FURU TAMA – Oscillando nell’Anima

“Anche se in alcune scuole d’Aikido non si da enfasi a questa pratica, credo che a nessuno degli addetti ai lavori sfugga perlomeno la forma di esercizio. In genere, dopo un energico torì funè col kiai, si usa eseguire il tama no hireburi (altro nome per indicare la pratica in oggetto) a mò di recupero diversivo.
La traduzione letterale, quello che generalmente se ne sa, allude ad uno scuotimento dell’Anima, per cui il sottotitolo sembra quasi capovolgere la definizione generalmente accettata. Non a caso.
Diceva Shakespeare che siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, e anche se ai giorni nostri si può asservire l’affermazione per pubblicizzare un’autovettura, sfido chiunque ad indicarmi qui e adesso la sostanza dell’Anima, e come eventualmente si faccia scuotere.
Sentendomi un assertore pienamente convinto dell’Anima e della realtà del mondo interiore, la mia non può essere una sfida negazionista. Tutt’altro.
Carl Jung, che è divenuto noto al grande pubblico per aver coniato delle definizioni che hanno trovato immediato ricetto nel parlare comune (animus, anima, introverso, estroverso, complessi…..), spesso senza che questo parlare abbia colto fino in fondo il significato di quei termini, assieme ad altri ha consacrato la sua vita a porre in luce la prospettiva psichica,
in una serie di fenomeni che vanno dalle cose quotidiane allo spiritismo.
Spirito è appunto il polo opposto alla materia, con il quale la nostra corporeità si relaziona grazie ad un nostro volgerci all’interno, ad un soffermarci su cosa ci accade in presenza del fenomeno immateriale.
Il soggetto materialista in genere non nega i fatti spirituali. Semplicemente non li capisce, avendo attitudine a definire psicologici, eventi come ad esempio una sofferenza, di cui sottovaluta l’importanza.
Nella sempre crescente popolazione di aikidoisti, cioè di coloro che perseguono l’armonia spirituale, quanti si esercitano con attitudine interiorizzata, indagando sugli effetti di certi gesti? Inevitabilmente pochi, essendo molto propagato una sorta di materialismo spirituale, che non trovando teoremi, lascia il praticante agnostico. A soffrirne è la disciplina, che sempre più diviene un luogo in cui si esalta la teknè e si pospone la psiche, alimentando una prospettiva che diviene sempre più involuta verso il materiale. Un Aikido “terra terra”, o tutto terra e niente spirito.
Il bello è che questa prospettiva, se non resa conscia, non è aliena anche da contesti che fanno della raffinatezza tecnica il proprio cavallo di battaglia, dove in una netta ideologia di materialismo razionale e convenzionalità di comportamenti, un pizzico di magia liturgica fa da specchio per le allodole.

Ebbene cosa fa, per lo meno apparentemente l’aikidoista eseguendo furu tama?
Normalmente inspira sollevando le braccia, congiunge le mani sopra la testa e le fa discendere lungo l’asse verticale, con la sinistra che poggia sulla destra. Dopodichè comincia a scuoterle appena giunto all’altezza dell’ombelico, in modo che detto scuotimento si propaghi al corpo tutto.
Al corpo, appunto! Come e quando viene scossa l’Anima?
Quando ci volgiamo verso il profondo, quando riflettiamo filosoficamente, quando ci interroghiamo sull’intangibile, è importante prioritariamente conoscere noi stessi, prima eventualmente di convertirci a qualche visione esotica ed entusiasmante. Se l’avremo fatto, allora con cognizione di causa apprezzeremo e faremo buon uso di quella visione esotica,   contestualizzandola correttamente. Ogni progresso spirituale attraversa momenti di congiunzione tra cose note ed ignote (a meno di una radicale ignoranza), le prime non meno importanti delle seconde, per il soggetto singolo che si trova nel ballo della vita.
L’Anima è il soggetto del discorso religioso, almeno storicamente prima di quello psicologico, e in subiecta materia, già tra i cristiani si oppongono due visioni, per cui la domanda è d’obbligo: cosa ci salva, la grazia divina o le opere?
Secondo i cattolici decisiva è la Grazia, mentre per i riformati luterani (dalla cui etica secondo Max Weber, nasce la visione sana del capitalismo e della responsabilità individuale) sono le opere.
Insomma sono io che scuoto l’Anima, o scuotendo il corpo mi conformo alla dimensione dell’Anima, dandole così spazio in questa dimensione incarnata, e con tutte le conseguenze che ciò comporta per la mia weltenshaung (visione del mondo)?
Uno che la sapeva lunga come Itsuo Tsuda, sosteneva che il Furu Tama andava eseguito inspirando.
Secondo me, la riflessione certamente non banale, non tiene conto dei diversi tipi psicologici, cosa piuttosto strana per uno che era l’epigono di una disciplina (tai heki), nella quale la tipizzazione dei soggetti umani è un fondamento.
Lo scuotimento è ritmo, come lo è il respiro, il battito cardiaco, la frequenza della luce e del suono…….e forse tutto quanto nell’Universo (o nel Multiverso, come dice Osho). Allora la vibrazione non solo nell’inspiro, ma anche nell’espiro, constatando pure cosa succede nelle pause spontanee o provocate, a polmoni pieni o a polmoni vuoti.
Smettiamola di cercare la magia all’interno della relazione di causa ed effetto, estinguendo l’ansia del rapporto con l’irrazionale. Finiamola di provare a distillare la formula unica sulla scia del 1+1 = 2, e di chi ne sia l’unico detentore. Proviamo invece a rispecchiarci nelle diverse forme, nelle diverse proposte di chi si è incamminato prima di noi, senza perdere di vista però che tipo di specchio ci siamo scelto, e nel nostro caso l’Aikido. Potremo così scoprire che 1+1 = 1 e non aver nessun dubbio in proposito.
A seconda del mio tipo psicologico (meglio olisticamente psicofisico), se sono introverso o estroverso, potrò “constatare un’integrazione illuminante, un progresso, ora inspirando ora espirando. Quel che importa è l’introspezione, l’attenzione concentrata al dentro, che impara dallo zan shin sulla spada altrui nel fuori.
Scuotendo il corpo, relativizzando il senso dell’io, che in questa vibrazione trova sempre meno i consueti appoggi, inoltrandomi nell’apparentemente irrazionale (non certo per la fisica quantistica che pur si avvale di una ragione paradossale), potrò assaggiare un sapore diverso, senza aspettare che la mia soggettività venga più o meno definitivamente separata dal corpo ( potrei essere fuori tempo massimo). Allora l’affermazione di Nietzsche per la quale le anime sono lì dove sono i corpi, ed il suo invito ad essere fedeli alla terra, acquistano un sapore di advaita vedanta, un invito ad una logica non disgiuntiva dove tutto è Uno ed animato. E non è forse da un terreno di coltura animista che proviene l’Aikido?
Per conformarci a tutto questo, il nostro senso dell’io necessita di frequenti capovolgimenti, come la constatazione di non avere un anima, ma di essere nell’Anima.
Grazie a quei capovolgimenti, potrebbe non rivelarsi impossibile darsi conto dell’affermazione di Morihei Ueshiba, oggetto di non poche critiche anche dai suoi compatrioti: “Io sono l’Universo”. Al di là di personali intuizioni, un’accurata ricerca nelle tradizioni spirituali, dallo Shivaismo kashmiro al Sufismo, potrebbe definirne il contesto, abolendo lo scandalo. Ma questa sarà, spero, un’altra storia che proverò a raccontare.

avv. Angelo Armano



One Comment

  1. [...] Giusto ieri sera abbiamo sottolineato durante l’allenamento una piccola parola giapponese: furu tama. Cosa vuol dire? La traduzione più “immediata” rimanda a “scuotere l’anima”. Ma durante l’esercizio già riuscire a sentire nel corpo un minimo di vibrazione è un risultato importante, figurarsi riuscire a smuovere qualcosa di più profondo ed impalpabile come l’anima o la mente…eppure furu tama è un concetto chiave di una buona pratica, sia perché comporta un buon controllo della muscolatura profonda del corpo, sia perché aiuta a visualizzare cuore e respiro subito dopo averli “sovraccaricati” con tori-fune ed esercizi simili. Ma nel profondo, a che serve furu tama, a che serve provare a scuotere la mente, a scrostarne le certezze e le idiosincrasie? Come si fa a far vibrare il nostro “corpo sottile” fino a renderlo più lucido, levigato? Citando le parole dello splendido articolo del Maestro Angelo Armano [...]


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