L’ultimo samurai

“E’ proprio nelle occasioni in cui c’è tutto da temere che non bisogna temere niente; è quando siamo circondati da pericoli d’ogni tipo che non dobbiamo averne paura; è quando siamo senza risorse che dobbiamo contare su tutte” scriveva, più di duemila anni fa, Sun Tzu nell’”Arte della guerra”. Frasi che Edward Zwick avrebbe potuto mettere in apertura dell’Ultimo samurai, epopea dell’onore e del sacrificio con cui Hollywood celebra, sotto una prospettiva diversa da solito, il suo sempre più appassionato idillio (vedi “Kill Bill”, “Lost in Translation” & co.) col Sol Levante.

Tom Cruise è il capitano Nathan Algren, veterano delle guerre indiane che tenta di annegare nell’alcol gli incubi del genocidio dei nativi americani perpetrato dalla cavalleria di Custer. Quando l’imperatore del Giappone lo assume per addestrargli un esercito moderno, Algar fa la conoscenza degli ultimi samurai e del fiero Katsumoto, difensori dei valori tradizionali contro la modernizzazione. A prima vista li scambia per un’altra tribù; questa volta, però, si schiererà dalla parte dei perdenti, ritrovando così la pace interiore e l’onore smarrito. Reduce da altre battaglie formato grande-schermo (“Glory”), Zwick sceglie un contesto storico singolare: la fine dell’era Meiji, quando l’arcipelago giapponese si aprì al resto del mondo dopo secoli d’isolamento culturale.

Singolare perché il film, sposando la causa dei samurai, prende posizione contro la globalizzazione, l’americanizzazione e la politica imperialista degli Stati Uniti, che esercitano il loro interventismo militare sapendo poco o nulla dei popoli antagonisti. Le singolarità, tuttavia, finiscono qui: perché L’ultimo samurai sposa il tradizionalismo anche sul piano formale, riducendo le scene a un catalogo di tutti i cliché dell’epopea grandiosa e adottando una regia accademica, magniloquente, efficace nelle scene di battaglia (la prima in particolare, combattuta in un bosco) ma languente nella parte centrale, che racconta la cattura e la rieducazione di Algren da parte dei nobili guerrieri. Per non dire delle sequenze al rallentatore, dove il protagonista rivede alcuni episodi “alla moviola”, come nelle trasmissioni sportive della tv.

Se Tom Cruise si cala nella parte del tormentato capitano con atletico stoicismo, in quella del samurai ribelle il collega nipponico Ken Watanabe fa mostra di un carisma d’inferno, scippandogli tutte le scene in cui compaiono assieme. Per la cronaca, i fotogenici paesaggi “nipponici” del film si trovano, nella realtà, in Nuova Zelanda.

recensione di Roberto Nepoti

Titolo originale: The Last Samurai
Produzione: Usa
Durata: 2h e 24′
Genere: Azione
Regia: Edward Zwick
Uscita: 09 Gennaio 2004
Attori principali: Tom Cruise, William Atherton, Billy Connolly, Seizo Fukumoto, Ken Watanabe



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