici della pratica Aikidoistica sono dunque strumenti indispensabili del processo di apprendimento dell’arte. L’istruttore deve essere consapevole che l’uso delle armi deve avere come obiettivo il raggiungimento di una maggiore coordinazione del movimento offensivo da parte degli allievi. Le armi, nel loro uso, obbligando al coinvolgimento dell’intero corpo, al fine di ottenere il massimo rendimento, permettono all’allievo di migliorare il senso della propria posizione nello spazio. E’, infatti, immediatamente visibile la postura che viene esaltata nei suoi aspetti positivi e soprattutto negativi. Attraverso il loro uso si sviluppa, inoltre, la corretta impostazione dell’attacco in quanto i movimenti vengono lentamente educati a seguire determinate traiettorie per determinati obiettivi. Un ulteriore risultato positivo è il realizzarsi di un potenziamento fisico, dovuto all’uso di strumenti dotati di proprie specificità in quanto peso, massa e funzioni. Concludendo questa introduzione generale sulle armi bisogna sottolineare che il compito di un istruttore è di verificare che gli allievi, nel loro personale uso delle armi, conservino le attitudini e le caratteristiche proprie dell’Aikido, un lavoro svolto con una ricerca della coordinazione del corpo e della respirazione, di una concentrazione e di una attenzione particolari e, non ultimo, delle caratteristiche di “souplesse” tipiche della corretta pratica della nostra arte. Nello specifico il JO e KEN Un istruttore possiede, rispetto ad un allievo, un punto di vista diverso della disciplina, si tratta di un insieme di elementi che gli rendono lo stesso esercizio, la stessa tecnica sostanzialmente un’altra cosa. Nell’allievo, soprattutto principiante, non e detto che esista l’immagine complessiva della disciplina e quindi può essere che egli assimili le tecniche senza cogliere la necessità della relazione che le lega tra loro. Analogamente questo può valere per la pratica con le armi. Il Jo ed il Ken, nel nostro caso possono essere visti dal praticante come un particolare momento tecnico non necessariamente legato al resto della pratica. Per un istruttore il Jo ed il Ken sono, invece, strumenti per ottenere un risultato diverso dalla pura esecuzione del gesto tecnico e ben correlato con il corpo centrale dell’ Aikido. Per evitare confusioni affermo subito che non di elementi psuedo-spirituali o similari si tratta, quello che interessa e deve interessare ad un insegnante e l’utente, se così vogliamo chiamarlo (sarà di volta in volta atleta, ragazzo, anziano, portatore di handicap etc.), la sua preparazione fisica, la metodologia più adatta al tipo di performance che il singolo praticante desidera ottenere sempre tenendo conto che di disciplina a basso contenuto di competività si dovrebbe parlare. Il Jo ed il Ken sono, per l’istruttore, indicatori e strumenti di lavoro tecnico che hanno senso solo se inseriti nella programmazione coerente di un programma tecnico a mano nuda (il Tai jutsu) poiche l’aikido e sostanzialmente lavoro a mano nuda anche se culturalmente e tradizionalmente accostabile alla pratica con le armi. Esistono molte scuole di Armi. Nello studio del Jo in particolare volendo partire dall’Iwama ryu (la scuola del maestro Saito) passando per la pratica del maestro Tada e arrivando alla pratica proposta dal maestro Tissier, troveremo pratiche simili, con differenze più o meno accentuate rispetto ad un filo rosso comune. Queste famigerate differenze che a volte fanno affermare, ad alcuni, che un movimento sia più ‘giusto’ di un  altro. Questo e un nodo importante della pratica, ma come un nodo gordiano esso non e da sciogliere ma da tagliare, e necessario superare quella forma di competizione non esplicita che ci fa dire che una cosa e più giusta di una altra e riconoscere che se vi sono differenze questo sono il frutto di costruzioni didattiche (questo si può verificare e riconoscere) diverse e in quanto tali legittime.
Ma non basta, la realtà e che ogni approccio ha senso solo se riferito ad una precisa lettura tecnica dell’ Aikido a mani nude, ovvero attraverso la pratica del Jo il maestro Saito verifica attitudini che egli vorrebbe vedere nell’Aikido da parte dei praticanti. Così e per il maestro Tada e così deve essere per noi che facciamo riferimento all’approccio tecnico del maestro Tissier. Se il nostro modo di praticare Jo non è riconducibile alle attitudini, alla Ma Ai, alla Kamae ai criteri formali e di costruzione delle tecniche allo steso reishiki che sono più o meno interioriorizzate nella nostra pratica (in senso di scuola) a mani nude questa pratica e totalmente inutile. Non esistono quindi movimenti giusti ma solo movimenti corretti. Premesso ciò un istruttore deve portare l’attenzione, dei propri allievi, a tutto quanto costituisce la propedeutica al movimento cosi come in altre applicazioni (il Ken ad esempio). E’ molto più importante far apprendere, sviluppare, approfondire gli esercizi introduttivi ed infine proporne di nuovi che nascono dalla osservazione delle possibili relazioni tra partner, tra praticante e Jo (oppure ken), tra esercizio e aikido piuttosto che eseguire dei kata, siano questi svolti da soli o in coppia, in quanto questi non sono che l’aspetto esteriore puramente accessorio, sorta di contenitore che se non viene riempito della pratica (e dai contenuti) degli esercizi risulta essere totalmente vuoto.In ciò che facciamo, nella nostra pratica vi sono sempre elementi ‘manifesti’ ed elementi ‘nascosti’, gli allievi spesso indugiano nel manifesto per diventare abili, (competizione) gli istruttori devono lavorare sul ‘nascosto’ per svilupparlo, questa e la reale differenziazione tra essoterico ed esoterico nella pratica dell’Aikido. Tuttavia nella pratica con le armi vi sono delle considerazioni che devono essere presenti nella formazione di un istruttore, intanto

1) che queste esercitano una attrattiva potenziale per l’utenza,
2) che molti praticanti mostrano una difficoltà nel maneggiare un oggetto, quindi un elemento che non è il proprio corpo,
3) che la perizia acquisibile non e in un rapporto direttamente proporzionabile alla perizia nell’ Aikido
4) che esistono simpatie ed antipatie da parte dei praticanti alla pratica con le armi.
Tutte, o anche una soltanto di queste cose, fanno si che un istruttore debba possedere effettivamente strumenti adatti, a questo scopo il corso di formazione non vuole fornire movimenti tecnici (o meglio non solo) ma liberare le energie partendo da alcuni obiettivi a breve termine che nella propria pratica ogni istruttore possa e debba applicare.

Obiettivi nella pratica con il Jo ed il Ken.
Quando si parla di obiettivi in aikido non possiamo prefigurare una linearità assoluta. Il lavoro, piuttosto che seguire una scansione di tipo “passo dopo passo”, procede necessariamente in modo sia cronico ovvero in un dato momento più elementi di studio sono presenti poi vengono momentaneamente abbandonati per poi essere ripresi insieme ad altri a seconda delle variabili che ogni singola situazione di insegnamento può rappresentare. Questa serie di obiettivi quindi non e da considerare come una progressione ma come elementi costitutivi presenti in ogni momento.
-Obiettivo: consolidamento e coordinamento degli schemi motori di base.
-Obiettivo: potenziamento fisiologico del praticante (mobilita’ articolare-forza-resistenza.
-Obiettivo: percezione (spazio temporale) della distanza (ma ai) nello specifico e nella sua relazione con l’aikido.
-Obiettivo: soddisfazione nella pratica dell’elemento ludico e sportivo.
-Obiettivo: miglioramento delle capacità di attenzione e reazione.
-Obiettivo: affinamento della coordinazione in relazione ad un partner .
-Obiettivo: sviluppo delle capacità di autocritica ed autovalutazione.
Altri obiettivi possono essere fissati ma la cosa realmente importante e che per l’istruttore perseguire gli obiettivi significhi svolgere un lavoro di ricerca e verifica continuo ovviamente a livello individuale ma anche collettivo durante la formazione.
Per ognuno di questi obiettivi sono proponibili momenti tecnici specifici e non potendo descriverli brevemente indichiamo solo la tipologia del lavoro proponibile per ognuno di esso.

Nel JO:
Per il 1° obiettivo ad es. vari esercizi di lancio del lo -Tsuki su bersagli mobili -Yokomen applicato in movimento
-Yokomen in più direzioni -secondi dieci suburi
-Kata dei tredici movimenti -etc.

Per il 2° obiettivo il momento ideale della pratica e costituito dalla esecuzione di alcuni colpi base ad es. Shomen con particolare cura della kamae (che da ora non citerò più ma che va sempre considerata come oggetto di lavoro)
-Tsuki in una e più direzioni con l’ausilio, di bersagli fissi -tutti i movimenti, che sollecitano: il movimento di braccia tronco e gambe -primi dieci suburi -etc.

Per il 3° obiettivo movimenti di kaiten, irimi, irimitenkan e su attacco di Tsuki -idem da più attacchi -da attacchi multipli -etc. ;

Per il 4° obiettivo Katà dei trentuno movimenti con esecuzioni di semplici combinazioni con il partner -esecuzione di combinazioni avanzate con il partner

Per il 5° obiettivo sollecitazioni varie con il jo -afferrare il jo che cade – applicazione della presa e dello Tsuki -etc.

Per il 6° obiettivo esecuzione di movimenti con il partner a specchio -kumi-jo -jo dori -etc.

Per il 7° obiettivo allenamento a specchio con un partner -allenamento di gruppo -jo dori -etc.

NEL KEN:
Per il l° obiettivo ad es. vari esercizi tra cui
-shomen su bersagli mobili (alto,basso, destro sinistro)
- kesa giri applicato in movimento ed altemato
- kesa giri in più direzioni -happo giri -kote giri etc.

Per il 2° obiettivo il momento ideale della pratica è costituito dalla esecuzione di alcuni colpi base ad es. Shomen con particolare cura della kamae (che da ora non citerò più ma che va sempre considerata come oggetto di lavoro)
-kesa giri in una e più direzioni con l’ausilio di bersagli fissi -tutti i movimenti che sollecitano il movimento di braccia tronco e gambe -etc.

Per il 3° obiettivo movimenti di kaiten e attacchi su bersagli fissi, esercizi di taglio a coppie -etc.

Per la 4° obiettivo Aiki ken -esecuzioni di semplici combinazioni con il partner – esecuzione di combinazioni complesse con il partner -cambi di direzione o di taglio a comando etc.

Per il 5° obiettivo sollecitazioni varie con il ken -taglio dei polsi su attacchi di shomen -esercizi a comando per risposte variabili etc.

Per il 6° obiettivo esecuzione di movimenti con il partner.

Per il 7° obiettivo allenamento a specchio nelle introduzione di esercizi con un partner -saluti formali da eseguire in sintonia al compagno, allenamento di gruppo -etc.

Conclusioni
Quanto qui sino ad ora non trattato in modo particolareggiato, ovvero il Tanto, jo nage waza, jo dori, e il Taci dori  meritano un’ approfondimento particolare pur possedendo le caratteristiche che permetterebbero di ampliare semplicemente quanto gia’ sopra esposto. Le particolarita’ a proposito (a titolo di esempio) dello studio dello squilibrio, il fatto che venga sancita una differenziazione tra Uke e Tori, non solo sulla base di un ruolo ma anche di potenzialità offensiva, pur inserendosi in un contesto che potremmo semplicisticamente definire consono all’aikido, dovranno in un prossimo lavoro trovare una elaborazione specifica atta a giustificare il lavoro pratico. Al momento sarà sufficiente una pratica attenta a quanto in introduzione abbiamo indicato come portante del lavoro che deve contraddistinguere il corpo insegnanti ADO UISP. In conclusione, fin ovvio, è che la conclusione non è possibile… la formazione stessa e un processo senza fine esattamente come l’aikido. L’illusione di non aver più necessità di formazione e la prova che un proprio percorso nella disciplina e terminato, che la disciplina stessa non sarà più la stessa, detto questo si deve dire che ognuno di noi che riveste o rivestirà una responsabilità di insegnamento ha in se la responsabilità di essere formatore fosse anche per piccolissimi particolari.
L’ aikido, le armi, sono il pretesto per evolversi insieme ad altri, ciò che conta e la motivazione in ciò che si sta facendo, nella disponibilità di mettersi in discussione pressoché quotidianamente, formazione ed aikido nelle azioni di O-Sensei sono la stessa cosa.

IL PROGRAMMA DI JO

 

20 suburi.
La CTN selezionerà gli esercizi a partire dai 20 suburi codificati dal Maestro SAlTO e da quelli inseriti nel programma del Maestro TISSIER. Ai fini dei passaggi di grado nell’eventualita che candidati portino programmi diversi da quello stabilito dalla CTN varrà la regola che si accettano esclusivamente i programmi AIKIKAI d’ltalia e IWAMA RYU.

Kumi JO = JO WAZA.
Attando la nomenclatura ufficiale Francese che ha avuto l’approvazione dell’Aikikai di TOKYO e in quanto il termine Kumi lo parrebbe non adatto a giustificare uno specifico lavoro di jo contro jo la CTN proporra , comunque i 7 esercizi codificati dal maestr SAlTO e proposti alla CTN dal maestro TISSIER. Ai fini dei passaggi di grado nell’eventualita che candidati portino programmi diversi da quello stabilito dalla CTN varrà la regola che si accettano esclusivamente i programmi AIKIKAI d’ltalia e IWAMA RYU

Kata 31 MOVIMENTI -
Kata dei 13 (14) MOVIMENTI -Questi kata sono da sempre materia di studio dell’Aikikai seppure presentino particolarità  differenti a seconda di quale SHIHAN lo proponga. La CTN proporrà la forma dei kata avvalendosi del contributo didattico e teorico del M. TISSIER. Ai fini dei passaggi di grado nell’eventualita che candidati portino programmi diversi da quello stabilito dalla CTN varrà la regola che si accettano esclusivamente i programmi AIKIKAI d ‘Italia e IWAMA RYU, JO DORI- lONAGE WAZA -La CTN proporrà tecniche per approntare la forma base di questi lavori avvalendosi della formazione specifica a cura del M° Tissier .

PROGRAMMA DI KEN:

7 SUBURI-AIKI KEN (TACHI TAl TACHI o KUMITACHI) 5 esercizi -

Sollecitazioni da SHOMEN -

Per tutti questi lavori valgono le considerazione specifiche viste per il lavoro con il JO Quindi ai fini dei passaggi di grado nell’eventualità che candidati portino programmi diversi da quello stabilito dalla CTN varra la regola che si accettano esclusivamente i programmi AIKIKAI d’Italia e IWAMA RYU ma comunque e in virtù del contributo offerto dal M. Tissier la CTN proporrà il proprio programma specifico TACHI DORI -La CTN proporrà le tecniche per approntare la forma base di questi lavori avvalendosi della formazione specifica a cura del M°Tissier .

 

PROGRAMMA DI TANTO:

 -La CTN proporrà le tecniche per approntare la forma base di questo lavoro avvalendosi della formazione specifica a cura del M°Tissier.

Nino Dellisanti – Maurizio Valle



3 commenti

  1. Professor WEB wrote:

    E’ risaputo che l’utilizzo delle armi nella pratica dell’Aikido sia un prezioso metodo di apprendimento, in quanto attraverso gli spostamenti del corpo ed i cambi di profilo permette di mettere in relazione il corpo nella sua totalità; tenendo inoltre un’arma tra le mani l’aikidoista (sia esso un principiante o un esperto) può ampliare il suo campo di percezione spaziale e tale sensibilità si riflette senz’altro positivamente nello studio del tai-jutsu.
    Ho trovato l’articolo splendido ed esauriente e faccio i complimenti a tutta la Redazione.

    Professor WEB

  2. cacho wrote:

    son re bueno!!!!!!!!!!!!!1111111111111

  3. Roberto wrote:

    Non solo lo jo aiuta a imparare e aquisire con maggiore facilità i cambi di profilo,ma da dimestichezza con il controllo di un “sovrappeso”. Da parte mia uso lo jo e le tecniche di base con il suddetto per insegnare ai miei allievi come cambiare le “poste” (insegnando scherma medievale) in maniera più pratica,veloce e precisa.
    Eccezionale come la fusione di Aikido e Scherma Medievale m’abbia iutato a dar loro una preparazione in combattimento che solo con i sistemi classici non avrei mai potuto dargli. Sia la Filosofia di O’ Sensei che la Tecnica sono un Equilibrio importante. E’ un modo di vivere,non solo un’arte marziale! Ringrazierò sempre,come ogni giorno faccio nei katà del mattino,O’ Sensei,per questa Porta,aperta,su un modo d’essere e vivere,migliore.

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